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lotta alla ‘ndrangheta

Gratteri: «Vendevano eroina anche davanti ai Sert». Le cosche «spregiudicate» del Soveratese – VIDEO

Gli inquirenti raccontano l’operazione “Anteo”. I rapporti con i Mancuso e le cosche reggine. Capomolla: «Armi usate nelle transazioni per la droga»

Pubblicato il: 17/05/2021 – 11:36
di Alessia Truzzolillo
Gratteri: «Vendevano eroina anche davanti ai Sert». Le cosche «spregiudicate» del Soveratese – VIDEO

CATANZARO Eroina venduta ai più fragili, a chi stava cercando di disintossicarsi. L’organizzazione che la Dda di Catanzaro e i carabinieri della Compagnia di Soverato hanno disarticolato stamane nel corso dell’operazione battezzata “Anteo”, cercava le proprie vittime anche davanti ai Sert (servizio per le tossicodipendenze). Una strategia parecchio stigmatizzata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: «Questi spregiudicati si sono messi davanti ai Sert a vendere droga. È come dare, per fare un esempio, cioccolatini a un diabetico. Il dramma della tossicodipendenza che riguarda tante famiglie spesso viene messo in secondo pian riguardo alle grandi indagini alle quali siamo abituati. Anche questa è un’indagine importante, non solo perché collegata con famiglie di ‘ndrangheta di serie A – penso ai Giorgi e ai Pizzati di San Luca – ma ha portato alla luce un traffico di arsenali comuni e da guerra. Ci muoviamo in un contesto criminale che riguarda tutto il territorio del Soveratese».

Le interviste

I contatti con i Mancuso e i clan del Reggino

L’indagine, come ha spiegato il comandante della provinciale di Catanzaro, Antonio Montanaro, ha interessato il territorio compreso tra i Comuni di Chiaravalle, Gasperina, Petrizzi e Cardinale. Le investigazioni sono partite nel 2017 dalla necessità di scoprire l’origine di piccoli furti mirati a fare incetta di armi. Si è scoperto che i vertici del gruppo criminale, i fratelli Fabiano, erano in contatto con le cosche vibonesi, come i Mancuso, e del Reggino. «Sono state ritrovate armi anche da guerra e materiale esplodente», ha detto Montanaro. «Le armi – ha spiegato il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla – venivano utilizzate nelle transazioni con le cosche per la compravendita di droga. Questa capacità dell’organizzazione di farsi tramite con le cosche vibonesi e reggine è legata essenzialmente al controllo del territorio. La conoscenza perfetta del territorio montano da parte questa organizzazione consentiva di realizzare scambi tra l’area jonica e l’area tirrenica percorrendo piste inconsuete mettendosi al sicuro rispetto alle attività investigative».

Il video dell’operazione

La nuova droga sintetica

Il capitano della Compagnia di Vibo, Luigi Cipriano, ha sottolineato la «ferocia di questo soggetti che sceglievano le vittime per lo spaccio e per i furti e vendevano anche una nuova sostanza sintetica, uno scarto dell’eroina che crea forte dipendenza». Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati 7mila euro in contanti e diverse dosi di marijuana. 
«Quello che più mi ha colpito in questa occasione è la violenza fatta sugli anziani, picchiati e vessati per essere derubati dei fucili da caccia». Così il procuratore è stato colpito dal dramma di tanti giovani che «sperano, che sognano di uscire dalla tossicodipendenza e poi arriva uno spregiudicato davanti al Sert e ti offre a 20 euro un grammo di eroina. Queste per me sono indagini importanti esattamente quanto quelle che riguardano famiglie di ‘ndrangheta che si rapportano con mezzo mondo». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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