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Festival “Leggere e Scrivere” definanziato, il caso a “20.20”. Limardo: «In un modo o nell’altro si farà»

Il primo cittadino di Vibo non attacca ma ammette: «Una kermesse di importanza internazionale, solo per questo andrebbe finanziata»

Pubblicato il: 17/07/2021 – 14:18
Festival “Leggere e Scrivere” definanziato, il caso a “20.20”. Limardo: «In un modo o nell’altro si farà»

LAMEZIA TERME È la “Capitale Italiana del Libro 2021”, ma è anche la città in cui un festival di caratura internazionale è stato – momentaneamente – definanziato dal momento in cui non è possibile partecipare al bando regionale che finanzia questo tipo di attività. Quello legato al Festival “Leggere e Scrivere”, insomma, è un vero paradosso dopo il riconoscimento ricevuto dalla città di Vibo. Ne hanno discusso nell’ultima puntata di “20.20” Danilo Monteleone e Ugo Floro, insieme al sindaco di Vibo, Maria Limardo. Il primo cittadino vibonese non ha affondato il colpo contro la Regione e una linea politica “amica”, ma ha comunque sottolineato ciò che è innegabile: «Sono sicura che, – ha detto Maria Limardo – nonostante la mancanza dei fondi regionali, il festival si farà. L’ho già detto, la mia città non si tirerà indietro e sosterrà il festival anche dal punto di vista economico affinché si svolga. Non ho letto con attenzione il bando della Regione, credo abbia avuto comunque le sue motivazioni per realizzarlo in un certo modo. Poi se si hanno i requisiti si partecipa, altrimenti no».  Un giudizio evidentemente “diplomatico” quello della Limardo, nonostante il bando sia stato modificato nei parametri economici rispetto allo scorso anno. «Credo che la Regione abbia in mente dei target particolari, ma credo che il festival possa concorrere a questo bando. Ho già ribadito che se occorre una quota base di sostegno per la partecipazione, il Comune farà la sua parte così come sono certa che anche altri sponsor si aggiungeranno per sostenere o il festival o la partecipazione al bando». «La Regione fa le sue scelte – ha detto ancora la Limardo – con bandi oggettivi e lineari e non costruiti su festival o realtà specifiche e chi non rientra rimane fuori». «Se il festival non riesce a raggiungere il requisito economico, noi siamo qua insieme alla città per far sì che questa esperienza continui». «Se si alza l’asticella – spiega la Limardo – forse si mira ad altro o magari ad elevarci rispetto a quello che siamo stati finora». Dal giudizio diplomatico, ai fatti oggettivi e innegabili: «È evidente che la mia città non può privarsi di questo importante festival, è assolutamente evidente che il Comune da solo non può sostenere il festival, così come il festival è evidente che non possa autosostenersi. Ci sono delle kermesse che caratterizzano la Calabria intera, che portano la Calabria sul panorama nazionale e anche fuori dai confini e il festival “Leggere e Scrivere” è uno di questi. Da molti anni richiama in città migliaia di persone, c’è una preparazione prima, durante e dopo. Vibo grazie a questo festival è agli onori nazionale per moltissimo tempo. Non c’è dubbio che la Regione dovrebbe finanziare questo festival solo per questo motivo». La Regione non dovrebbe essere inseguita da un sindaco di una città che è stata insignita di un titolo nazionale prestigioso. La Regione, se è vero che è un ente a guida politica che vede il centrodestra al comando, dovrebbe mettere in campo tutte le iniziative possibili anche per evitare un danno d’immagine e il paradosso di una Vibo “città dei libri” e che vede definanziato un importante festival. «Sono assolutamente certa che la Regione non possa non considerare questo importante riconoscimento che appartiene alla città, alla Provincia e alla Regione tutta». 

Il “caso” Anci

E poi c’è il tema legato all’Anci che, qualche giorno fa, ha eletto Marcello Manna nuovo presidente regionale. La Limardo aveva chiesto, però, il rinvio: «Mi sono fatta portavoce di un sentimento diffuso tra moltissimi Comuni calabresi, ovvero una richiesta di rinvio a causa delle difficoltà a sanare le condizioni di morosità nei pagamenti, imprescindibili per far parte di Anci. Lo stesso Manna aveva segnalato come molti sindaci fossero andati via perché non potevano votare a causa delle morosità o per i pagamenti che ancora non erano stati formalizzati. Con il rinvio, molti sindaci e molti Enti avrebbero potuto sanare le proprie posizioni, nella logica di una massima partecipazione possibile. Su quasi 400 Comuni in realtà erano presenti poco meno di un quarto. La mia, insomma, era solo una richiesta di democrazia. Questi sindaci hanno il diritto di partecipare». 

Crisi di “vocazione” di sindaci e amministratori

Nella Chiesa si parlava, qualche tempo fa, di crisi di vocazione. La stessa che forse sta interessando anche la carica di sindaco in Calabria, soprattutto nei piccoli Comuni ma che poggia su un problema serio: a fronte di un paniere di responsabilità enormi dei sindaci, esiste una esposizione giudiziaria molto elevata. «È una delle tematiche più centrali e attuali. Ho posto il problema del recupero reputazionale dei sindaci – ha detto a “20.20” Maria Limardo – perché non è possibile trovarsi di fronte a situazioni di possibile abuso d’ufficio o omissioni d’atti d’ufficio. La posizione classica tra l’incudine e il martello in cui molto spesso ci ritroviamo noi sindaci, specialmente nelle grandi città». «La poltrona di sindaco scotta sempre più. Ero avvocato, anche con un certo successo, mentre adesso mi ritrovo con un netto indennitario di 2.040 euro ogni mese. Eppure io passo tutti i giorni qui, al Comune, a Roma, a Catanzaro, sui cantieri e nelle scuole per onorare il mio ruolo amministrativo e soprattutto il mandato che i cittadini mi hanno conferito. In queste condizioni, dunque, dire di essere mal pagati è dire poco. Ma sono animata da passione, da impegno civico e certamente non avevo bisogno di questa poltrona per riscattare me stessa o per avere visibilità. Lo faccio con impegno e passione, non sono pentita e andrò avanti fino alla fine e, con ogni probabilità, alla fine di questi cinque anni mi ricandiderò perché la mia città ha bisogno di un arco temporale ampio per essere cambiata per come io desidero e voglio».

«Alla fine del mio mandato mi ricandiderò»

Maria Limardo, dunque, ha intenzioni di ricandidarsi, precludendo dunque la possibilità di presentarsi come candidata in consiglio regionale. «Io sono affezionata alla mia città, la amo come amo i miei cittadini. È chiaro che i risultati non si possono vedere in soli due anni, ci vuole molto più tempo, ma molte cose stanno cambiando non solo a livello strutturale, ma sta cambiando anche la percezione dei cittadini». «Stiamo stipulando moltissimi patti di collaborazione tra la municipalità e le tantissime associazioni presenti sul territorio per la cura dei beni comuni che sono numerosi, come ad esempio quello stipulato con l’associazione “La goccia”». Maria Limardo, donna di destra che non ha mai cambiato bandiera, dichiara poi estrema “fedeltà” al coordinatore regionale di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori: «Ho seguito Fini anche dopo Alleanza Nazionale ma ho poi trovato “casa” in Forza Italia, partito al quale devo molto e all’interno del quale mi ritrovo benissimo a livello nazionale, regionale e anche vibonese. È al coordinatore regionale Mangialavori che devo molta parte del mio coraggio, della mia forza e del sostegno alla mia città».  (redazione@corrierecal.it)

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