La passione per il calcio e la strage su un campetto a Crotone: il sogno spezzato di Dodò a 11 anni
Il calvario di 85 giorni, la giustizia in aula e la battaglia nelle scuole. Una storia di dolore, che oggi si ricongiunge al destino di Francesca, mamma coraggio che non ha mai smesso di lottare

CROTONE Un’immagine che Crotone non potrà mai cancellare: una partita di calcetto che si trasforma in una tragedia immane, sul terreno polveroso di contrada Margherita, nella periferia nord della città. È il 25 giugno 2009 quando la violenza cieca della criminalità organizzata trasforma un pomeriggio di sport e divertimento in un teatro di morte. In mezzo a quella traiettoria di fuoco si trova Domenico Gabriele, per tutti Dodò, un bambino di soli undici anni con la passione per il calcio e il suo idolo Alessandro Del Piero.
L’agguato
I killer entrano in azione per eliminare Gabriele Marrazzo, obiettivo designato di una faida tra ‘ndrine locali. Tuttavia, la furia dei sicari non si ferma neanche davanti alla presenza di numerosi bambini impegnati in una partita. I colpi esplosi raggiungono diverse persone, un proiettile colpisce Dodò alla testa, sotto lo sguardo terrorizzato del padre Giovanni.
Inizia così un calvario durato 85 giorni. Dodò lotta tra i reparti di terapia intensiva, sottoposto a due delicati interventi chirurgici, uno al fegato e uno al cervello. La speranza di un’intera comunità si stringe attorno a quel letto d’ospedale, ma il 20 settembre 2009 il cuore del piccolo smette di battere.
Da quel momento, il dolore privato di Giovanni e Francesca si trasforma in un monito pubblico: la storia di un bambino d’oro, premiato come miglior alunno della sua scuola, ucciso da una mano criminale.
Le indagini hanno portato rapidamente alla sbarra i responsabili: Andrea Tornicchio, all’epoca ventenne, e Vincenzo Dattolo, di 26 anni. Entrambi sono stati condannati all’ergastolo.
In prima linea nel ricordo di Dodò

«Ricordo quando il dottore mi chiamò per dirmi che Dodò non c’era più», ha raccontato ai nostri microfoni il padre Giovanni, «la prima cosa che pensai fu: come faccio a vivere senza di te?». Da quella domanda è nato un impegno civile senza sosta. I genitori di Dodò hanno scelto di non chiudersi nel silenzio, portando il sorriso del figlio nelle scuole di tutta Italia per spiegare ai giovani la crudeltà della criminalità organizzata. Mentre ogni anno, il 25 giugno, il padre del piccolo organizza su quel campo di calcetto una partita in suo onore.
Il racconto di un’innocenza violata e di una lotta lunga quindici anni giunge al suo epilogo più triste. La storia di Dodò si arricchisce di un ultimo, doloroso capitolo: la morte della madre, Francesca Anastasio, che per oltre un decennio è stata il volto e la voce della memoria del figlio.

La donna stava lottando contro un tumore che non le ha lasciato scampo. Dopo un’operazione, era caduta in coma, lasciando familiari e amici nella speranza di un risveglio che le permettesse di continuare a testimoniare il suo amore per Dodò. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma anche un’immagine carica di umanità: quella di una madre che torna finalmente dal suo bambino.
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