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«Anche la Consulta decreta il fallimento dello strumento del Commissariamento»

L’importanza per la Calabria della sentenza 168/2021 della Corte Costituzionale. Leggendo la puntuale sentenza del giudice Antonini si avverte la preoccupazione di voler impedire il cronicizzarsi …

Pubblicato il: 25/07/2021 – 19:11
di Rubens Curia*
«Anche la Consulta decreta il fallimento dello strumento del Commissariamento»

L’importanza per la Calabria della sentenza 168/2021 della Corte Costituzionale. Leggendo la puntuale sentenza del giudice Antonini si avverte la preoccupazione di voler impedire il cronicizzarsi di una condizione di crisi che porta a stabilizzare:
a) la sospensione degli ordinari meccanismi di responsabilità politica e del relativo potere di controllo degli elettori locali;
b) l’incremento della pressione fiscale( che noi calabresi ormai da molti anni conosciamo);
c) il venir meno delle garanzie dei LEA;
d) il principio di eguaglianza dei cittadini.
Inoltre “il giudice delle leggi” ci ricorda che dal 2014 un “funzionario dello Stato” gestisce
il “Piano di rientro dal debito” e che è un unicum nel panorama nazionale che in una Regione vi sia «un più che decennale commissariamento della sanità».
Qualora ciò non fosse sufficiente, l’Avvocatura dello Stato ha delineato nella fase dibattimentale, richiamata nella sentenza, l’allarmante quadro della sanità calabrese con particolare riguardo a:
1) Rete ospedaliera;
2) Rete perinatale;
3) Rete oncologica;
4) Assistenza territoriale;
5) Stato dei pagamenti delle Aziende sanitarie;
6) Gestione del personale;
7) Contabilità analitica;
8) Programma operativo per la gestione della emergenza Covid-19;
Il magistrato chiosa l’analisi impietosa dell’Avvocatura commentando: «Nonostante il lungo Commissariamento».
Ancora nella sentenza si afferma che: «Non appare ragionevole ed insieme è lesivo delle evocate competenze regionali costringere l’autonomia regionale fino a tutto il 2023 al solo proseguimento della soggezione al potere sostitutivo statale, escludendo quindi l’ipotesi che questa (la Regione) possa recuperare il ruolo che le è proprio».
Insomma, anche la Corte Costituzionale decreta il fallimento dello strumento del Commissariamento statale e l’abnorme procrastinarsi dello stesso.
Interpretando, inoltre, la sentenza appare evidente che, con il potere assoluto del Commissario ad Acta viene conculcato il principio normativo della “leale collaborazione” che deve esserci tra Commissario e Regione, infatti la sentenza invita la Regione ad elaborare un “Nuovo Piano di rientro” che dovrà essere approvato dallo Stato.
Pertanto non più una Regione che esegue, ma che disegna, da protagonista, una nuova organizzazione della sanità; questa è, a mio parere, un’importante occasione per noi calabresi (Istituzioni, attori sociali, sindacati e operatori del settore) per scrivere, finalmente, una riforma organizzativa ed etica della sanità, perdere questa opportunità sarebbe un grave errore.

*portavoce di Comunità Competente

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