«Un “asino”, per la Calabria»
Per le prossime elezioni i cittadini hanno un’occasione irripetibile: quella di fare una piccola rivoluzione

Col prossimo appuntamento elettorale, la Calabria, se trova il coraggio giusto, può tentare di cambiare. Bisogna fare presto. Se non ora, quando. Ora che abbiamo toccando il fondo, dopo la morte di Jole Santelli, con al vertice della Regione la Lega del “senti che puzza, arrivano i napoletani”. Inimmaginabile, se pensiamo che, in fondo al pozzo, siamo caduti causa lutto. Ma, come dice il nonagenario Walter Pedullà, il sidernese, il più autorevole critico letterario del Novecento: «Quando si tocca il fondo, non si può che risalire». È l’ottimismo delle situazioni pessime. E le prossime elezioni regionali sono l’occasione giusta per risalire. Se i politici localcalabri smettono di indossare il marchio (logoro) delle loro bandiere, e pensano alla loro terra, tradita, la Calabria ce la può fare. Ci vuole unità, per salvare il Titanic Calabria, come chiama Gioacchino Criaco la nave terrona in navigazione sulla rotta dell’iceberg. Serve innamorarsi della propria regione, che è come innamorarsi dei figli, e tenerli lontani dagli orchi cattivi: partiti, lobby, tribù, consorterie che stanno al centro, non solo al Nord, ma nei palazzi di Roma. Categorie politiche e sociali che hanno tradito i principi democratici per cui sono nati; pensiamo ai partiti.
La Calabria, “persa e irredimibile”, verso la quale l’atteggiamento più amichevole è l’indifferenza, può essere un laboratorio, se solo trova il coraggio di fare una rivoluzione politico-culturale. Pensando a se stessa, con intelligenza, sapienza, lungimiranza. Un laboratorio, per rifondare, sarà utile non solo alla regione, ma a tutta la nazione, che galleggia come su quella zattera della Medusa rappresentata da Théodore Géricault in un dipinto che “racconta”, “illustra”, il viaggio di naufraghi costretti ad azioni terribili per sopravvivere.
Se non la farà la Calabria, adesso, la piccola rivoluzione la farà qualche altra regione del Sud: la strada è questa. Certamente, ispirandosi alla Costituzione. Ma bisogna, prima, “spezzare” (non rottamare perché questa parola porta male) i vincoli, con movimenti e partiti nazionali che vedono la Calabria inutile, irrecuperabile: la vedono solo come granaio di voti, mucca da mungere, botte da dove spillare il vino, senza aver lavorato un giorno, a coltivare il vigneto o a spremere i grappoli alla vendemmia.
L’occasione è irripetibile, con le prossime elezioni regionali: spezzare, frantumare, per poi riannodare, ricomporre, col “metodo del migliore”, scegliendo candidati autorevoli, competenti, pescando nel “capitale umano” che non manca, nella politica, nell’università, nelle classi popolari, nell’imprenditoria, e poi costruire attorno consenso, con una “coalizione di salvezza”, fuori dai partiti, che in Calabria non hanno da tempo autonomia (sono tutti commissariati) e sono vocati alla sudditanza. È l’unica possibilità per voltare pagina, aprire una nuova epoca che serva all’Italia tutta, perché senza il Sud la patria “unica”, quelli di tutti, non va da nessuna parte, anzi, prima o dopo affonda. L’esperienza insegna che le candidature imposte, col marchio dei partiti, sono destinati a fallire, quando non hanno un senso, un fondamento logico, un progetto.
Il Pd, ha imposto Callipo, come candidato alla presidenza della Regione, e ha perso. La Lega, a Reggio, ha imposto Antonino Minicuci, come candidato sindaco, e ha perso, insieme a tutto il centrodestra che con un candidato credibile avrebbe fatto una volata in direzione di Palazzo San Giorgio. Sono esempi emblematici di come si agisce al centro, nei partiti nazionali, riguardo alla Calabria; e di come la Calabria, o almeno una parte di Calabria, ubbidisce, servilmente. Serve un metodo. Bisogna darsi un metodo. Al di là di ciò che rappresentano, o del consenso che avranno, De Magistris e Tansi, con le loro autocandidature, stanno, in un certo qual modo, indicando la strada. Stare fuori dai partiti e mettersi in relazione con la società, la popolazione, meglio se si ha pure un programma, perché non basta portare la bella faccia, o la propria immagine, si potrà rivelare una strategia vincente. Chi sta adesso nei partiti, in Calabria, può sganciarsi, promuovere candidature autonome, trasversali, aggreganti, con la libertà e la dignità che nel recinto dei movimenti politici non si trova più. Utopia? Forse, ma Utopia che, dal punto di vista etimologico, è un ideale destinato a non realizzarsi, però, come ricorda un proverbio arabo («nessuna carovana ha mai raggiunto l’utopia, però è l’utopia che fa andare le carovane») può aiutare a risalire dal fondo. Manca un dettaglio: il simbolo, dietro cui aggregarsi, convergere. Ne offriamo uno: un Asinello. La Calabria, ha un passato di simboli significativi, usati nelle elezioni locali: bilance, margherite, rose, ulivi, spighe di grano, soli, arcobaleni. Ma l’asinello, animale nobile, paziente, che porta il peso, sulla sua groppa, che altri gli hanno caricato, è forse quello che più è vicino alla storia calabrese; e se volessimo cercare un significato – internazionale – potremmo trovarlo nell’espressione che nel lontano 1880 i democratici americani diedero all’asinello, rendendolo interprete della parte più umile e coraggiosa del loro movimento. E non ebbero torto. Recentemente, l’asinello democratico ha salvato l’America dei corvi e dei falchi che volteggiavano sui palazzi delle istituzioni più alte, anzi vi erano entrati dentro, vestiti da vichinghi. E poi, l’Asino, ha un suo posto d’onore nel mito, nella leggenda e nella storia cristiana. Gli antichi ebrei ritenevano che fosse stato creato da Dio nel sesto giorno della Creazione e che era destinato ad apparire nei momenti più solenni della loro vita religiosa. I Greci, lo collegavano a Saturno e, infine, c’è la valenza positiva attestata dalla sua presenza in diversi momenti della vita terrena di Gesù: un asino lo riscalda nella grotta, un asino lo trasporta durante la fuga in Egitto, un asino, lo trasporta quando entra in Gerusalemme. Un Asino, ci salverà.
*giornalista e scrittore