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Le recriminazioni di Bevacqua: «Irto avrebbe fatto grandi cose. Ma il Pd è abituato a farsi del male»

Il capogruppo regionale dem a L’altro Corriere Tv. «La Calabria non importa a nessuno. Oliverio? Dopo 42 anni non so cosa proporrà»

Pubblicato il: 17/06/2021 – 17:06
Le recriminazioni di Bevacqua: «Irto avrebbe fatto grandi cose. Ma il Pd è abituato a farsi del male»

LAMEZIA TERME Un gruppo dirigente che si sente tradito, ma che si augura possa essere coinvolto nelle dinamiche romane sul nome del candidato alla presidenza della Regione per la coalizione del centrosinistra. A sentire Mimmo Bevacqua dovrebbe finire così, anche se il rammarico per la candidatura di Nicola Irto, andata in fumo, sembra essere tanto. Intervenuto nel corso del talk “20.20” condotto da Danilo Monteleone e Ugo Floro, andato in onda mercoledì sera su L’altro Corriere Tv, il capogruppo in Consiglio regionale del Pd ha continuato a ribadire che la candidatura di Irto sarebbe la migliore ed auspicato il coinvolgimento del gruppo dirigente calabrese dem nella scelta del “nome”. «I telefoni fra la Calabria e Roma funzionano troppo ed in maniera sbagliata. Un gruppo dirigente che si ritiene tale – ha esordito Bevacqua – deve essere responsabile, riservato e lavorare per trovare la sintesi migliore, ma in silenzio. Noi siamo abituati a farci del male. Il centrodestra è dilaniato all’interno, con una discussione forte e accesa, mentre da noi è tutto pubblico: credo sia un limite nel Paese e in Calabria. Mi auguro che queste ore vengano utilizzate al meglio».

«Irto avrebbe potuto fare grandi cose»

Il consigliere regionale svela qualche retroscena. «Finalmente il gruppo dirigente calabrese del Pd aveva dimostrato una certa unità e condivisione, individuando in Nicola Irto il candidato migliore che potesse mettere in campo. Dispiace molto che Irto abbia fatto un passo indietro e che abbia condiviso il richiamo alla responsabilità da parte del partito nazionale che, pur di fare un’alleanza politica con il centrosinistra e con i Cinquestelle, ha chiesto a Nicola di compiere un passo indietro. L’auspicio è che quello non sia un atto di responsabilità tale da renderlo inutile. Noi vorremo che la scelta sia espressa dal gruppo dirigente calabrese, in collaborazione col nazionale, riuscendo ad individuare qualcuno che allarghi il campo, aggreghi, motivi, crei entusiasmo. Sono, ero, convinto che con Nicola avrebbe potuto fare grandi cose. E mi auguro che quella futura non sia una scelta compiuta da pochi a livello nazionale».

«A Boccia abbiamo chiesto di essere coinvolti»

A Boccia abbiamo presentato un ragionamento chiaro, pretendendo che il gruppo calabrese sia coinvolto nelle decisioni. E se poi il nazionale dovesse ritenere che il gruppo dirigente calabrese debba essere mortificato, facciano pure, ma conoscendo la sensibilità politica di Letta e Boccia credo che porteranno all’attenzione nomi condivisi».
Le recriminazioni per Bevacqua sono molte. «Irto avrebbe incarnato il giusto profilo: giovane, con una immagine positiva e già con una esperienza maturata alle spalle che non fa mai male, perché proprio il candidare il primo che passa ci ha penalizzato. Questo è il limite della politica che ha partorito demagogia e populismo».
«Al Corriere della Calabria, nel corso di un’intervista rilasciata una settimana prima che Irto mollasse, ho detto che se fossi stato al posto di Nicola avrei mandato tutti a quel paese. Non si può lasciare un candidato alla presidenza della Regione in stand-by dopo aver riassunto su di sé l’unità di intenti. La scelta romana legata agli equilibri politici nazionali ha fatto scemare l’entusiasmo che era sorto attorno a Irto. Adesso mi auguro ci sia una convergenza sul prossimo nominativo, anche se per me il miglior candidato rimane Irto. Roma abbia la capacità e l’intelligenza politica di tenere coeso il gruppo dirigente calabrese da una parte e dall’altra di allargare la coalizione».

«La Calabria non interessa a nessuno»

«C’è un tentativo di rafforzare l’alleanza col M5S a Napoli ed negli otto capoluoghi di provincia che andranno al voto – ha sottolineato ancora Bevacqua – ma mi amareggia molto che della Calabria non interessi niente a nessuno. La nostra regione nelle dinamiche politiche nazionali è sempre all’ultimo posto, eppure è l’unica in cui si va al voto. Le forze della coalizione avrebbero prima dovuto affrontare il caso Calabria e poi tutto il resto».

«Noi siamo fatti male»

«La mia amarezza deriva dal fatto che i miei colleghi del centrodestra non abbiano saputo nulla sul loro candidato perché decidono Berlusconi, o Tajani, la Meloni e Salvini. Noi, invece, siamo fatti male, anche dal punto di vista dell’approccio alle cose. Il rispetto dei ruoli e delle motivazioni sono importanti, le scelte non si possono dare in pasto alla pubblica opinione in un certo modo. La sintesi migliore è l’equilibrio fra il gruppo dirigente e la coalizione allargata».

L’incognita Oliverio

Rispetto a un ipotetica ridiscesa in campo di Mario Oliverio, così come un avvicinamento a De Magistris, Bevacqua è sembrato piuttosto tiepido. «Demagogia e populismo vanno messe da parte. Se davvero vogliamo cambiare – ha detto ancora – dobbiamo essere capaci di mettere in campo personalità forti, con esperienza alle spalle, ma per far ciò dobbiamo accantonare le zavorre. Se ci può essere spazio per Oliverio? Non so cosa proporrà, dopo 42 anni di politica svolta con ruoli di primo piano e bene, per poi proporre adesso chissà cosa. Non può essere punto di riferimento chi è stato sconfitto ed ha creato all’interno del Pd un dibattuto così forte da non essere più candidato. Mi auguro voglia annunciare il suo contributo alla causa, mettendo in campo idee innovative. Solo così potrebbe aiutare a crescere il gruppo dirigente».

La «porcheria» delle nomine

Il consiglio regionale convocato per mercoledì prossimo notificherà una interminabile sfilza di nomine, mentre nei giorni scorsi i quattro consiglieri regionali della Lega hanno invitato a soprassedere. Ma perché quello che vale per i rappresentanti del Carroccio – hanno chiesto dallo studio – non deve valere per Spirlì? «Questi fatti – è stata la risposta di Mimmo Bevacqua – li ho denunciati. Noi non partecipiamo più alle conferenze dei capigruppo perché non siamo più disposti a discutere punti che non rientrino nelle competenze della straordinarietà, cioè urgenti e indifferibili. Stanno approvando tante di quelle porcherie a fini clientelari enormi. Abbiamo scritto ai ministri degli Affari regionali e della Funzione pubblica, diffidato la segreteria della giunta regionale. Non vado in piazza perché non sono un populista, preferisco gli atti. Quelle nomine sono violazioni che illudono le persone, perché poi decadono. Si tratta di un’operazione clientelare ed è una prassi – ha concluso il capogruppo dem in Consiglio regionale – che si attiva troppo spesso».

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