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Lauree e titoli “facili”: bottiglie di rum piene di soldi e smartphone in regalo negli incontri a Lamezia

La corruzione del funzionario del Miur, la rete di titoli e abilitazioni in cambio di soldi e regalie. Il sistema dei Licata scoperto dalla procura di Vibo

Pubblicato il: 02/03/2021 – 13:51
di Giorgio Curcio
Lauree e titoli “facili”: bottiglie di rum piene di soldi e smartphone in regalo negli incontri a Lamezia

VIBO VALENTIA Un’attività illecita che si occupava della vendita di titoli che, invece, dovevano essere attribuiti sulla base della frequentazione di corsi e il superamento dei relativi esami. L’inchiesta “Diacono” coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, guidata da Camillo Falvo, e portata a compimento dai Carabinieri di Vibo con l’esecuzione di dieci arresti, ha scoperchiato quello che è già stato definito un vero e proprio mercimonio di titoli, lauree, master e abilitazioni. La famiglia Licata, insieme agli intermediari, hanno ricondotto, secondo gli inquirenti, l’attività degli istituti «non ad una esigenza formativa e didattica, ma ad un business economico». Un giro d’affari, ha spiegato ieri in conferenza stampa proprio Camillo Falvo, di svariati milioni di euro. 

La rete e i titoli “facili”

La rete degli istituti scolastici, riconducibili all’associazione a delinquere, l’Accademia Fidia, l’Istituto “Dante Alighieri”, S.S.MM.L. “Don Calarco” di Catona, offriva secondo gli inquirenti l’erogazione di molteplici titoli tra i quali: Corso LIM (Lavagna interattiva Multimediale), Corso Tablet, Corso ECDL, Corso BES (Bisogni educativi Speciali), 24 CFU (Crediti Formativi Universitari), CLIL (Content and Language intercreted learning) e altri. «Ognuno di questi corsi – si legge fra le carte dell’inchiesta – riconosce in ambito scolastico l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo nelle relative graduatorie e un punteggio più elevato nella graduatoria scolastica di appartenenza». E non a caso lo stesso procuratore Falvo lo ha definito un «sistema drogato». 

diacono carabinieri falvo

Il servizio di “Striscia la Notizia”

«Per fare il master bisogna superare il quiz online presente in piattaforma, risolvendo 8 domande….poi se non ha  possibilità di rispondere noi le diciamo cosa fare …se qualcuna è sbagliata, noi la vediamo che è sbagliata e cerchiamo di aggiustarla!». Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’istituto accreditato della famiglia Licata «procedeva alla registrazione di numerosi studenti che si iscrivono ai diversi corsi, a fronte di un corrispettivo in denaro (che si aggira dai 100 ai 500 euro l’uno), senza necessariamente richiederne la frequentazione». Ma agli atti è finito anche un servizio del programma tv “Striscia la Notizia” in cui Michele Licata, in maniera esplicita, spiega all’attore inviato dalla trasmissione con una telecamera nascosta, le modalità fraudolente con cui conseguire i punteggi aggiuntivi. 

L’assunzione della moglie

Per quanto riguarda invece il reato di corruzione, sono emersi diversi indizi in una chat captata dagli inquirenti tra Davide Licata e il funzionario del Miur, Maurizio Piscitelli. I due, scrivono gli inquirenti, ponevano l’accento sull’urgenza di far recapitare allo stesso Piscitelli alcuni documenti in modo tale da essere firmati e poi riconsegnati a Licata. Dall’analisi dei documenti inviati è emerso in seguito che l’oggetto della conversazione fosse l’assunzione della moglie di Piscitelli, Luisa Chiappetta, come docente presso l’Accademia Fidia, retrodatata agli anni 2016/2017, 2017/2018 e 2018/2019. 

Bottiglie di rum piene di soldi e gli incontri a Lamezia

Nel corso dell’inchiesta è emersa in più di una circostanza la figura chiave di Maurizio Piscitelli che, a fronte di atti contrari ai propri doveri d’ufficio, viene ricompensato sia attraverso una quota del ricavato delle vendite dei titoli, sia attraverso varie regalie. Piscitelli è, di fatto, il titolare occulto dell’associazione “Iconea” con la quale l’accademia Fidia ha convenuto il 20% del ricavato della vendita illecita dei titoli, così come evidenziato nel corso di alcune conversazioni captate proprio dagli inquirenti. «Tu non ti dimenticare di quelle bustine (…) Jgor mi ha detto che porta pure ehhh quella grappa, c’era una grappa una cosa che era buona… ah il rum. il rum». È l’11 agosto 2020 quando gli inquirenti captano una conversazione tra Carmine Caratozzolo e Maurizio Piscitelli, intenti ad organizzare un incontro in un bar a Lamezia Terme per le ore 10. Come ricostruito dagli inquirenti, la “bottiglia di rum” sarebbe proprio lo strumento per il passaggio di denaro contante. «Abbiamo fissato l’appuntamento per le 10 e lasciamolo per le 10:00. Giovedì va bene così. Non al bar della stazione, dietro la stazione!». Jgor e Michele Licata, inoltre, si confrontano sull’orario e le modalità di consegna del denaro, circa 2mila euro, facendo riferimento proprio alla bottiglia di rum.  «Sono pochi saranno intorno a 2 mila euro, comunque ora vediamo glielo dico», riferisce Michele a Igor che risponde: «No va bene casomai poi Dmitri glielo manda un messaggio che siccome gli ha cercato il rum capito?..che glielo portava sempre Davide..dentro la bottiglia del rum gli mette..se siamo pronti..quella rimanenza!». La donazione, come si evince dalle registrazioni video, avviene nei pressi di Piazza Italia, nella zona Sant’Eufemia di Lamezia Terme.

Lo smartphone in regalo

Un altro incontro a Lamezia, così come ricostruito dagli inquirenti, c’è stato il primo ottobre 2020, giorno in cui è avvenuta la donazione di uno smartphone Samsung S20 da Caratozzolo a Maurizio Piscitelli. L’incontro è stato documentato nel corso di un’osservazione effettuata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo. «E io gli ho dato il cellulare là quel Samsung S20» dice Caratozzolo a Jgor Licata in una intercettazione. Quasi dieci giorni dopo, il 9 ottobre, Piscitelli commenta proprio lo smartphone ricevuto: «Eee il nuovo telefono è una bomba è bellino proprio, lo sai?.. No è carino funziona bene è bello prestazionale, come si dice». (redazione@corrierecal.it)

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