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La riflessione

Lo stadio vuoto di Spirlì e l’urlo dei calabresi dimenticati

Il facente funzione si esalta al Granillo per la Reggina. Mentre mancano i posti letto per i pazienti Covid. La distanza tra politica e realtà

Pubblicato il: 11/04/2021 – 19:06
di Roberto De Santo
Lo stadio vuoto di Spirlì e l’urlo dei calabresi dimenticati

REGGIO CALABRIA Quanto possa essere lontana la politica dalla realtà. Quanto il populismo – ormai bestia onnivora – possa generare una distorsione del sentire quotidiano tanto da non percepirne i bisogni, veri, essenziali. Neppure in momenti così delicati come quelli che sta vivendo la Calabria. Dilaniata dall’emergenza pandemica che sta mettendo a nudo tutte le fragilità di un sistema (si fa presto a definirlo così) sanitario e produttivo. L’uscita sul proprio profilo facebook del governatore reggente Nino Spirlì che si esalta allo stadio Granillo per il risultato della Reggina, rappresenta un esempio plastico di quella distanza siderale tra chi occupa una poltrona di potere e quanti viceversa devono affrontare la vita vera. Vissuta con il dramma che la stagione dell’epidemia dilagante in Calabria dovrebbe suggerire.


Nei giorni delle autoambulanze in fila agli ospedali calabresi in cerca di un posto letto che non c’è, dei pazienti che proprio per quelle assenze perdono dignità e finanche la vita, avrebbero dovuto spingere il “facente funzione” quantomeno ad una maggiore attenzione mediatica. Ma la misura dell’onnipotenza, dello stare davanti allo schermo, del primo scatto utile da postare sul proprio profilo social per gridare: “Io c’ero”, evidentemente supera quel comune sentire che avrebbe dovuto spingere l’esponente della Lega a maggior rigore.
A ricordarlo al “facente funzione” è il mare di reazioni – avverse – in calce al suo post “Vai, Reggina, facci innamorare ancora…”. In tanti hanno urlato al presidente reggente le difficoltà di una situazione pandemica che evidentemente è sfuggita di mano, per colpa appunto di una politica troppo distante dalla realtà. Appunto.

Ed è così che i commenti in coda a quel “maldestro” tentativo di volere essere comunque al centro dell’attenzione gli si sono rigirati come una sorta di boomerang. «Mia madre persona fragile dovrà fare il vaccino non so quando a 70 km da casa e lei pensa alla Reggina, davvero scandaloso!», scrive un utente. A cui fa eco un altro: «Ma si rende conto che oggi in Calabria abbiamo una positività superiore al 18%? E lei come se niente fosse, sull’altare sacrificale della propaganda elettoralistica, si è reso complice dello scempio del declassamento in zona arancione. La provincia di Cosenza oggi ha quasi 400 nuovi casi. Si metta una mano sulla coscienza , sig. Presidente ff!». Un lungo elenco di reazioni avverse – termine che si addice quanto mai in tempo di vaccini – che tratteggia l’ultima, ma solo in termini temporali, gaffe di chi è seduto sulla poltrona del potere sfruttando al massimo quel privilegio (gli stadi tra l’altro sono interdetti al pubblico) dimenticando (eufemismo) il dolore che sta vivendo il popolo calabrese.
Si è «ipnotizzati dall’intruso», scriveva in un memorabile editoriale Ezio Mauro, per definire la bestia del populismo imperante. Sì, potremmo sottoscriverlo anche noi. Quanto è successo in una domenica di piena pandemia ne è l’esempio. (r.desanto@corrierecal.it)

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