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Il caso

Tragedia del Raganello, «nelle gole nessun abusivismo»

La motivazioni del gup che ha prosciolto le guide. Fondamentale la relazione di un istruttore chiamato come consulente dalla difesa

Pubblicato il: 19/04/2021 – 19:35
Tragedia del Raganello, «nelle gole nessun abusivismo»

CASTROVILLARI Il Tribunale di Castrovillari ha dato le prime risposte ai fatti della tragedia del Raganello del 20 agosto 2018, in cui hanno perso la vita 10 persone. Il giudice per l’udienza preliminare, al termine del rito abbreviato richiesto dalle guide L.D., A.L. D. e R. D., accusate di aver esercitato abusivamente la professione di Guida Alpina nelle escursioni alle gole del Raganello, ha emesso sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.
La difesa, costituita dagli avvocati Vincenzo D’Alba, Luca Franzese e Daniela Salvo, aveva prospettato la radicale insussistenza dell’accusa, non ricorrendo l’ipotesi criminosa prevista dalla legge n. 6/89 (c.d. Legge quadro sulle Guide Alpine). La pubblica accusa aveva invece chiesto l’applicazione della massima pena, ossia la condanna a un anno di reclusione e 10.000 € di multa, al netto delle diminuenti di legge.
Il gup  ha accolto in pieno le prospettazioni della difesa, stabilendo che «l’attività riservata alle Guide Alpine non è già una generica attività di accompagnamento in aree montane, bensì quella di accompagnamento su qualsiasi terreno che comporti l’uso di tecniche e attrezzature alpinistiche o l’attraversamento di aree pericolose», e «cioè delle zone rocciose, dei ghiacciai, dei terreni innevati e di quelli che richiedono comunque, per la progressione, l’uso di corde, piccozze e ramponi».
Il giudice ha rimarcato che nel caso delle Gole del Raganello non è ricorsa alcuna di tali condizioni, basando il proprio convincimento sulla relazione redatta, a giudizio del gup «con puntualità e coerenza espositiva», da un istruttore delle Guide Alpine su incarico degli avvocati D’Alba e Franzese.
«La relazione del consulente di parte – afferma il gup – guida alpina qualificata, corredata da foto inequivocabili, si presenta del tutto conforme a quanto rappresentato nella relazione dei consulenti incaricati dall’ufficio della Procura della Repubblica. Alla luce di tanto appare evidente – al di là del fatto se gli escursionisti le abbiano o meno recato con sé nel corso del tempo – di non essere a cospetto di alcun terreno da richiedere l’uso di tecniche ed attrezzature alpinistiche […] considerazione che vale ad escludere la sussistenza del delitto di cui all’articolo 348 cp».
Gli avvocati Vincenzo D’Alba e Luca Franzese evidenziano come questa sentenza abbia fatto chiarezza su una triste vicenda, stabilendo che non vi era nessun abusivismo da parte delle guide accusate, coinvolte in questo processo sebbene non avvessero nulla a che vedere con i fatti tragici del 20 agosto 2018.

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