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il premio

«Le capre portano bene: grazie, Frammartino»

È un equivoco pensare al bisogno di modernità della Calabria. L’Occidente ha bisogno di modernità, una modernità diversa che mantenga i legami magici con la Natura

Pubblicato il: 12/09/2021 – 7:39
di Gioacchino Criaco*
«Le capre portano bene: grazie, Frammartino»

Con buona pace dei modernisti, le capre portano bene. Grazie Michelangelo Frammartino.
Il film ambientato in Calabria, nell’abisso del Bifurto, vince il Premio speciale della giuria alla 78esima mostra del cinema di Venezia.

Frammartino il Ventre della Grande Madre. Un percorso al contrario, fisico pure, dentro la magia della creazione. La luce che si cala nel buio, per riemergerne diversa. Non un passo indietro, diecimila passi avanti. L’equivoco di una modernità ingannevole che sfida il cielo sbattendogli a pugno il Pirellone a Milano. La disattenzione su una modernità diversa, più vera, di un viaggio più pauroso perché dentro le verità oscure, ma più dolce perchè indirizzato a conquiste durevoli, appaganti, forse risolutive. Avremmo avuto una Milano diversa, una Nazione differente se fossimo andati dietro agli uomini che penetravano il Bifurto. Invece di applaudire il cemento e l’acciaio che violentavano il cielo del boom economico. La nostra gente era il mandriano pacifico che accompagnava vacche al pascolo sul bordo dell’Abisso, ed era un Abisso che non faceva paura: non era quella la voragine che si sarebbe ingoiata l’umanità di mari e monti antichi. Il Buco si stava aprendo a Milano col coltello di grattacielo che aveva fame di pastori, che avrebbe immolato gli spiriti. Continuiamo ad avere un rapporto equivoco, subalterno, rispetto a una modernità che non è la nostra. L’importanza di Michelangelo è la necessità di un punto di vista, di un confronto col Sud come interlocutore, unico, culturale. Un raffronto che non c’è mai stato, se non incidentalmente, così ne è nata una modernità monca. È un equivoco pensare al bisogno di modernità della Calabria. L’Occidente ha bisogno di modernità, una modernità diversa che mantenga i legami magici con la Natura. La mancata comprensione, da parte soprattutto dello strapuntino intellettuale, dell’irreparabile dramma che l’Umanità ha subito con i fuochi d’Aspromonte, spiega che siamo in una modernità sbagliata, in ginocchio di fronte a modelli sociali non nostri e non buoni. Che questa lezione hanno cercato di impartirci i Levi, gli Alvaro, gli Sciascia. L’Esistenza di Anime come Frammartino, che qualcuno si affretterà a definire anti-moderno, è speranza. Una certa modernità, così una certa concezione del successo, della letteratura, sono solo omologazione, subalternità, collaborazionismo. In realtà abbiamo moltissimo bisogno di capre.

*post tratto dal profilo facebook dello scrittore

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