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La mobilitazione

Ospedale di Cariati, Greco: «L’emblema del fallimento dello Stato»

Il sindaco chiama a raccolta i primi cittadini della provincia, venerdì a Cosenza. «Serve la mobilitazione e lo faremo partendo dalle donne»

Pubblicato il: 23/02/2021 – 15:42
Ospedale di Cariati, Greco: «L’emblema del fallimento dello Stato»

CARIATI «Non è bastata l’evidenza incontestabile di una scelta (la chiusura dell’Ospedale di Cariati), unanimemente combattuta negli ultimi dieci anni da istituzioni e territori insieme perché illogica, scriteriata, ingiusta e inefficiente. E non è bastata neppure la drammaticità dell’insufficienza dell’offerta sanitaria locale aggravatasi in quest’ultimo anno a causa dell’emergenza Covid-19. Nulla da fare. Per i diversi governi di un Paese nei cui palazzi romani si continua ad ignorare il livello da terzo e quarto mondo in cui resistono gli italiani residenti in Calabria e del basso jonio cosentino non c’è soluzione alcuna alla richiesta di vedersi riconosciuto lo stesso diritto alla salute fruito nelle altre regioni italiane». È quanto dichiara il Sindaco Filomena Greco che esorta tutti «ad astenersi dall’aggiungere commenti ulteriori ed inutili su quella che è diventata di commissari in commissari, la fotografia eloquente e vergognosa del fallimento dello Stato rispetto alla garanzia sui territori dei diritti fondamentali sanciti in Costituzione, come quello alla salute». Il Primo Cittadino coglie anche l’occasione per informare di aver chiesto a tutti i colleghi della provincia di Cosenza di auto-convocarsi per il prossimo venerdì 26 pomeriggio nel Capoluogo per decidere il da farsi.
«Rispetto all’inerzia intollerabile confermata nell’ultimo decreto del commissario Guido Longo – prosegue – che non prende atto di nessuna delle evidenze dimostrate in questi anni e mesi e che nulla aggiunge rispetto alla necessità di re-inserire anche il Vittorio Cosentino nella rete ospedaliera regionale, ai rappresentanti delle autonomie locali di questo territorio non resta che consegnare insieme, subito ed in massa la fascia tricolore nelle mani del Prefetto di Cosenza. Senza se e senza ma. Il limite è stato superato».
«Che fine ha fatto Gino Strada – continua il Primo Cittadino – ed il suo intervento pro-Ospedale di Cariati sul quale da più parti era stata espressa fiducia e speranza spontanee ma a questo punto malriposte? Dove sono e cosa fanno o faranno tutti i rappresentanti di questo territorio in Parlamento e rispetto al nuovo Governo di Mario Draghi? Che cosa ne è stato delle tante richieste al Governo uscente, fatte e ribadite nelle importanti manifestazioni a Roma dei mesi scorsi, in piazza e nelle sedi istituzionali, guidate per la prima volta da tutti i sindaci calabresi? E, ancora, che fine ha fatto la conferenza dei sindaci della sanità della provincia di Cosenza la cui convocazione urgente abbiamo chiesto e richiesto invano al Sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi proprio per concordare con anticipo tutte le iniziative di mobilitazione e protesta da proseguire in modo unitario contro questo muro di gomma nazionale? E – continua – le visite a Cariati del neo commissario Longo per prendere atto di persona dello stato di fatto e della necessità di riaprire un Ospedale che serviva e che serve più di prima all’intero bacino di riferimento, sopperendo così alla gravissima e certificata insufficienza dello Spoke di Corigliano-Rossano ed alla chimera del nuovo Ospedale della Sibaritide?»
«Infine, dove sono andate a finire le mille promesse sulla riapertura dell’Ospedale di Cariati di cui in questi anni e mesi si sono resi tribuni e avvocati del popolo i vari rappresentanti politici ed istituzionali a tutti i livelli, ministri e vice ministri? Basta così. Consegniamo le fasce. Non ha più senso interloquire come fatto fino ad oggi con pezzi dello Stato che sembra non vedano, non sentano e non parlino. Adesso serve mobilitarsi dal basso, nel rispetto delle leggi e delle prerogative di tutti ma senza mezzi termini. E lo faremo – conclude la Greco – partendo dalle donne dei nostri territori che, con la naturale capacità di procreare e lo spirito di proteggere i propri figli, senza la demagogia populista ed auto-referenziale alla quale assistiamo da troppo tempo per senso di unità, sapranno esortare tutta la popolazione a scendere in strada senza distinguo per difendere ed accudire la nostra terra offesa e violata nei suoi diritti fondamentali».

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