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‘Ndrangheta, confiscati beni per due milioni a Firenze. L’imprenditore: «Fango e menzogne»

L’imprenditore prova a difendersi in un’intervista su “Il Tirreno”. «Abbiamo fatto appello, l’usura non esiste»

Pubblicato il: 13/06/2021 – 7:52
‘Ndrangheta, confiscati beni per due milioni a Firenze. L’imprenditore: «Fango e menzogne»

FIRENZE «Nessun riciclaggio, l’usura non esiste. Abbiamo fatto appello contro la confisca. Contesto alla radice le accuse che mi vengono mosse.  Le mie attività vanno avanti meglio e più di prima». A difendersi, in una intervista rilasciata a “Il Tirreno”, è Cosma Damiano Stellitano, 55 anni, imprenditore calabrese di Melito Porto Salvo, residente a Sovigliana, al quale i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Firenze hanno confiscato beni – ai sensi del Codice Antimafia – del valore di oltre 2 milioni di euro. 

«Solo fango e menzogne»

«Lavoriamo senza problemi – ha raccontato a “Il Tirreno” – rapportandoci con gli amministratori giudiziari. Contro di me solo fango e menzogne». Eppure per gli investigatori sarebbe emersa  «sia la condizione della pericolosità sociale dell’imprenditore – gravemente indiziato dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio – sia una forte sproporzione tra il valore dei beni di cui aveva la disponibilità – anche per interposta persona – e il reddito dal medesimo dichiarato». 

I sequestri tra la Calabria, Pisa e Tenerife

In particolare, all’imprenditore e ad alcuni dei suoi familiari sono stati confiscati una ventina tra conti correnti, libretti di deposito, carte prepagate, strumenti finanziari e polizze vita, 6 autoveicoli, 3 aziende – operanti nel settore della lavorazione delle pelli – con sedi a Reggio Calabria e in provincia di Pisa, il 50% delle quote societarie di altra società del settore alimentare con sede a Catanzaro, nonché 8 immobili, tra i quali uno a Tenerife (Spagna). I provvedimenti patrimoniali eseguiti traggono origine dall’operazione “Vello d’Oro” che, coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze e condotta dalla Guardia di Finanza e dall’Arma dei carabinieri, nel febbraio 2018 aveva portato all’arresto di 14 persone tra la Calabria e la Toscana, per reati che vanno dall’associazione per delinquere all’estorsione, dal sequestro di persona all’usura, dal riciclaggio all’abusiva attività finanziaria, dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti al trasferimento fraudolento di valori, anche con l’aggravante del metodo mafioso. Nell’ambito dell’indagine era stato ricostruito un apposito sistema criminale, volto, da un lato, a riciclare i soldi illecitamente acquisiti da due consorterie criminali calabresi e una campana e, dall’altro, a creare riserve occulte di contante presso varie aziende toscane. Nel contesto erano state attenzionate alcune società, riconducibili all’imprenditore, che avevano veicolato capitali illeciti, di fatto in raccordo tra le società coinvolte e il sodalizio criminale contiguo alle famiglie ‘ndranghetiste dei Barbaro e dei Nirta, attive nella zona del litorale jonico della provincia di Reggio Calabria, nonché personaggi collegati al clan camorristico Lo Russo, dell’area nord della città di Napoli.
Il provvedimento odierno si inserisce in una più ampia strategia istituzionale, spiega una nota della Gdf, basata sul coordinamento dell’Ufficio della Procura di Firenze per le misure di prevenzione e per il contrasto ai patrimoni illeciti anche di provenienza mafiosa, diretto dal procuratore Giuseppe Creazzo, volto a contrastare, anche attraverso l’applicazione della normativa antimafia, l’infiltrazione criminale dell’economia legale.

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