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Calabria "zona rossa", Curia: «Le Asp hanno sottovalutato il tracciamento. E sul personale abbiamo il braccino corto»

Intervista all’ex dirigente del Dipartimento regionale Tutela della Salute: «Troppi ritardi, anziché precedere il virus lo stiamo inseguendo. E alla Calabria non serve il mago Zurlì, ma fare i comp…

Pubblicato il: 11/11/2020 – 13:12
Calabria "zona rossa", Curia: «Le Asp hanno sottovalutato il tracciamento. E sul personale abbiamo il braccino corto»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA «Anziché precedere il virus, in Calabria lo stiamo inseguendo. Non serve il mago Zurlì, bisogna fare i compiti a casa. Ma bisogna fare presto, presto, presto. Tutti uniti, è importante che non si faccia politica con il Covid». Due anni fa ha scritto per Città del Sole edizioni il “Manuale per una riforma della sanità in Calabria”, poche settimane fa è entrato nella task force anti-covid istituita dal sindaco di Reggio Calabria. In molti hanno fatto il suo nome come commissario della sanità calabrese dopo l’intervista shock dell’ex generale Saverio Cotticelli e dopo le dichiarazioni sulla mascherina “che non serve a un c.” del nuovo commissario, Giuseppe Zuccatelli.
Rubens Curia è reggino e conosce a fondo la sanità calabrese: nel suo vasto curriculum c’è un passaggio come dirigente del settore Prevenzione primaria del dipartimento regionale Tutela della Salute della Calabria. Ha anche ricoperto l’incarico di commissario straordinario e, in seguito, di direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia (settembre 2008/luglio 2010). Infine, ha diretto il Settore Area Lea della Sanità regionale. È portavoce di “Comunità Competente”, un Coordinamento composto da 34 tra associazioni, fondazioni, sindacati del settore Sanità e singoli cittadini che è stato costituito a luglio 2019 a Lamezia Terme, presso la Comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza, perché stanchi di delegare la programmazione e la gestione della tutela della salute in Calabria a una classe dirigente in gran parte incompetente e corrotta. Insomma uno che ci aveva visto lungo e ben prima della pandemia. Rubens Curia ha accettato di rilasciare al Corriere della Calabria un’intervista in videoconferenza.
Cosa ne pensa del lavoro fatto o non fatto dal generale Cotticelli e della sua uscita di scena?
«Non è importante il giudizio che posso dare io di Cotticelli. Bisogna fare un passo indietro per far comprendere ai calabresi perché siamo in lockdown. Il giorno 8 ottobre si tiene una conferenza Stato-Regioni, c’è un documento di oltre 190 pagine in cui vengono descritti quattro scenari. Il quarto scenario, la zona rossa, si riferisce ad alcuni aspetti attinenti non soltanto all’Rt, ma soprattutto al fatto che ci sfugge il tracciamento dei covid positivi e che quindi non c’è una risposta del Servizio sanitario e pertanto nell’arco di un mese, 1,5 c’è scritto, non si possono più tutelare i soggetti fragili in quella regione.
Se il Ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità decidono di mettere la Regione Calabria in lockdown significa che abbiamo un Servizio sanitario fragile. Se in questi due anni del generale, persona squisita, l’ho incontrato due volte, un galantuomo di vecchi tempi, ma se in questi due anni di commissariamento il servizio sanitario è dichiarato “fragile” dal Ministero della Salute vuole dire che ci sono delle responsabilità e non sono soltanto di chi è stato il commissario ad acta per il piano di rientro ma anche dei commissari delle aziende sanitarie che lo stesso generale Cotticelli ha nominato e che non ha controllato, a mio parere, negli atti che questi dovevano implementare».
Com’è possibile che dall’intervista rilasciata a Titolo V, Cotticelli non sapesse di dover predisporre il piano Covid?
«Se il generale Cotticelli avesse letto il documento che come “Comunità competente”, come Cgil, Cisl e Fimmg regionale, come Ordine provinciale degli infermieri di Cosenza e tanti altri abbiamo pubblicato il 3 novembre, a pagina 2 si parla dei famosi due dca (decreto del commissario ad acta ndr), del giugno 2020 e del luglio 2020. Questi dca sono “Piano Covid ospedaliero”. Il Ministero chiede una rettifica al dca giugno 2020, che viene approntata e Cotticelli riapprova con rettifica il “Piano Covid ospedaliero”. Quindi un piano ospedaliero Covid era stato approvato dal Ministero della Salute. Un’altra cosa è invece un piano generale. Quando vuoi aggredire una qualsiasi patologia curi tutti gli aspetti attinenti alla prevenzione, la comunicazione e informazione, e l’aspetto attinente alla spedalità, cioè ai posti letto in terapia intensiva e semintensiva.
