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«Medici “imboscati”, ambulanze ferme e operatori senza divise». Il disastro del 118 nel Reggino

La denuncia della Uil: «Marasma organizzativo nell’emergenza. Mezzi senza autisti, strani guasti e qualcuno lavora in jeans e maglietta»

Pubblicato il: 24/08/2021 – 12:02
«Medici “imboscati”, ambulanze ferme e operatori senza divise». Il disastro del 118 nel Reggino

REGGIO CALABRIA Marasma organizzativo», «abbandono», ambulanze senza medici e operatori sanitari furbetti che si fanno spostare in ruoli più comodi. La denuncia della Uil riguarda il Suem 118 della provincia di Reggio Calabria, ma è la cartina di tornasole di un’emergenza senza fine. La firma Nicola Simone. Che ricorda, innanzitutto, che il Suem «dovrebbe essere, per come declamato sul sito dell’Azienda, un “servizio pubblico di pronto intervento sanitario attivo 24 ore su 24 articolato in Postazioni di Emergenza Territoriali (Pet) distribuite sul territorio dell’Azienda Sanitaria Provinciale coordinate da una Centrale Operativa telefonica provinciale 118». E invece «si è trasformato, nonostante il grande sacrifico di parte del personale applicato, in un carrozzone autoreggente tutti i fallimenti “dell’Azienda Sanitaria più disastrata d’Europa”. L’opera di demolizione intrapresa nel tempo da direttori generali e commissari straordinari, oggi viene portata alle debite conseguenze dall’attuale management il quale non ha inteso e non intende intervenire per affrontare le problematiche dell’Asp partendo dagli aspetti più critici e maggiormente importanti per la vita delle persone». 

I medici che «abbandonano la nave»

Nella lettera aperta, la Uil ricorda di aver denunciato «inutilmente il sistema di privilegio di cui godono alcuni sindacati che vedono i propri dirigenti sindacali abbandonare la nave mentre questa affonda ed essere trasferiti dal Suem ad altri ambiti sanitari di quasi inesistente impatto assistenziale». 

Gli imboscati e le ambulanze senza medici

Altro aspetto dell’emergenza (per la verità condiviso con altri territori) sarebbe la «mancanza di medici sulle Pet dell’area tirrenica, reggina e jonica. Sulla Piana – spiega Simone – ogni postazione ha solo un medico in servizio rispetto ai sei previsti in organico. Su Reggio, Sant’Eufemia, Scilla ed altre postazioni, a luglio ed agosto per parecchi giorni sono mancati i medici a bordo». E ci sarebbero «medici del Suem 118 che ricoprono ruoli differenti da quelli per i quali sono stati assunti (tra questi vi sono dirigenti sindacali). Sono risultati in ferie ad agosto contemporaneamente 5 medici di ambulanza scoprendo ancor di più le postazioni e 3 medici di centrale. In Centrale operativa ci sono medici reperibili di notte e festivi ma non utilizzati sulle ambulanze laddove ne siano sprovviste. Gli infermieri vengono quindi costretti ad andare in ambulanza anche per codici rossi senza medico a bordo con le relative conseguenze per la salvaguardia della vita dei cittadini». I presìdi di Primo intervento di Scilla, Palmi e Oppido Mamertina «utilizzano per la copertura dei propri turni, medici del Suem che dovrebbero, invece, svolgere servizio in ambulanza (compreso il direttore facente funzioni)».

La carenza cronica di autisti

Come se non bastasse, l’emergenza soffre di una «carenza cronica di autisti». Ne mancherebbe «uno  Reggio Calabria, tre a Melito Porto Salvo, uno a Scilla, tre a Taurianova, diversi sulla zona ionica. Le ambulanze sono ferme perché mancano gli autisti. Questo capita quasi quotidianamente a Taurianova e Melito Porto Salvo. Su Melito anziché trovare una soluzione a lungo termine si preferisce inviare Riva3 (privata) e, talvolta, Palizzi (privata)».

Ambulanze obsolete e «strani guasti»

Dove i mezzi ci sono, peraltro, sono «obsoleti» e fanno registrare «strani guasti quotidiani». Secondo la Uil, «non appena vengono presi dall’officina di riferimento dell’Asp, gli automezzi si guastano già in autostrada. Nonostante siano stati stanziati i soldi, donati dalla Banca D’Italia a ottobre 2020 per l’acquisto di nuove ambulanze, queste, rimangono un lontano miraggio. Le ambulanze dell’Asp non ci sono e quindi le postazioni rimangono non operative sguarnendo il territorio, con il risultato di avere, tra l’altro, un autista, un infermiere e un medico retribuiti inutilmente. A tale proposito interessante sarebbe conoscere l’ammontare della spesa degli ultimi 5 anni riferita a tale capitolo di bilancio». 

«Operatori del Suem in jeans e scarpe da tennis»

Neppure la dotazione di indumenti per il personale è adeguata: «Il personale del Suem118 è costretto a lavorare senza divisa o con divise logore in quanto l’azienda non le fornisce (compresi i nuovi assunti – unica Asp della Penisola). Si ricorda che la divisa è considerata dalle normative che sovrintendono la sicurezza del personale sui luoghi di lavoro, quale ineludibile dispositivo di protezione individuale. Paradossale e colpevole appare il comportamento dell’Asp che utilizza personale privo di indumenti idonei in un contesto di elevato pericolo pandemico. Si sono visti operatori del Suem costretti a lavorare in jeans e scarpe da tennis. Locali non idonei alla permanenza di dipendenti in servizio h 24».

«Personale con poca esperienza»

Anche i nuovi arrivi sarebbero inadeguati, secondo quanto riferito da Simone. «In Centrale Operativa è arrivato del personale assunto con contratto determinato per emergenza Covid che è risultato posizionato tra gli ultimi di una graduatoria per infermieri. In area di emergenza urgenza è necessaria una pregressa esperienza e una buona conoscenza delle elementari nozioni di grammatica, informatica, anatomia e patologia clinica e triage. Non è consentito, ne va di mezzo la vita delle persone, utilizzare nel cuore nevralgico del Suem118 l’impiego di personale in rapporto lavorativo a tempo determinato, inesperto ed impreparato».

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