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I soldi di Verdini e i rapporti con la ‘ndrangheta, il lato oscuro delle Politiche 2018 a Cosenza

I movimenti di Giuseppe Tursi Prato per portare consensi a Giacomo Mancini jr. La ricerca di finanziatori (anche) a Crotone, i legami con Adamo e le telefonate al padre del candidato. «Dobbiamo pag…

Pubblicato il: 24/12/2020 – 7:39
I soldi di Verdini e i rapporti con la ‘ndrangheta, il lato oscuro delle Politiche 2018 a Cosenza

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Elezioni politiche del 2018. All’interno del Pd c’è fermento per le candidature calabresi. Contemporaneamente la Guardia di finanza di Crotone sta indagando sul presidente della Banca di Credito Cooperativo del Crotonese, Ottavio Rizzuto, 71 anni, pietra angolare dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Thomas” portata a compimento il 15 gennaio 2019. Secondo l’accusa Rizzuto (che respinge le contestazioni della Dda di Catanzaro) è l’anello di congiunzione tra gli ambienti della politica e quelli dell’imprenditoria mafiosa legati alla cosca cutrese dei Grande Aracri.
Il “faccendiere” spendeva importanti conoscenze con politici regionali come l’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato e l’ex vicepresidente del consiglio regionale Nicola Adamo (anche loro indagati nel procedimento “Thomas”). È stato attraverso queste indagini che le fiamme gialle hanno potuto ricostruire uno spaccato delle politiche del 2018. Uno spaccato poco edificante i cui risvolti sono confluiti oggi nell’inchiesta “Farmabusiness”.

DO UT DES Mentre la moglie di Adamo, Enza Bruno Bossio, era candidata in quello che si definisce in gergo un “collegio sicuro” (nel listino “protetto” alla Camera dei deputati, ndr), il marito si spendeva «raccogliere consensi elettorali» per la coalizione di centrosinistra ed in particolare per il Pd e per Giacomo Mancini Junior, candidato nel collegio uninominale di Cosenza, per il quale Adamo chiede appoggio elettorale. «… quindi sarà costosa io ho già in mente una serie di cose…già stasera sono partiti 11/10 mila euro… allora… non tutti vogliono fare le cose in maniera tracciabile per non si esporre… perché rompono i coglioni», spiega al telefono nel corso di una conversazione a gennaio 2018. Insomma, bisogna raccogliere finanziamenti, anche se non tutti i contatti di Adamo desiderano fare le cose in maniera trasparente.

«DOBBIAMO PAGARE UNA SERIE DI PERSONE» A spendersi per Giacomo Mancini Junior è anche Giuseppe Tursi Prato che, a suo dire, già aveva “curato” le campagne elettorali per il fu Giacomo Mancini Senior (nonno del politico, già ministro, segretario del Psi e sindaco di Cosenza) e per il padre Pietro Mancini (ex sindaco della città dei Bruzi). Nel 2014 Tursi Prato era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d’Appello di Catanzaro. La Guardia di finanza di Crotone, che conduce le indagini, definisce Tursi Prato «quale vero referente di Nicola Adamo, è lui l’uomo di fiducia che si occupa di “controllare” il territorio e di raccogliere le varie richieste e trovare le varie occasioni per acquisire voti e le opportunità, anche economiche, che via via si presentano. Il Tursi Prato – si legge nei faldoni dell’inchiesta Farmabusiness –, nonostante le vicissitudini giudiziarie in cui è incorso, può contare ancora su una fitta rete di rapporti e di contatti». 
Nel 2018 il suo pensiero sembra non essersi “mondato” più di tanto e lo esprime nel corso di una telefonata con Pietro Mancini: «No seguimi un attimo Piè… prima di tutto dobbiamo pagare una serie di persone…». Il problema è come recuperare fondi. Pietro Mancini è stato chiaro: non ha la capacità economica di sostenere la campagna elettorale. Tursi Prato ha fatto i conti: per «cappottare» gli avversari politici «ci vogliono dai quaranta ai cinquantamila, e cappottiamo a tutti». I soldi servono per «per coprire tutti i quartieri» di Cosenza.

Giacomo Mancini jr e Denis Verdini 


SOLDI DA VERDINI Si concorda una vista a Roma di Giacomo Mancini Jr a Denis Verdini (visita che Mancini nega si sia concretizzata, come potete leggere qui), il banchiere che da Forza Italia era transitato in Alleanza Liberalpopolare-Autonomie a sostegno di Renzi e che attualmente sta scontando in carcere una condanna a 6 anni e 6 mesi per il crack del Credito cooperativo fiorentino.