C’è da riflettere. Un piano covid in parte esisteva in Calabria. C’è una filiera, che parte dal territorio per arrivare poi al vertice della piramide che sono gli ospedali. Se il territorio non funziona è evidente che c’è incremento dei contagi e che quindi gli ospedali verranno intasati. Allora il primo punto su cui concentrarsi sono le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale.
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il suo primo decreto, il numero 14 del mese di marzo 2020, tassativamente ordina alle regioni di attivare entro 30 giorni le Usca. La Santelli a fine marzo firma un dpgr (decreto del presidente della giunta regionale ndr), in cui, essendo la Santelli soggetto attuatore Covid, stabilisce che in Calabria debbano operare 37 Usca e la governatrice notifica questo dpgr alle aziende sanitarie territoriali, le Asp. Siamo a fine marzo, le date sono importanti. Siamo in piena prima fase Covid. Le aziende sanitarie non attuano 37 Usca».
Perché non sono state attuate tutte le 37 Usca?
«Bisognerebbe chiederlo ai commissari delle aziende. Per esempio l’Asp di Reggio Calabria decide di attivarne 6 su 12. Si arriva così ai mesi di giugno e luglio quando la situazione si è acquietata, quando poi piano piano da fine agosto situazione inizia ad accelerare è evidente che queste Usca, insieme al Dipartimento di prevenzione, non sono sufficienti a fare il tracciamento che è l’aspetto fondamentale. Perché se il tracciamento è tempestivo, tu trovi la persona contagiosa covid-positiva, lo metti in isolamento domiciliare e quindi riduci il tempo di contagio. Meglio lavorano le Usca meno contagi ci saranno in quella realtà».
Un medico intervistato pochi giorni fa diceva che finché eravamo tutti in lockdown il tracciamento funzionava benissimo, trovato il positivo era facile risalire ai suoi contatti, ma nel momento in cui il positivo racconta di essere stato in discoteca, a quel punto salta tutto. È un’obiezione valida?
«Le linee guida del Ministero dicono che si deve fare il tampone al contatto stretto, non anche al contatto stretto del contatto stretto. Però non si è stato in grado di fare neanche questo. Le faccio un esempio, una signora oncologica, in chemioterapia, con il figlio down, ha il badante positivo; questa signora è a casa e non riescono ad andare a fare i tamponi perché questi poveri operatori delle Usca sono con l’acqua alla gola, è gente che lavora in quelle condizioni per 16 ore al giorno. È evidente che c’è stata da parte delle aziende sanitarie, quelle che non hanno attivato complessivamente le Usca, una sottovalutazione della situazione».
Se aumentano i tamponi effettuati, però, poi devono aumentare anche i tamponi processati, e qui tocchiamo un’altra nota dolente?
«È un secondo passaggio, la rete dei laboratori che devono processare i tamponi. E qui si avvertono altre lamentele dei cittadini».
A Locri non hanno i reagenti ma hanno il macchinario, mentre a Polistena, che è stato autorizzato con uno degli ultimi atti di Cotticelli, non hanno né il macchinario né i reagenti.  
«Mi sono informato in Regione, il macchinario di Polistena dovrebbe arrivare il 20 novembre. Come “Comunità competente” nel mese di marzo abbiamo chiesto di potenziare in tutta la Calabria i laboratori che possano processare i tamponi, perché in 11 anni di piano di rientro, bloccando il turn-over, hanno anche depauperato di personale questi laboratori. Ricordo quando ero in Regione e avevamo approvato il piano Aids, era previsto che per ogni reparto di malattie infettive ci fosse in quello stesso ospedale un laboratorio di microbiologia e virologia. Perché è evidente che curi il paziente con Aids e lo segui se hai un laboratorio di virologia e microbiologia.
