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La riflessione

«La mala politica fatta sulla pelle dei calabresi»

La Calabria e Catanzaro che ne è il capoluogo sembrano essere diventate “cosa loro”, nelle mani di quanti la politica la decidono senza esporsi, rimanendo dietro le quinte.  Sembra che l’attenzion…

Pubblicato il: 13/09/2021 – 10:09
di Franco Scrima*
«La mala politica fatta sulla pelle dei calabresi»

La Calabria e Catanzaro che ne è il capoluogo sembrano essere diventate “cosa loro”, nelle mani di quanti la politica la decidono senza esporsi, rimanendo dietro le quinte.  Sembra che l’attenzione sia proiettata su cosa e come fare nelle prossime settimane, quando si apriranno “le danze” alla Regione e al Comune per essere rinnovati. L’impegno sarà pieno. Si dovrà scegliere un nuovo sindaco ed eleggere un nuovo Consiglio regionale. A Catanzaro Abramo, considerato che ha tagliato il traguardo dei tre mandati, (finalmente) sarà messo a riposo. E sarà soprattutto questo ricambio a scatenare appetiti e scontri duri nel coacervo politico-elettorale. Sono in molti a manifestare fibrillazione. Il desiderio di ciascuno è di lasciare l’impronta e diventare punto di riferimento per accordi futuri, secondo quel retaggio che si perpetua nella politica di casa nostra, e non solo. Un mondo parallelo che si affianca a coloro che dispongono di voti e che ritengono, a torto o a ragione, di poter determinare cosa fare, con chi farlo, quando e se farlo.
Le opposizioni non fanno mistero: concordano nel considerare la Calabria e il capoluogo di regione in una condizione di degrado pressoché generale, dove vicende come “gettonopoli” paradossalmente vengono considerate alla stregua di “sfortunate coincidenze”. In ciò probabilmente volendo giustificare la solidarietà dimostrata a Catanzaro con la mancanza di costituzione di parte civile nel processo per le assunzioni fittizie di quei consiglieri che, secondo l’accusa, avrebbero spillato denaro pubblico, mentre altri avrebbero fatto rimborsare dall’Amministrazione le somme “ricevute” come retribuzioni da parte dei datori di lavoro per un rapporto lavorativo esistente solo sulla carta.
Non è una bella situazione, sia per quanti sono rimasti nella rete tesa dai carabinieri, sia per l’Amministrazione comunale che, tra i compiti istituzionali, ha anche quello di tenere alto il buon nome della Città. E, invece, anche all’interno di Palazzo Santa Chiara di quella vicenda si parla come se la responsabilità fosse di altri, lontani dalle mura del Consiglio comunale. Rattrista che ciascuno tenta di scrollare le spalle sperando che questa storia faccia passare sottotraccia altri comportamenti anch’essi non si sa quanto censurabili, facendo ricorso alla sfortuna che, in larga misura, si vorrebbe accreditare come responsabile del coinvolgimento di taluni consiglieri. Si coglie così quel senso di come si volesse creare una nuova verginità in vista delle prossime elezioni, alle quali, nonostante tutto, alcuni aspirano confidando che il tempo e l’interesse politico contribuiscano a far sbiadire il ricordo e, quindi, che si “alleggerisca” la “bolla giudiziaria”.  
C’è da chiedersi perché mai una vicenda come questa sia accaduta a Catanzaro.  Forse non è peregrino pensare che il target possa essere più ampio e riguardare anche altre città e altri ambienti. A Catanzaro, probabilmente, può essere dipeso dalla qualità della rappresentanza politica. Comunque sia, è una vicenda che ha fatto emergere le contrapposizioni personali che spesso sono distanti dall’immaginario collettivo e dall’idea che la politica sia sempre qualitativamente efficiente. Ma, nonostante tutto, continuano ad essere attivi i centri di potere che tendono a far prevalere la politica spicciola sulla deontologia. Si chiama semplicemente “patto elettorale”; altri lo definiscono, più comunemente, “compromesso”. Lo si chiami come si vuole, questa è malapolitica che saccheggia le speranze e distrugge il futuro dei calabresi.
Si prenda ad esempio la Sanità in Calabria, nella regione, cioè, dove la salute continua ad essere arma di conflitto politico. La Sanità continua ad essere commissariata per causa di un disavanzo amministrativo che non si riesce, tutt’oggi, a sanare ma che anzi, peggiora anno dopo anno. A pagarne il prezzo sono i calabresi. Neppure il “Covid 19” è riuscito a far invertirne la marcia e rendere il settore proficuo e sicuro. Così la Calabria continua ad essere privata di una Sanità efficiente perché non si è in grado di realizzare una sinergia tra politica e scienza, indispensabile per migliorare la sanità calabrese che pure conta su un’azienda universitaria di ottimo Livello con sede a Catanzaro.
A pagarne lo scotto, purtroppo, sono gli ignari cittadini che al momento del voto, vuoi per indolenza, vuoi per superficialità, vuoi per mancanza di scelte, vuoi per indulgenza, ma anche per una quasi omogeneità culturale dei candidati, continuano a votare ritenendo prevalente il favore a questo o a quell’amico, non sapendo che è un modo che può mettere in discussione persino il futuro.  
Detergere il rinnovamento della classe politica, sarebbe il minimo edittale per sperare in una inversione sostanziale e per riportare la Calabria e Catanzaro su standard accettabili, al passo con i tempi, nel rispetto della loro tradizione e per una migliore condizione di vita.
*giornalista

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