La visita potrebbe fruttare 20mila euro ma l’ex consigliere regionale confida, scrivono i finanzieri, «di avere già predisposto un piano operativo che per partire aveva bisogno solo di essere “oliato” a dovere». «Pietro forse non hai capito… Tutto già preparato!… Pietro, già preparato! come abbiamo fatto io e tuo padre (Giacomo Mancini Senior, ndr) compà che entravano (soldi, ndr) e uscivano tutti voti a Giacomo, forse non hai capito niente… Abbiamo preso, abbiamo un’operazione che li facciamo uscire pazzi… forse non ha capito…io me li sono già chiusi… Eh no perché devono stare per forza con noi! hai capito?».
LE FAMIGLIE ‘NDRANGHETISTE DI COSENZA Tursi Prato confida, inoltre di avere «attivato anche soggetti appartenenti alle famiglie ‘ndranghetistiche di Cosenza vecchia per ottenere appoggio elettorale, li ha posti in stand by in attesa di avere la disponibilità economica necessaria», scrivono gli investigatori nell’informativa. Tra questi c’è un bravo ragazzo finito in mano alla ‘ndrangheta. «Luì è un bravo ragazzo ma poi è andato a finire in mano alla ‘ndrangheta (ride) hai visto sembra un signore! (continua a ridere)… Si è di vicino via degli Stadi… La cosa che gli ho detto adesso qual è? Vengo io a trovarti quando ti dico che ho sbloccato perché io gli ho dato la parola», spiega il politico che si lascia scappare anche il soprannome di qualche contatto. «Te lo dico a te ma non devi parlare con nessuno! tu pensa che loro… e a capo di tutto ci sono un italiano e uno zingaro, che sono due… a uno, allo zingaro lo chiamano “Banana” (all’anagrafe Antonio Abbruzzese ma potrebbe anche trattarsi di qualche suo familiare-clan Abbruzzese, ndr)… No lui vota!»
I quartieri vanno inquadrati e la linea da seguire è precisa: o voti per me o non vai a votare: «Abbiamo una doppia linea, votare noi o non andare a votare! hai capito Pietro, hai capito che ti voglio dire? non è che abbiamo una linea tu devi venire con noi… se uno dice… no, no e allora mi devi fare una cortesia non devi andare a votare».

«TE LE PAGO IO LE BOLLETTE» A cosa servono i soldi per coprire i quartieri? A elargire somme di denaro ai bisognosi o pagare le bollette all’elettore per esempio: «Allora che fanno? vanno in una famiglia … e ma io ho un problema con la luce (pagare le bollette) … dammi ste bollette te le pago io! Hai capito? loro fanno pure questo hai capito che ti voglio dire! non hai capito? … hai capito come funziona».
FINANZIATORI A CROTONE I soldi che può elargire Verdini non bastano e Tursi Prato e Pietro Mancini si aspettano finanziamenti da Crotone grazie all’intercessione di Ottavio Rizzuto dai fratelli Gianni e Raffaele Vrenna che si sarebbero proposti di finanziare la campagna elettorale del centrosinistra. La richiesta, segnalano gli investigatori, di appoggio a Rizzuto era proveniente da Nicola Adamo e Mario Oliverio (all’epoca governatore della Calabria, ndr), a dimostrazione dell’appoggio al candidato Mancini. I soldi degli imprenditori servono anche perché, scrivono i finanzieri: «… quello di Verdini, difficilmente sarà un finanziamento lecito in quanto al Rizzuto, ha confidato di essere in attesa di finanziamenti leciti per giustificare i centocinquantamila euro già spesi e documentabili». «Naturalmente stiamo prendendo già da altre parti, con Nicola – spiega Tursi Prato – perché adesso servono cento-centocinquanta mila euro per scaricarli».
PRUDENZA Tursi Prato non dimentica i propri trascorsi: è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e ha perso il proprio vitalizio da consigliere regionale. Nonostante abbia etichettato «la campagna elettorale che sta conducendo come analoga a quella svolta per il padre di Pietro e nonno di Giacomo, quella che gli ha procurato problemi giudiziari in relazione alla compravendita di voti», scrivono i finanzieri, sa di dover procedere con cautela. «È un’operazione delicata questa – dice l’ex consigliere regionale –, bisogna usare altri strumenti… deve andare lui a fare l’operazione perché poi non vorrei che un pentito un domani… e non hai capito? di nuovo iniziamo da capo Pie’?… hai capito? non le possiamo raccontare le cose… Non hai capito, sennò succede una cazzo di storia di nuovo Tursi Prato-Mancini… abbiamo fatto con i cazzi!».

L’IDENTITA’ DI PUGLIESE Uno che avrebbe portato buoni risultati, secondo Tursi Prato, è un tale Luigi Pugliese. I finanzieri non lo individuano ma segnano un dato a margine dell’informativa: «In data 15 febbraio Nicola Adamo nel corso di una visita a Crotone per la campagna elettorale è stato a casa di Giovanni Pugliese, titolare della società che gestisce la Clinica Sant’Anna di Crotone che con i suoi 60 dipendenti è un ottimo bacino di voti. In cambio Adamo ha fissato per il Pugliese un incontro con un dirigente della Regione Calabria».
 Alla fine Giacomo Mancini Jr non ce la farà ad essere eletto in Parlamento, nonostante il tentativo di «cappottare» gli avversari politici. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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