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il dibattito

Debiti della sanità fino al 2005, ok alla rinegoziazione del mutuo da “lacrime e sangue”

Il Consiglio regionale autorizza la giunta a trattare per ridurre il tasso d’interesse del prestito contratto con il Mef. Nel mirino il ruolo di Kpmg

Pubblicato il: 19/05/2021 – 18:30
Debiti della sanità fino al 2005, ok alla rinegoziazione del mutuo da “lacrime e sangue”

REGGIO CALABRIA Il consiglio regionale ha approvato la proposta di legge, di iniziativa della giunta, sul rifinanziamento del prestito contratto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’estinzione dei debiti sanitari cumulativamente registrati fino al 31 dicembre 2005. Il testo autorizza la giunta regionale a rinegoziare, alle condizioni indicate dalla Cassa Depositi e Prestiti, il tasso di interesse del prestito trentennale contratto nel 2011 dalla Regione con il ministero dell’Economia e delle finanze pari a 428 milioni per ripianare i debiti sanitari fino a tutto il 2005: l’obiettivo è ridurre il tasso di interesse portandolo all’attuale 5,658% ad almeno il 2% (allo stato attuale, il residuo da pagare è pari a oltre 359 milioni di capitale e circa 265 milioni di interessi). A relazionare sul provvedimento è stato il consigliere regionale Giuseppe Neri (FdI): «È un provvedimento importante che però doveva arrivare prima e questo ritardo è da stigmatizzare».
Dopo la relazione di Neri, ha aperto il dibattito Domenico Bevacqua (Pd): «Annuncio il voto a favore del gruppo del Pd nell’interesse dei calabresi, ma mi preoccupa la relazione di Neri perché qualcuno evidentemente non è stato scrupoloso ed è grave, vista la situazione del debito della sanità, si dimostra che forse nei Dipartimenti c’è troppo lassismo o subordinazione alla politica e a chi governa. Basta però con lo scaricare le responsabilità sulla passata legislatura, a noi non importa affatto. Ribadisco poi che continuiamo ad assistere al proliferare di pratiche da “captatio benevolentiae”, se continua così non parteciperemo più nemmeno alle sedute della Conferenza dei capigruppo». Secondo Carlo Guccione (Pd) «il problema è che ancora non conosciamo la quantificazione del debito della sanità. Cosa è accaduto in questi anni e quale ruolo ha avuto l’advisor Kpmg, finora costato ai calabresi 11 milioni, che doveva sistemare la situazione e dare assistenza alle aziende sanitarie visto che i conti oggi sono persino peggiorati? Mi aspetto di sapere dal presidente Spirlì quali debiti sono stati pagati finora con questo mutuo, sarebbe bene che se ne occupino in una seduta congiunta la Commissione sanità e la Vigilanza. Se non facciamo questo tipo di riflessioni sarebbe curioso chiedere l’azzeramento del debito visto che non sappiamo quant’è il debito. È necessario poi aprire una profonda riflessione sul Decreto Calabria 2, perché non è possibile prevedere la decadenza di un commissario di un’azienda dando loro poco tempo per sistemare le cose». Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Pitaro (Misto), che ha chiesto «di fare chiarezza sul tema dell’enorme debito della sanità, alla prossima Giunta il compito di una forte azione per l’azzeramento del debito». A parere di Baldo Esposito (Cdl) «va raccolta la proposta di convocare una seduta della terza Commissione sanità per fare luce sul fatto che ancora non è stata fatta luce sul debito nella sanità e sul ruolo di Kpmg. Credo che non sarà facile avere risposte ma dobbiamo insistere. Dobbiamo poi subito determinarci con il ministro della Sanità e il ministro dell’Economia e delle Finanze per modificare il decreto Calabria 2. E già da ora possiamo annunciare che la prossima giunta si farà carico della necessità di ottenere l’azzeramento dei debito della sanità, fermo restando che già da adesso sosteniamo l’interlocuzione del presidente della giunta Nino Spirlì con il governo». Per Giuseppe Graziano (Udc) «la rinegoziazione del mutuo è necessaria e la proposta della Giunta è giusta. Quanto al tema del debito penso che la Commissione sanità possa svolgere da sola bene il suo lavoro, il problema è che c’è un management che non riesce a dare risposte, come abbiamo già visto con le audizioni di alcuni commissari aziendali. E il Decreto Calabria va respinto totalmente così come il commissariamento della sanità calabrese deve finire. È tutto un sistema, non solo calabrese, che non ha funzionato, perché sul debito nemmeno il tavolo nazionale evidentemente ha fatto i controlli necessari. Dobbiamo chiedere un’interlocuzione più forte con il governo, che non ha capito che inviare qui prefetti e generali, con tutto il rispetto, non serve. È opportuno che il Consiglio regionale faccia un’azione unitaria in questa direzione con un incarico formale a una delegazione formata da Giunta, maggioranza e minoranza a parlare con il governo per trovare una soluzione al tema del debito in sanità». Domenico Giannetta (Forza Italia) ha annunciato che anche la Commissione Vigilanza da lui presieduta «farà la sua parte, magari non una azione congiunta con la Commissione sanità», osservando poi che «dobbiamo sostenere il commissario Longo in quanto è stata questa una linea politica di questa legislatura a differenza di quella conflittuale del passato, ma non dobbiamo assumerci responsabilità che non abbiamo: è il commissario che deve esigere la certificazione del debito dai commissari delle Asp». Secondo Filippo Mancuso (Lega) «la pratica della rinegoziazione del debito nella sanità è una delle più importanti di questa legislatura perché ci darà un risparmio di almeno 140 milioni in interessi. Dobbiamo però rimarcare ancora una volta il fallimento del commissariamento della sanità, visto che dal 2010 a oggi il debito ha raggiunto un miliardo di euro». Raffaele Sainato (Forza Italia) ha proposto che «il risparmio che deriverà da questa rinegoziazione sia destinato a finalità chiare, su cui dobbiamo fare un atto di indirizzo nell’interesse dei calabresi. La priorità comunque è avere da chi di dovere l’esatta certificazione del debito». Per Giuseppe Neri (FdI) «è inutile mettere sul banco degli imputati Kpmg, è più efficace che ci fornisca la documentazione che ha prodotto per capire cosa ha prodotto e cosa ha proposto e quindi capire chi poi non ha fatto il proprio compito». Filippo Pietropaolo (FdI) ha sostenuto che «dobbiamo tutti insieme, i partiti al governo a Roma ma anche il nostro, per fare fronte comune per modificare il Decreto Calabria ma soprattutto per stabilire una fine certa del commissariamento». Antonio De Caprio (Forza Italia) ha stigmatizzato «la mancanza di leale collaborazione nei confronti della Calabria in tema di sanità per un gestione fallimentare messa in atto dai vari commissari di governo». Graziano Di Natale (Iric) infine ha rimarcato che «la debolezza della politica calabrese è stata nell’aver consentito ai commissari di gestire non solo l’aspetto contabile ma tutto il settore della sanità, e questo ha fatto aumentare il debito e ridurre la qualità dei servizi».

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