Per cui succede che all’ospedale di Lamezia Terme ci sono le Malattie infettive e c’è la Microbiologia e virologia, a Vibo ci sono le Malattie infettive e c’è la Microbiologia e virologia, però ci rendiamo conto che Vibo non processa i tamponi perché ormai non c’è il personale o la macchina, a Lamezia c’è la macchina ma non c’è il personale, che nel corso degli anni è andato in pensione. C’è stato una specie di svuotamento per il blocco del turn-over in questi 11 anni di piano di rientro che ha messo in ginocchio la Sanità. Come “Comunità competente” abbiamo sollecitato, a Reggio Calabria ci siamo riusciti attraverso l’azienda che ha fatto la lettera per poter processare i tamponi in via Willermin, così a Reggio abbiamo due laboratori, uno al Gom e uno all’Asp di via Willermin. All’azienda ospedaliera di Cosenza, invece, hanno un’ottima Microbiologia e virologia ma per 750 mila abitanti. Allora lì poi finalmente l’Asp ha deciso di fare in modo tale che a Rossano si possa fare la processazione dei tamponi, so che hanno fatto la gara per acquistare le attrezzature, ancora non è attivo. A Lamezia hanno assunto del personale a tempo determinato, poco personale, e lì con grande difficoltà fanno la processazione dei tamponi. Però il personale dovrebbe essere di più. Vogliamo farlo funzionare questo laboratorio di Microbiologia e virologia di Lamezia almeno per 12 ore? Diamo personale. Qui sembra che abbiamo il braccino corto. Perché i fondi Covid ci sono però abbiamo il braccino corto per assumere del personale. A Vibo non c’è la processazione dei tamponi.
È evidente, se vuoi fare in modo tale da avere prima il tampone che viene effettuato, in secondo luogo vuoi che ci sia una processazione rapida, quindi una risposta rapida, allora devi lavorare in questo campo. Se lavori bene in questi due step poi avrai che le Malattie infettive, le Pneumologie, e quindi da ultimo Terapie intensive, possono reggere l’urto».
Da marzo ad oggi possiamo dire che non è stato fatto nulla?
«Qualcosa è stato fatto, non tutto quello che era necessario, alcune cose per le Usca sono state fatte, alcune cose per i laboratori sono state fatte, e poi abbiamo tutta la vicenda delle terapie intensive e sub intensive».
Quanti sono i posti letto nelle terapie intensive?
«Mi attengo a numeri ufficiali. Numeri scritti su carta».
Rimasti sulla carta o tramutati già in posti letto effettivi in ospedale?
«Ci dicono all’inizio che i posti delle terapie intensive sono 104. Poi, nel dca di Cotticelli di giugno, ci dicono che i posti diventano 146. Poi c’è una nota di Spirlì di circa 2-3 settimane fa, che scrive che abbiamo 152 posti letto di terapia intensiva in Calabria. Poi viene fuori il segretario regionale della Aaroi Domenico Minniti intervistato dal Corriere della Calabria che afferma che i posti sarebbero 114-116. Io mi attengo a quei tre documenti ufficiali.
Dobbiamo attenerci a un documento ufficiale del Ministero della Salute, che stabilisce tot abitanti tot posti letto di terapia intensiva e sub intensiva. Secondo questo documento, partendo dai 146 posti letto di cui parlava Cotticelli a giugno, il Ministero ce ne autorizza altri 134 di terapia intensiva in più, e quindi andiamo a 280, e ce ne autorizza 136 di terapia sub intensiva, questi ultimi non in più ma riconvertiti da altri posti letto. Questi sono i posti letto che sono finanziati dal commissario Arcuri, che stabilisce di dare alla Calabria per questo piano ospedaliero Covid 51 milioni di euro».
È una cifra congrua?
«
Sì, è congrua perché nasce da un costo standard ministeriale in base alla relazione che gli hanno inviato le aziende e questi sono i fondi, sono 51 milioni. Questi fondi devono utilizzarli i commissari delle aziende sanitarie. Arcuri sorpassa sia la Regione sia Cotticelli e direttamente investe i commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere affinché attuino questi posti letto con i finanziamenti ad hoc. In più Arcuri finanzia le assunzioni a tempo determinato per le terapie intensive, le semintensive ed anche per gli autisti delle ambulanze con ulteriori 7 milioni di euro».
Il presidente facente funzioni della Regione ha appena emanato una nuova ordinanza che aumenta ancora i posti, cosa ne pensa?
