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«Paola, ripensaci»

Cara Paola, cara direttrice, avevo pensato di scriverti in privato, poi però ho riflettuto e mi sono reso conto che certi sentire vanno condivisi, come ogni azione o pensiero che siano intrisi di …

Pubblicato il: 16/06/2021 – 10:08
di Ugo Floro
«Paola, ripensaci»

Cara Paola, cara direttrice, avevo pensato di scriverti in privato, poi però ho riflettuto e mi sono reso conto che certi sentire vanno condivisi, come ogni azione o pensiero che siano intrisi di civismo.
E allora lasciati dire che non sono d’accordo con te.
Altre volte mi è capitato di non esserlo, pur restandoti a mio modo vicino, a conferma di quanto confronto vi sia nella nostra redazione, che è una comunità di lavoro davvero democratica, lontana mille miglia dallo stile di certe caserme editoriali che coltivano l’ego di capi e capocchi facendo strame della credibilità, facendo anche ridere.
E tuttavia, questa volta, il mio disaccordo sulla tua ormai ben nota scelta trascende la dimensione giornalistica e investe l’animo del cittadino che sente di aver perso una grande occasione di riscatto.
Intendiamoci, il tuo rifiuto a candidarti a presidente della Regione per il centrosinistra lo posso capire, alla luce di certe inoppugnabili motivazioni che hai dato, in primis la spaventosa e generalizzata mancanza di politica in quelli che dovrebbero essere portatori sani di politica come i partiti, ridotti ormai a comitati elettorali impermeabili spesso al senso della vergogna e refrattari all’etica pubblica, come dimostrano le tante, troppe candidature borderline che abbiamo visto in tutti questi anni e che, stanne pur certa, vedremo tra poco.
Perché qui da noi i ‘fondamentali’ della politica, il movente politico in particolare, non cambia.
Perché quella concezione mascolina e caprona, tipicamente calabrese, di guardare alla candidatura come ascensore sociale da mettere a disposizione dei soli portatori di voti e dei broker che realizzano con spietata costanza l’intermediazione tra le zone poco lusinghiere della società e la cosa pubblica, non vuole proprio andarsene, malgrado le indagini, i processi, lo sdegno (social) dei più.
E allora, se questa è, chi glielo fa fare ad una donna di Calabria da sempre nella trincea del giornalismo impegnato di scendere in campo?
Dove trovare gli stimoli giusti per lasciare (temporaneamente) la direzione di un giornale libero come il nostro Corriere per solcare i mari perigliosi di una campagna elettorale?
Te lo dico io.
Nel coraggio, nella bellezza di una sfida, la quale seppur tostissima, traccerebbe un solco da regalare a quella generazione di giovani, ancora minoritaria, ma che sfugge al controllo di tante migliaia di genitori corrotti dal “tengo famiglia” e quindi dei più fulgidi interpreti sia di centro-sinistra che di centro-destra del clientelismo.
Questi giovani, Paola, possono, devono, vogliono crescere, hanno bisogno di una leadership credibile, che il direttore di una testata credibile può rappresentare in questi tempi grami.
Essi sono un patrimonio che una battaglia politica d’avanguardia, come quella che andresti a fare, suscettibile di contagiare di buono anche i caproni, potrebbe solo moltiplicare.
Pensaci, anzi ripensaci.

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