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Legittimità incarico a Bevere, l’interpellenza di Sapia alla Camera

Il deputato: «Chi doveva fornire l’assistenza necessaria a Longo, se non il dipartimento Tutela della salute? Che cosa ha fatto finota questa struttura?»

Pubblicato il: 12/03/2021 – 14:00
Legittimità incarico a Bevere, l’interpellenza di Sapia alla Camera

ROMA Il deputato Francesco Sapia, di Alternativa c’è, ha illustrato alla Camera un’interpellanza urgente sulla legittimità dell’incarico di capo del dipartimento della Regione Calabria Tutela della Salute, che l’esecutivo calabrese conferì nel giugno scorso a Francesco Bevere, ex direttore generale della Programmazione sanitaria nazionale e dell’Agenas. Lo rende noto lo stesso parlamentare con un comunicato.
«Nell’illustrare l’interpellanza, sottoscritta anche dal deputato Manfred Schullian, presidente del gruppo Misto, Sapia – è scritto nel comunicato – ha sottolineato la recente bocciatura ministeriale del Programma operativo Covid presentato dal nuovo commissario alla Sanità calabrese, Guido Longo, posto che la prima versione dello stesso documento aveva determinato le dimissioni del predecessore, Saverio Cotticelli. Chi doveva fornire – ha chiesto Sapia – l’assistenza necessaria al delegato Longo, se non il dipartimento Tutela della salute? Che cosa finora ha fatto questo dipartimento? E dove è stato il suo dirigente generale, il dottor Francesco Bevere, nominato con l’assegnazione di un bel bonus di decine di migliaia di euro all’anno?». «Appena arrivato in Calabria, Bevere volle – ha aggiunto il deputato – una segretaria esterna, pagata dai contribuenti calabresi. Ma non c’era nessuno, nell’organico regionale, che potesse svolgere il ruolo? Ma soprattutto: che cosa ha fatto Bevere oltre a cambiare l’arredamento degli uffici e a istituire un Comitato tecnico-scientifico, ben poco incisivo?».
Interloquendo con il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, Sapia ha detto che «lei sa benissimo che in Calabria i Lea sono scesi a 119, nell’ultimo monitoraggio. La sua risposta non mi ha soddisfatto proprio, è un ripiego burocratico, un lavarsene le mani, un tirare a campare a danno dei cittadini. Ma c’è un’altra Corte, quella della coscienza e delle urne, che metterà una parola definitiva su questa triste storia».

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