«Già Spirlì nella precedente ordinanza aveva detto che bisognava incrementare del 20% i posti letto, ora stabilisce una riconversione di 234 posti letto più 10 di terapia intensiva. Questa ordinanza non è altro che la richiesta che veniva fuori dalle aziende ospedaliere. Abbiamo visto le fotografie notturne delle ambulanze davanti all’ospedale di Cosenza. Non avendo posti letto nelle Malattie infettive e nelle Pneumologie, bisognava decidere dove mandare questi pazienti Covid. L’azienda ospedaliera di Reggio Calabria aveva chiesto a gran voce che ci fossero 40 posti letto Covid a Gioia Tauro, per cui era necessario che la pressione che esisteva su Gom di Reggio venisse allentata. A un certo punto nella terapia semi intensiva a Cosenza ci sono 85 pazienti ma gli altri malati di altre patologie dove vanno a finire? Se hai un malato di Aids dove lo ricoveri? Il Gom di Reggio a un certo punto aveva 70 pazienti nelle terapie semi intensive. Malattie infettive a Reggio come reparto base aveva 20 posti. Ecco l’esigenza di creare reparti Covid all’interno degli ospedali generali e quindi è un’ordinanza giusta da questo punto di vista per allentare la pressione sugli ospedali Hub».

Finora non si è parlato di residenze covid, qualcuno si è dimenticato pure quelle?
«Esatto, o Covid hotel. Mentre già in Toscana, nel Lazio ed altre realtà, le Covid residence sono attive. Queste hanno tra l’altro un duplice obiettivo, il primo è di fare in modo tale che la persona Covid positiva non torni a casa e infetti il nonno o il padre, secondo obiettivo è dare ossigeno all’economia perché a questo punto prendi alberghi nelle città calabresi e dai soldi agli albergatori che sono in profonda crisi. C’è un dca di Cotticelli del mese di luglio, n. 103 del 22 luglio 2020, che parla degli hotel Covid. Un dca che potrebbe usufruire dei fondi previsti dal decreto 34/2020. Come vede anche qui ci sono fondi Covid».
A luglio non era già tardi per predisporre i Covid hotel?
«Nelle altre regioni c’erano già in questa fase, anche qui c’è stato un ritardo. Ci sono dei ritardi, bisogna vedere se sono stati dovuti o alle aziende sanitarie che non si sono mosse nei tempi giusti, o ad una mancata comunicazione tra il commissario e la struttura Covid regionale, bisogna capire dove sono queste responsabilità, di fatto ci sono stati questi ritardi»
Per mettere una pezza, adesso cosa bisognerebbe fare al più presto?
«I compiti a casa! Quelli che ci ha dato la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero, perché loro ci hanno detto “vi chiudiamo per 15 giorni ulteriormente rinnovabili per ulteriori 15” e ci hanno detto anche perché ci chiudevano al di là dell’Rt: “Non avete fatto un centro Covid regionale, non avete fatto i covid Hotel, non avete messo in piedi la rete delle terapie intensive e semi intensive, come dicevate in quel dca, non siete arrivati a 37 Usca”. Ecco questi sono i compiti che bisogna fare a casa, li facciamo in questi 15 giorni? Ci sarà una verifica, per cui quando i commercianti si arrabbieranno perché magari siamo ancora chiusi i commercianti sanno dove sono le responsabilità. L’Italia è un Paese strano, alla fine sembra che siamo tutti responsabili perché alla fine nessuno è responsabile».
Di chi sono le responsabilità?
«Le responsabilità sono divise tra la struttura commissariale, i commissari delle aziende sanitarie, e in parte anche il soggetto attuatore della Regione».
In percentuali uguali?
«Sarei presuntuoso nel darle una risposta del genere. È importante fare presto, fare presto, fare presto!»
Zuccatelli è in grado di fare presto o è meglio nominarne un altro, anche alla luce delle polemiche sulle sue dichiarazioni?
«È evidente che le espressioni che ha usato Zuccatelli sono veramente inappropriate. Poi dall’altro lato però c’è un curriculum corposo. Abbiamo questi due aspetti, il curriculum di Zuccatelli e queste dichiarazioni inappropriate. Processi alle intenzioni non ne faccio, valuto sempre in rapporto alle attività che vengono svolte. Come “Comunità competente” abbiamo incontrato due volte il generale Cotticelli, ad agosto e ottobre 2019, quando ci ha ricevuto abbiamo concretamente riportato due questioni da affrontare, gli 86 milioni di euro per acquistare le attrezzature medicali per le aziende sanitarie ospedaliere e provinciali della Calabria. Parliamo di tac, risonanze, mammografi, pet, angiografi. Sono fondi previsti da una legge, il famoso decreto Calabria che prevedeva 86 milioni di euro parte dei quali erano destinate per sostituire attrezzature obsolete e parte per metterli ex novo. Andammo da Cotticelli ad agosto, dicemmo “ci sono questi soldi, facciamo presto”, non eravamo ancora in fase Covid.
