Ultimo aggiornamento alle 13:07
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

l’udienza

Rinascita Scott, Mantella racconta la mattanza vibonese. Il legame con i Bonavota, le lupare bianche e i delitti d’onore

Il collaboratore ricorda l’omicidio Lopreiato e la sparizione di Michele Penna e Salvatore Foti. «Scrugli venne ucciso perché Pantaleone Mancuso aveva scoperto il piano dei Piscopisani per ucciderlo»

Pubblicato il: 19/05/2021 – 18:03
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, Mantella racconta la mattanza vibonese. Il legame con i Bonavota, le lupare bianche e i delitti d’onore

LAMEZIA TERME Andrea Mantella era affiliato con i Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia ma aveva stretto un forte legame anche con i Bonavota di Sant’Onofrio con i quali aveva contatti frequentissimi. Quando decise di creare un gruppo autonomo, racconta, «non lo feci per affrancarmi dai Lo Bianco. Io faccio la scissione dal colosso Mancuso-Fiarè-Razionale-Gasparro». I rapporti con i Lo Bianco restano buoni, con i Bonavota ancora di più. Proprio dei Bonavota ha parlato oggi Andrea Mantella nel corso del processo Rinascita-Scott rispondendo alle domande del pm Andrea Mancuso.

Gli screzi dei Bonavota con Lopreiato

Antonino Lopreiato aveva messo dei lumini con dei fiori: una minaccia funebre che fece al signor Facciolo. «Facciolo – racconta il collaboratore di giustizia Andrea Mantella nel corso del processo “Rinascita-Scott” – era una sorta di imprenditore ed era il cavallo di Troia dei Bonavota all’interno del villaggio “Garden”» che si trovava nella zona di Acconia-Curinga, di proprietà di Francescantonio ed Emanuele Stillitani che Mantella definisce legati a doppio filo coi Mancuso e in seguito anche con gli Anello-Fruci.
Ad ogni modo, dopo l’atto intimidatorio a Facciolo si decise di eliminare Lopreiato e venne fissato un appuntamento all’interno dell’ovile di Rocco Calfapieta, un pastore, e lì si presentò Nino Lopreiato con Saverio Patania. «Domenico Cugliari – dice Mantella – voleva che non se ne andassero più questi due da lì ma Domenico Bonavota si incavolò e disse che non era possibile perché se li avessero ammazzati avrebbero dovuto ammazzare anche i pastori, padre e figlio, per non lasciare testimoni. Così quella sera se ne andarono chiarendo la questione dei lumini e dei fiori che Lopreiato negò di avere piazzato. Li per lì lo abbiamo lasciato andare ma in seguito è stato ucciso».

Gli appostamenti senza risultati

Inizialmente all’omicidio Lopreiato – che Mantella definisce un “tragediatore” – doveva partecipare anche Andrea Mantella ed era stato creato un appostamento per farlo fuori ma c’era la figlia «e non abbiamo sparato per non colpire la figlia che era in macchina e stava smanettando col telefonino. In seguito lo abbiamo appostato nei presso della sua abitazione che si trovava alle spalle della sua rivendita di mangimi dove passa l’arteria della tangenziale est che era un cantiere. Ci siamo appostati più di una sera, eravamo io e Francesco Fortuna mentre Onofrio Barbieri ci aspettava più avanti. Ma Lopreiato non si affacciò».

L’omicidio Lopreiato

Questo avviene, ricorda Mantella, prima di febbraio 2006, periodo nel quale venne tratto in arresto. In seguito, dice Mantella, l’omicidio venne eseguito su mandato dal carcere di Emilio Bartolotta. Emilio Bartolotta aveva creato una ‘ndrina distaccata legata ai Bonavota. Aveva subìto da Lopreiato un attentato intimidatorio attraverso una bomba esplosa davanti al suo panificio a Vibo, in zona Moderata Durant. Emilio Bartolotta aveva così preso a mandare pizzini dal carcere a Domenico Cugliari della cosca Bonavota di Sant’Onofrio per sollecitarli a uccidere Lopreiato. L’omicidio Lopreiato avvenne l’otto agosto 2008. Mantella lo ricorda bene perché la data coincide con quella della morte di suo padre. Nello stesso giorno Mantella apprese della morte del genitore e dell’omicidio Lopreiato. In quel periodo il collaboratore di trovava a Villa Verde a Cosenza e, dice, «quell’omicidio io non l’ho commesso».

L’omicidio Foti

Andrea Mantella racconta che fu Nino Lopreiato a fare fuori Salvatore Foti, uomo della ‘ndrina di Emilio Bartolotta. Lopreiato lo attirò con la scusa di avere una gabbia particolare per le scimmiette che Foti teneva in campagna.

L’omicidio Penne

Prima di Foti era stato ucciso Michele Penna, un assicuratore, «si presentava come una persona per bene. Poi sposò la figlia di Nicola Bartolotta e venne ucciso per una questione di donne. Si diceva che avesse avuto un comportamento scorretto nei confronti di Domenico Cugliari, detto “Micu i Mela”, perché avrebbe avuto una relazione con una parente di Cugliari».
«Si mette in moto la machina della giustizia poco trasparente – racconta il collaboratore – e quindi si impegna il maresciallo di Sant’Onofrio ai tempi, e interpellano questi vari esponenti più in vista a Stefanaconi. Il maresciallo, questo signor Prete, interpella Giovanni Franzè e lo stesso Antonino Lopreiato per avere almeno indietro i resti dello sventurato che però non si trovarono più. In seguito Antonino Lopreiato fece sparire per lupara bianca Salvatore Foti per la questione Penna, perché i due cugini Foti, Andrea e Salvatore erano con Emilio Bartolotta ed Emilio Bartolotta era con Domenico Cugliari alias “Micu i Mela” appartenente ai Bonavota. La sequenza è la seguente: il povero Penna ha la relazione con la parente di Cugliari, Emilio Bartolotta ha la ‘ndrina distaccata su Stefanaconi per merito dei Bonavota/Cugliari, due cugini Foti sono affiliati ad Emilio Bartolotta». Il risultato di queste alleanze è che per lavare lo sgarro della relazione extraconiugale «fanno sparire questo ragazzo per bene».
Dunque per primo sparisce Penna, poi Foti (entrambi per lupara bianca) e infine viene ucciso Lopreiato.

L’omicidio Scrugli

Altra vicenda è quella dell’omicidio di Francesco Scrugli, uomo legato da un vincolo di lunga amicizia con Andrea Mantella. Scrugli faceva parte del suo gruppo con i Lo Bianco-Barba ma aveva deciso di passare con il gruppo dei Piscopisani. Mantella lo lascia fare: «Lo buttai dentro i Piscopisani per controllarli – racconta –. Scrugli era un sanguinario, non vedeva al di là del proprio naso. Con i Piscopisani porta avanti il proposito di uccidere Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” – ma fecero l’errore di farlo sapere a Saverio Razionale che lo ha fatto sapere a Scarpuni e a Giuseppe Accorinti, boss di Zungri». Alla fine, a marzo 2012 venne ucciso Francesco Scrugli a Vibo Marina e vennero feriti Rosario Battaglia e Raffaele Moscato. «All’interno del carcere di Viterbo – dice Mantella – Franco Alessandria, detto “Mustazza”, mi raccontò che era stato costretto a pedinare Scrugli». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.c.a.r.l. ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb