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la polemica

Bruno: «Non sono candidato nel Pd per logiche poco trasparenti». Fuori anche Pitaro

L’ex presidente della Provincia di Catanzaro deluso per le scelte del partito. E il consigliere uscente denuncia le logiche correntizie

Pubblicato il: 04/09/2021 – 12:40
Bruno: «Non sono candidato nel Pd per logiche poco trasparenti». Fuori anche Pitaro

CATANZARO Candidature depositate e prime polemiche. Arrivano dal Pd. E specificamente da Enzo Bruno, ex presidente della Provincia di Catanzaro: «Non sono candidato al consiglio regionale – scrive Bruno su Facebook –. Logiche poco trasparenti, perverse e poco rispettose della comunità democratica hanno prevalso. Ringrazio compagni ed amici, compresi i componenti della Direzione provinciale, che mi hanno sostenuto e stimolato e con i quali avevamo creato un progetto vincente».
Bruno si schiera comunque alle amministrative: «Ho scelto di rispondere all’appello dei miei concittadini ed ho accettato la candidatura a sindaco di Vallefiorita per il cambiamento e la rinascita del mio paese». La questione delle candidature per i dem nell’area centrale della Calabria ha tenuto banco per settimane. Dopo l’iscrizione del consigliere regionale uscente Francesco Pitaro al partito, una fronda ha contestato la sua possibile candidatura nella lista del Pd poiché gli preferiva proprio quella di Enzo Bruno. Al termine di trattative e scontri l’ha spuntata l’ex segretario provinciale del Pd Gianluca Cuda.

Pitaro: «Nel Pd ragionamenti settari, io stritolato dalle correnti»

Pitaro non sarà della partita, né nel Pd né in altre liste. E affida la propria delusione a una lunga nota. «Non sarò candidato alle Regionali del 3-4 ottobre. Avrei voluto farlo nella lista del Pd, per mettere a valore il mio  impegno istituzionale e politico, da molti e con riconoscimenti pubblici apprezzato, e dargli seguito assieme alle migliaia di amiche e amici con cui ho lavorato in un anno e mezzo di legislatura. Tuttavia, la gestione chiusa, settaria, direi per alcuni versi miserabile e culturalmente miope di un partito privo di visione e di intelligenza politica, l’ha impedito».
«In sostanza  – la racconto in breve perché la vicenda è così disdicevole che non merita troppe parole – il Pd (almeno nel collegio centro della Calabria) è in mano a un commissario spedito da Roma per sedare le contrapposizioni locali, ma che, viceversa, alla resa dei conti, anziché da soggetto terzo ha agito, nella stesura della lista, da parte in causa. Tutelando a spada tratta uno dei candidati affiliato alla sua corrente d’appartenenza (fa capo all’onorevole Luca Lotti) con l’obiettivo di consentirne l’elezione. Costui, non tenendo conto delle determinazioni formali dei dirigenti provinciali del partito (il segretario e il presidente, che mi avevano indicato quale candidato del Pd) e in sintonia con una parte del sempre perdente Pd catanzarese e con candidati strettamente collegati a cordate nazionali (alcuni dei quali, pur di evitare un confronto elettorale con il sottoscritto, non hanno esitato a ricattare il Pd minacciando di ritirare la candidatura), ha reso possibile la mia esclusione».  
«Francamente – continua Pitaro –, se solo rifletto che, per più giorni, ho dovuto seguire rituali vecchi come il cucco, in cui ti giudicano non per ciò che hai fatto e fai, ma esclusivamente  per il peso politico degli sponsor nazionali, e che mi è toccato pazientare di fronte a ragionamenti il più delle volte indecifrabili, privi di logica  e intesi soltanto a logorarti per indurti a non partecipare a una competizione elettorale che considerano perdente sul piano generale, ma utile per piazzare, tra i consiglieri d’opposizione, persone assoggettate alle correnti di riferimento, trovo sollievo nel sapere che da domani tornerò alla mia professione di avvocato. Naturalmente assicurando fin d’ora che né io né il mio gruppo rinunciamo all’impegno politico. Dispiaciuto per le attese di cambiamento dei metodi della politica e di conseguenza della Calabria che  avevamo suscitato con tanti cittadini inclusi molti amministratori locali e che la mia presenza in Consiglio regionale avrebbe garantito, ma più che lieto, per il momento, di riprendere il mio rapporto con persone normali, leali, culturalmente oneste e soprattutto dotate di libertà d’opinione e senso critico».
«Ho provato a capire quale sia stato il criterio adoperato per giustificare la mia esclusione, ma non ne ho trovato uno che fosse intelligibile e quello indicato (ricandidare i consiglieri uscenti, anche quelli che in un primo momento avevano optato per Oliverio, Aieta e Billari) nel mio caso è stato platealmente disatteso. Roba da Repubblica (e da partiti) delle banane. O da intenti apertamente speculativi dettati dall’arroganza e dal ritenere che i partiti siano cosa privata le cui determinazioni non debbano soggiacere alle regole democratiche. Alla faccia dell’articolo 49 della Costituzione. Ringrazio chi  fin qui mi ha seguito nell’attività istituzionale, le amiche e gli amici che mi hanno spronano nell’impegno e tutti coloro che contavano sulla mia presenza nella lista del Pd. E ringrazio i livelli nazionali del Pd che mi conoscono e hanno fatto di tutto (non riuscendoci purtroppo) per evitare che il Pd, in questa specifica circostanza, ripiombasse nel clima oscurantista di un passato che evidentemente non  passa. Il Pd calabrese si è rivelato, almeno per quanto mi riguarda, un contenitore chiuso, stritolato dalle brame correntizie e del tutto disinteressato a includere energie nuove, progettualità innovative, competenze, professionalità.  Cosi com’è, non recupererà mai la fiducia della società civile».
«Naturalmente, liberissimi di orientarsi in tal senso e anche di difendere con i denti un giocattolo che garantisce postazioni istituzionali, incarichi e prebende,  ma è anche vero che questo modo di fare disillude chi come me aveva sperato che l’arrivo di Enrico Letta potesse stravolgere un partito statico e sclerotizzato. Insterilito dalle cordate di potere,  come già aveva denunciato Zingaretti».
«A questo partito, come io l’ho conosciuto, caro Letta, manca sia l’Anima che il Cacciavite. E purtroppo debbo constatare che tra i suoi più che interessanti richiami all’apertura e all’inclusione, alle cosiddette “agorà” tematiche da svolgere con il coinvolgimento della società civile e, insomma,  tra i contenuti del suo libro (appunto “Anima e Cacciavite”) e la realtà c’è un abisso che mi pare  incolmabile. Sicuramente assai difficile. Nel corso di questo anno e mezzo di legislatura, ho svolto con onestà, passione, sempre a testa alta e dai banchi dell’opposizione (come aveva deciso chi mi ha votato nel 2019) le prerogative di consigliere regionale occupandomi di tantissimi problemi.  Incontrando tantissima gente. E rendendomi conto che ci sono questioni sociali e bisogni primari  che andrebbero monitorati costantemente per evitare che da un momento all’altro deflagrino. Questa Regione, per come io l’ho conosciuta, esige cambiamenti strutturali e in profondità, perché così com’è non è utile ai cittadini. Non ha una strategia, non pianifica un bel nulla e tutto è affrontato alla giornata e con somma approssimazione amministrativa. Occorrerebbe ridarle dignità e senso e metterla al servizio della collettività. Personalmente sono molto scettico che potrà accadere, ma lo vedremo presto. Al pessimismo della ragione, ne sono convinto, dobbiamo accostare l’ottimismo della volontà». 

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