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«Tutto il fronte antimafia dovrebbe chiedere le dimissioni di Morra»

L’accademico Rocco Sciarrone critica su Repubblica l’utilizzo «personalistico» che il senatore fa del suo ruolo di presidente della Commissione parlamentare. «In due anni di attività l’organismo h…

Pubblicato il: 24/11/2020 – 7:42
«Tutto il fronte antimafia dovrebbe chiedere le dimissioni di Morra»

ROMA Rocco Sciarrone è professore ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’Università di Torino. Uno dei migliori esperti delle dinamiche criminali. In un intervento pubblicato da Repubblica, lo studioso ha affrontato il “caso Morra” senza sconfinare nella polemica politica ma richiamando proprio una delle frasi pronunciate dal senatore calabrese in un’intervista a Liana Milella, sempre su Repubblica. Morra si riferiva alla «necessità di studiare i dati».
E dai dati Sciarrone trae valutazioni che afferiscono direttamente all’impegno del politico M5S in Commissione parlamentare antimafia. Per il docente «le dichiarazioni di Morra esprimono un’idea profondamente inadeguata sia della situazione attuale della Calabria (intendo la situazione economica, politica e sociale che non può certo essere ridotta a quella criminale) sia del tipo di “azione” antimafia da perseguire sul piano istituzionale. Di questo ci dovrebbe parlare il senatore Morra, dato il suo ruolo. Invece si autoproclama paladino della “lotta” alla mafia».

Rocco Sciarrone

Morra, in sostanza, «si autorappresenta come eroe antimafia isolato, sostenendo che questa è la sorte che capita a chi lotta con serietà le cosche, e poi chiosa la sua argomentazione dicendo di essere in perfetta sintonia con il procuratore Gratteri, quindi cercando di riflettere su se stesso la stima e la popolarità di cui gode il noto magistrato calabrese».
Sarebbe sufficiente questo, secondo Sciarrone, «per chiedere le dimissioni di Morra». Associando queste parole «alla sua attività politica e istituzionale. Mi riferisco a come interpreta politicamente il contrasto alla mafia e a quello che ha fatto (o non ha fatto) presiedendo una commissione parlamentare importante come quella antimafia. In due anni di attività quest’ultima risulta aver approvato soltanto tre documenti, che messi insieme totalizzano meno di 100 pagine».
L’analisi dell’accademico investe l’attività della Commissione: «Si contano nel complesso un centinaio di sedute della Commissione, quindi in media una a settimana. Sfugge del tutto però quale sia la sua linea o strategia; l’unica cosa chiara è la costituzione di un grande numero di gruppi di lavoro, viene quasi da pensare che ogni deputato o senatore ne possa costituire uno. Molto nutrito è anche il numero dei consulenti: grave che non sia pubblicato il loro elenco, con esibizione del curriculum, ovvero di credenziali e competenze specifiche possedute. La trasparenza è dovuta a prescindere che si tratti di consulenze gratuite o meno. Non è questo il punto cruciale, ma l’influenza che tali “saperi esperti” hanno poi nell’orientare le politiche e gli interventi da proporre». Poi il paragone: «L’attuale Commissione antimafia non è neanche lontanamente paragonabile a quella della precedente legislatura, con Presidente Rosy Bindi, che si è contraddistinta per un’attività conoscitiva, di indagine e di indirizzo assai proficua e innovativa». La chiosa è forte: «Sarebbe auspicabile che a chiedere le dimissioni di Morra fosse tutto il fronte antimafia. Soprattutto l’antimafia sociale e civile, invece di attardarsi a presidiare gli spazi dell’arena mediatica, con la giustificazione – buona per tutte le stagioni – di tenere alta l’attenzione e l’allarme sociale, dovrebbe agire per assecondare una ripoliticizzazione della questione mafiosa. Prendendo le distanze da chi fa antimafia solo sul piano “espressivo”, e peggio ancora da chi ne fa solo un problema di carcere e di ordine pubblico. Prendendo le distanze anche da chi usa in modo personalistico il ruolo di Presidente della Commissione antimafia».

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