Cosa è stato fatto dopo quell’incontro?
«Cotticelli fece un decreto a dicembre e stabilì che per l’azienda sanitaria di Reggio Calabria bisognava acquistare tot mammografi, tot risonanze, azienda per azienda Cotticelli stabilì dove allocare queste apparecchiature medicali, e siamo a dicembre.
Poi sono state acquistate le apparecchiature medicali?
«No, poi ad aprile Cotticelli fa un altro decreto e firma una convenzione con Invitalia a cui demanda che, insieme alle aziende sanitarie e ospedaliere, si facciano le gare per acquistare le apparecchiature».
Sono state fatte le gare?
«Hanno firmato alcune convenzioni e mi auguro che tempestivamente si arrivi ad acquistarle».
Ci sono donne che già attendono 10 mesi in lista d’attesa per fare una mammografia, e deve aspettare 10 mesi anche perché lo Stato si decida finalmente a spendere i fondi?
«Siamo di fronte al grande Moloch dei tempi della burocrazia nazionale, e regionale e aziendale, sommi tutte e tre le burocrazie e si trova così. Torno sempre a dire “fare presto”».
In una pandemia il virus corre più veloce della burocrazia?
«Anziché precedere il virus, lo stiamo inseguendo. Vorrei sottolineare una cosa, perché i dati superano le parole: al 24 ottobre avevamo 105 persone decedute per Covid in Calabria. Al 9 novembre, abbiamo 144 persone decedute per Covid. In 15 giorni da 105 decessi siamo arrivati a 144 decessi; abbiamo avuto 39 persone in Calabria in 15 giorni morte per Covid. Se ne abbiamo avute 104 in 7 mesi e ne abbiamo invece 39 in 15 giorni, non è una situazione abbastanza preoccupante? Se al 24 ottobre avevamo 100 ricoverati nelle terapie semi intensive, al 9 novembre ne abbiamo 256, da 100 in 15 giorni si balza a 256. Oltre il 100%.
Ecco perché Ministero ci ha detto a noi tutti che nei prossimi 45 giorni se non interveniamo sulla Calabria “non riusciamo a proteggere i soggetti fragili”. In Calabria abbiamo 414 mila ultra65enni. A questi si aggiungano i soggetti con patologie. Queste persone dobbiamo proteggerle».
Cosa prova se pensa che tutto questo si poteva evitare?
«Siamo tutti arrabbiatissimi da questo punto di vista, c’erano tutte le condizioni, c’erano i tempi e anche gli operatori sanitari. Ci tengo a sottolineare che ci sono operatori sanitari che stanno lavorando 16 ore al giorno.
Se fosse commissario, domani cosa farebbe come prima cosa?
«Deve chiederlo a Zuccatelli. Io saprei cosa fare però non voglio fare il professorino. Però è chiara una cosa, i compiti per casa ce li ha dati il Ministero. Non bisogna fare mago Zurlì, sono quelli i compiti. Approfitto per lanciare un appello all’unità. Siamo in una fase di pandemia, ora ci saranno queste elezioni regionali, maledette per la causa che le ha prodotte, bisogna fare in modo tale che si remi tutti dalla stesa parte, che non si faccia politica con il Covid. È importante in questa fase che siamo tutti uniti. Oltre ai morti che piangiamo, ancora non sappiamo se ci saranno dei reliquati nelle persone sopravvissute al Covid. Dagli studi che si stanno facendo abbiamo un incremento dell’uso di ansiolitici, di antidepressivi, abbiamo problemi nella riabilitazione respiratoria di alcune persone che hanno superato il Covid. Ancora gli esperti queste cose le stanno studiando».
Sbagliando si impara, che insegnamento possiamo trarre?
