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L’INTERVISTA

Franz Caruso: «C’è ancora bisogno di socialismo»

La corsa a Palazzo dei Bruzi e i legami con le Regionali: «Dalla città può nascere una coalizione di impianto progressista e riformista»

Pubblicato il: 19/07/2021 – 7:09
Franz Caruso: «C’è ancora bisogno di socialismo»

COSENZA Candidato a sindaco del capoluogo bruzio sostenuto dal Psi insieme ad altri schieramenti politici, Franz Caruso è sceso in campo già da tempo e pare avere le idee chiare sulle prospettive politiche di città e regione.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Calabria analizza il panorama elettorale e gli scenari futuri. Tra la corsa al Palazzo dei Bruzi e quella alla Cittadella regionale, tutt’altro che slegate. Dalle dinamiche intorno alla colazione di Centrosinistra ai malumori nel Centrodestra.

Qualche settimana fa il leader dei socialisti, Riccardo Nencini, ha evidenziato come la competizione elettorale regionale e quella per la città di Cosenza siano strettamente legate. Una sorta di “simul stabunt, simul cadent”. È lecito pensare che se a Cosenza le vostre istanze non venissero accolte ci sarebbero effetti anche in ambito regionale?
«Mi piace ricordare che la mia candidatura a Sindaco di Cosenza nasce dalla spinta, partita dal basso, di ampi settori culturali, associativi, professionali e da singole espressioni, di tutti gli strati sociali, della mia città. Una candidatura svincolata da logiche politiche e di appartenenza. La condivisione dell’iniziativa da parte del Psi nazionale e di gran parte delle forze politiche che compongono il centrosinistra ha arricchito la mia candidatura anche di connotati politici che hanno, necessariamente, proprio per l’importanza che riveste l’elezione cosentina, coinvolto i livelli nazionali di tutte le forze politiche del centrosinistra. Per cui, con chiarezza e lealtà, abbiamo sin da subito richiesto che tanto al Comune di Cosenza quanto alla Regione Calabria si realizzasse un progetto politico di chiara impronta riformista. Ritengo, pertanto, imprescindibile ed utile affermare questa impostazione che, partendo dalla mia città, può dare impulso e vigore ad una coalizione regionale poco caratterizzata nel suo impianto riformista e progressista. Per cui, se non è “simul stabunt simul cadent”…poco ci manca».

Tra quelle che potremmo definire “resistenze” sul suo nome c’è quella di chi dice che la sua candidatura potrebbe essere vista di buon occhio, se non addirittura ispirata, dalla vecchia guardia del Partito Democratico, quella, per intenderci, oggetto degli strali sia di Zingaretti che di Letta…
«La mia storia politica e personale rifugge da logiche di parte o, peggio ancora, partigiane. Milito nel mio partito da quando, minorenne, frequentavo la storica sezione Psi “Paolo Cappello” di Viale Trieste. I socialisti erano tutti divisi in correnti e, nonostante questo, io sono sempre stato fuori da queste logiche di appartenenza, mantenendo sempre la mia autonomia. È offensivo di questa storia e della mia dignità diffondere una immagine politica succube di espressioni di parte che non mi appartengono. La mancanza di argomenti politici da contrapporre alla mia candidatura, condivisa da gran parte della base elettorale del centrosinistra e del Pd in particolare ma, soprattutto, condivisa da ampi settori della città, spinge i biechi detrattori, portatori di interessi particolari, a diffondere informazioni ed immagini distorte e prive di fondamento. In questa vicenda ci metto la mia faccia e risponderò delle mie scelte e della mia azione politica ed amministrativa alla mia città con la mia persona, la mia esperienza politica e professionale, la mia coerenza, la mia moralità e la mia dignità».

In Calabria i consensi per i socialisti sono stati significativi e nel panorama regionale Cosenza e Rende hanno rappresentato una sorta di “unicum” noto a livello nazionale, nella prima quanto nella seconda Repubblica. Lei pensa che ci siano realmente le condizioni per recuperare e valorizzare quella storia o siamo alla vigilia, diciamo cosi, di una definitiva archiviazione?
«Mai come oggi la situazione politica nazionale e regionale necessita di una forza politica che affondi le sue radici e fondi il suo progetto nei valori che hanno ispirato il socialismo italiano ed europeo. La crisi economica, la pandemia e la miopia dei nostri governanti del passato hanno reso sempre più povera la Nazione e quella parte di italiani che non hanno trovato mai una difesa da parte delle Istituzioni centrali e territoriali. Il lavoro manca, l’occupazione è sempre più precaria e gli ammortizzatori sociali sono sempre più insufficienti a garantire un livello di sopravvivenza accettabile. La mancanza di programmazione, patrimonio storico-culturale dei socialisti italiani, si avverte a tutti i livelli. Ed in questo momento, nel quale l’Italia è chiamata ad utilizzare le risorse del “Recovery Fund” – la misura economica più socialista che l’Unione Europea abbia mai varato- c’è la necessità di una vera programmazione degli investimenti, necessari per realizzare le fondamenta dell’Italia futura. Una vittoria politica dei socialisti riformisti -non solo del Psi- aprirebbe le porte ad una nuova stagione di cambiamento a livello nazionale e periferico. In questa prospettiva Cosenza e la Calabria possono rappresentare una ripresa ed una ripartenza di quella storia, utile alla nostra Città, alla nostra Regione ed al nostro Paese».

Le ultime ore hanno fatto ribaltare il paradigma del racconto politico delle scorse settimane, quello di un centrosinistra dilaniato dalle divisioni ed un centrodestra monolitico e coeso. Ora, invece, sembra che anche a destra le acque non siano poi così tranquille. Pensa che questa situazione possa avere poi concreti effetti (anche in Calabria) o è solo baruffa politica?
«Sono convinto che dopo un secolo di divisioni sarebbe un bel segnale per il centrosinistra dimostrare la capacità di sapersi unire in un progetto di sviluppo e cambiamento della politica nel governo delle Istituzioni. Il centrosinistra si unisce su valori, idee, progetti e prospettive condivise. Il centrodestra si unisce sulla comune visione della occupazione e gestione del potere. Tant’è vero che il mal di pancia del partito della Meloni nasce dal mancato rispetto degli accordi spartitori delle poltrone in Rai. Per questo credo che ci troviamo di fronte ad una baruffa politica che si risolverà con qualche aggiustamento nel futuro – e sempre meno probabile per loro- assetto di governo regionale». (redazione@corrierecal.it)

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