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L’intervista

Anticorpi monoclonali contro il Covid, se e quando arriveranno in Calabria

Una terapia efficace già usata in altre regioni. Il punto di vista di Pino Foti, direttore di malattie infettive al Gom di Reggio Calabria

Pubblicato il: 24/03/2021 – 9:45
Anticorpi monoclonali contro il Covid, se e quando arriveranno in Calabria

REGGIO CALABRIA In alcune regioni la campagna vaccinale è affiancata dalla terapia degli anticorpi monoclonali, che vengono somministrati ai pazienti direttamente nel loro domicilio riducendo di molto le forme più gravi della malattia. Secondo quanto indicano le sperimentazioni effettuate finora, il trattamento avrebbe la doppia funzione di contenere gli effetti della pandemia ed evitare il sovraccarico di pazienti Covid nelle strutture sanitarie. Anche la Calabria sta guardando agli anticorpi monoclonali come a una possibilità da mettere in gioco al più presto, così come ha spiegato a Buongiorno Regione Pino Foti, direttore del reparto di malattie infettive al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio . «A differenza degli anticorpi “naturali” che si sviluppano in seguito al vaccino o all’infezione, i monoclonali sono dei veri e propri farmaci. Si sintetizzano in laboratorio e la loro funzione è quella di evitare che il virus invada le cellule del corpo, si attaccano, infatti, alla proteina del Covid e fanno sì che venga distrutto». Una terapia da non sottovalutare, considerando anche i ritardi che si stanno verificando nella consegna e nella distribuzione dei vaccini, ma il direttore ha sottolineato come si tratti di una cura «efficace solo nei primissimi giorni della malattia e applicabile solo ai pazienti che presentano dei fattori predittivi della malattia». La recente scoperta che i medici individuano già come una importante arma di difesa contro la diffusione del virus presto si utilizzerà anche in Calabria: «Abbiamo partecipato come reparto di malattie infettive a uno studio nazionale sugli anticorpi monoclonali, siamo interessati a usarli e come noi anche altri ospedali calabresi, ma la distribuzione dei monoclonali è a carico della Regione e da quanto sappiamo a stretto giro saranno disponibili anche sul nostro territorio». Il metodo di somministrazione di questa terapia innovativa implica la condizione di trattare pochi pazienti alla volta, ha chiarito il medico: «Parliamo di un’infusione endovena che ha la durata di un’ora e in seguito il paziente dovrà essere tenuto sotto osservazione per un’altra ora, operazione che si svolge nel domicilio del soggetto trattato e che dunque richiede un notevole impiego di personale sanitario». Per Foti si potrebbe ottimizzare la tempistica delle somministrazioni dei monoclonali «pianificando dei day hospital negli ospedali, in modo da gestire più pazienti contemporaneamente».

Lo studio

Le informazioni illustrate dal direttore di malattie infettive del Gom provengono dal recente studio sull’uso degli anticorpi monoclonali, pubblicato sul New England lo scorso 21 gennaio «e a distanza di poco tempo – afferma il direttore – la terapia viene già messa in pratica. Un’analisi fatta su piccoli numeri e che ha coinvolto solo pazienti domiciliari e non ospedalizzati. Sono i medici dell’Usca – chiarisce Foti – a valutare caso per caso e a selezionare i pazienti che rientrano nei parametri per poter essere trattati».

Pochi 80enni vaccinati in Calabria

I ritardi nelle somministrazioni del siero in Calabria hanno portato al paradosso di avere pochi 80enni immunizzati e una campagna vaccinale più veloce per alcune fasce di soggetti più giovani e meno a rischio. Un’ anomalia dovuta ad coincidenza di avvenimenti secondo Foti: «I vaccini a base di Rna messaggero destinati agli anziani e alla popolazione più fragile non sono arrivati nei tempi previsti, dall’altro lato AstraZeneca destinato ai più giovani, al personale docente e alle forze dell’ordine è stato distribuito più in fretta e questo ha fatto sì che in alcuni casi le fasce non a rischio abbiano ricevuto prima il siero».

La situazione al Gom

Aumentano i ricoveri e i contagi in tutta la regione e al momento si contano in totale 317 pazienti in degenza e 33 in terapia intensiva. Riguardo all’ospedalizzazione dei positivi al Covid al Gom Foti commenta: «La struttura regge bene l’urto della pandemia, al momento abbiamo 82 persone ricoverate in area Covid e 6 in terapia intensiva e la gestione dei casi non è affatto preoccupante». Si riscontra un po’ ovunque in questa fase della pandemia un abbassamento dell’età media fino a 40 anni dei casi positivi che presentano la necessità di ricovero, dato che Foti conferma: «Anche al Gom abbiamo notato un incremento, anche se lieve, dei casi più gravi del Covid nei giovani. Questo perché il virus ha cominciato a circolare in maniera più diffusa, con in aggiunta l’incidenza delle varianti, anche se quest’ultimo rimane un fattore da verificare. In ogni caso è importante ricordare che rispetto al decorso della malattia i pazienti giovani rispondono più facilmente, negli adulti invece un caso su 3 è un caso molto severo».

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