«Il 20 febbraio, quando ci fu il primo caso di Covid in Italia, doveva essere un momento di svolta proprio dove non si era affermata una cultura della medicina territoriale. Il Covid ci ha detto là dove più siete deboli sul territorio io lì provocherò più danni, vedi la Lombardia, regione dai grandi ospedali ma con una fragilità sanitaria territoriale enorme, al contrario del Veneto. La cifra culturale è cambiata nella sanità. Lo dicevamo come “Comunità competente”, lo dicevo nel mio libro pubblicato a dicembre 2018, “Manuale per una riforma della sanità in Calabria”, se vogliamo fare lavorare bene gli ospedali dobbiamo avere un territorio forte. Sennò gli ospedali non fanno altro che surrogare il territorio. Esattamente quello che si è verificato in Lombardia, dove non essendoci il territorio, tutti a palla sono finiti negli ospedali e il sistema è saltato. La lezione che dobbiamo trarre dalla vicenda Covid per preparare il futuro, ci auguriamo che a fine del prossimo anno con il vaccino usciamo fuori dal Covid, ma dobbiamo fare in modo tale di fare tesoro di questa lezione, dobbiamo andare a rafforzare il territorio.
Ecco perché nel primo incontro con Cotticelli, quando ancora non c’era il Covid, gli abbiamo chiesto di fare in Calabria le Aft (aggregazioni funzionali territoriali) e le Uccp (unità complesse di cure primarie), queste rivendicazioni erano anche della Fimmg regionale, i medici di famiglia».
Ma un commissario alla sanità deve attendere che gliele chiediate voi queste cose?
«No, deve essere una persona competente. È qui il punto fondamentale. Bisogna mettere nei posti “di potere” persone competenti. Perché ci chiamiamo “Comunità competente” noi? Perché riteniamo che una delle emergenze sia quella dell’incompetenza in questa regione, dove le persone hanno preso dei posti di potere perché erano della filiera politica o di destra o di sinistra, a seconda della maggioranza che c’era e invece la politica deve comprendere che se la sanità funziona loro prenderanno più voti, non prenderanno più voti perché Tizio è stato assunto, prenderanno più voti se Tizio che è stato assunto è bravo. Zaia perché prende tutti questi voti? Non perché tutti sono leghisti nel Veneto ma perché la sanità del Veneto funziona, i servizi funzionano. La gente dice “ma perché devo cambiare”? Quando mi hanno mandato a fare il commissario a Vibo Valentia, nel 2009, dissi a un politico che era venuto a cercare di farmi capire una raccomandazione, che se io vado in sala operatoria per farmi operare non chiedo al chirurgo politicamente come la pensa, ma del chirurgo io voglio sapere il suo curriculum operatorio, è là il punto fondamentale».
La settimana scorsa si è riunita la task force voluta da Giuseppe Falcomatà, è stata utile?
«Il sindaco ci ha convocato martedì della scorsa settimana, abbiamo suggerito delle proposte. Una delle questioni sollevata è stata quella del Covid hotel da fare a Reggio Calabria. Un’altra è stata di aumentare il tracciamento e di avere un confronto con il Prefetto per quanto attiene il lavoro dell’azienda sanitaria provinciale, che era assente».
Lei cosa ha suggerito?
«Mentre l’azienda ospedaliera con grandi sforzi i suoi compiti li sta svolgendo, abbiamo grandi difficoltà nell’azienda sanitaria provinciale. Tenga conto che l’Asp dipende dal Ministero degli Interni, ho consigliato al sindaco di andare dal Prefetto, se non abbiamo un’interlocuzione con i commissari, e chiedere che anche loro facessero presto. Mi auguro che si stiano attivando per raddoppiare le Usca da 6 a 12».
Sempre la solita storia che manca il personale?
«Nei decreti Conte c’è scritto che puoi assumere a tempo determinato, o attraverso graduatorie esistenti, o attraverso avvisi, o anche persone che sono in pensione e richiamarle, o puoi assumere persone che non sono iscritte neanche all’ordine, o puoi assumerle a partita Iva, o a progetto. Insomma come dico io, le puoi assumere con il fischio. Apri la finestra e fischi. Se poi vuoi seguire le solite strade allora impieghi mesi, ma in quei mesi intanto gli operatori si sono andati a sistemare in altre realtà anche italiane e non solo. Conosco tre infermieri di Reggio Calabria che lavorano in Germania. Se non si è tempestivi non trovi più il personale».
In tanti hanno evocato Bertolaso, molto concreto anche il nome di Gino Strada, come giudica queste ipotesi?
«Ottimo professionista Bertolaso, ottimo professionista Gino Strada, ci sono tanti ottimi professionisti»
Se la chiamassero lei sarebbe disponibile?
«Per l’amore che ho per la mia terra, subito».

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