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Le «narcoimportazioni» e il patto di ferro tra i “cosentini” Porcaro e Suriano

Fiumi di droga scorrevano lungo un ponte che collega Cosenza a Rosarno. Il traffico organizzato tramite sms e le trasferte all’estero

Pubblicato il: 15/09/2021 – 7:09
di Fabio Benincasa
Le «narcoimportazioni» e il patto di ferro tra i “cosentini” Porcaro e Suriano

COSENZA Un ponte su cui scorrevano fiumi di droga collegava Cosenza a Rosarno. E’ emerso nel corso dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha coinvolto 93 persone di cui 57 destinatarie di misure cautelari personali tra custodia in carcere e arresti domiciliari. Le investigazioni hanno portato alla scoperta di un’articolata organizzazione coordinata da soggetti orbitanti dell’alto Tirreno cosentino, nello specifico della zona di Amantea e fortemente legati a personaggi di Rosarno.

Gli alleati cosentini

Francesco Suriano, da quanto emerge nelle carte dell’inchiesta sarebbe «promotore, organizzatore e finanziatore dell’associazione» che – secondo gli investigatori – intratteneva i contatti con il gruppo rosarnese dal quale acquistava droga poi ceduta al dettaglio sulle piazze di spaccio gestite ad Amantea e zone limitrofe. Del gruppo di fedelissimi di Suriano, facevano parte la moglie Carolina Scalise, il cognato e braccio destro Alessandro Scalise, i collaboratori Alessandro Marigliano, William e Giampiero Pati, Andrea Mazzei, Antonio Gullace. A garantire il rifornimento di sostanza stupefacente pensavano invece i corrieri della droga, che gli investigatori hanno individuato nelle figure di Pasquale Giovinazzo, Gennaro e Antonio Paletta, quest’ultimo impegnato a fare spesso spola tra Calabria, Germania e Spagna per acquistare la polvere bianca da rivendere in Italia. Spiccano poi altre figure cardine del sodalizio cosentino e su tutti i rapporti intercorsi tra Roberto Porcaro, e Francesco Suriano «dal quale acquistava stupefacente che veniva poi ceduto al dettaglio sulla piazza di spaccio di Cosenza e zone limitrofe, che lui stesso gestiva». A coadiuvare l’azione di Porcaro, il suo più stretto collaboratore – Eugenio Magnelli – che «metteva a disposizione i locali della propria attività commerciale a Cosenza, per ospitare gli incontri» tra i referenti dei due gruppi cosentini in affari.

Il vuoto criminale occupato da Suriano

Era forte il legame tra gli indagati di Rosarno e Francesco Suriano, nipote diretto del capo cosca Tommaso Gentile. Dopo l’arresto dello zio, sfruttando il vuoto venutosi a creare, Suriano avrebbe accresciuto il suo spessore criminale e, oltre ad acquistare – secondo l’accusa – partite di sostanze stupefacenti dai rosarnesi, avrebbero creato una propria rete di approvvigionamento. I traffici di droga sarebbero stati organizzati tramite sms inviati utilizzando schede ricaricabili tedesche, come si evince da una conversazione tra Suriano e i rosarnesi intercettata dalle forze di polizia: «Questo me lo sono preso là sotto … guarda qua … questo qua parla sia come PGP … in più ha una chat che, per esempio, io e te ci memorizziamo nella chat … io e te parliamo…. il coso, il PGP … io lo devo cambiare … già l’ho ordinato se vuoi … millecinquecento euro … sei mesi è … però ci scialiamo… e poi te la posso dire una … quando ti vedono il Blackberry … ormai sanno tutti cos’è …). Le conversazioni captate dagli investigatori avrebbero permesso inoltre di ricostruire e individuare gli spostamenti della merce. Il caso emblematico riguarda l’importazione di ventidue panetti di cocaina (per un peso complessivo di 26 kg circa) sequestrati il 13 dicembre 2017, presso la barriera autostradale di Vipiteno. In una precedente occasione, il 25 ottobre 2017, Suriano aveva inviato dei suoi emissari in Olanda, al cospetto dei rosarnesi che li stavano aspettando, per ritirare un imprecisato quantitativo di cocaina. Grazie alle conoscenze in Spagna di Andrea Mazzei ed avvalendosi dell’attività di autotrasportatori dei fratelli Paletta, nel maggio del 2018, era riuscito ad importare oltre 50 chilogrammi di marijuana poi sequestrati da militari della Guardia di Finanza di Castrovillari. Lo scambio proficuo e continuo di comunicazioni e interlocuzioni tra i sodali delle articolazioni rosarnesi e cosentine, evidenziano per chi indaga «l’accordo durevole siglato per usufruire in comune della base logistico-operativa, assicurata dal nucleo rosarnese per le importazioni di stupefacente dall’estero, e permette di individuare la messa a disposizione reciproca di uomini e mezzi per la realizzazione di un comune programma criminoso». In quest’ottica assumono un ruolo fondamentale i viaggi all’estero dello stesso Suriano per preparare «le narcoimportazioni operativamente portate a compimento dai rosarnesi».

Porcaro e Suriano come «Binnu e Totò»

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Roberto Porcaro e Francesco Suriano

Gli investigatori avranno modo di intercettare continui scambi di sms tra Francesco Suriano e Roberto Porcaro. Nelle conversazioni, i due assumono un tono spesso sarcastico che li porta addirittura a chiamarsi con nomignoli legati a due figure storiche della mafia siciliana, i boss Riina e Provenzano, «Zù Toto» e «Zù Binnu». I telefoni diventavano spesso roventi quando si discute di droga, Suriano propone al suo compare cosentino l’acquisto di partite di stupefacente da piazzare nei territori di competenza. Affiliato al clan “Lanzino-Patitucci”, Porcaro si è ritrovato a capo dell’organizzazione dopo la condanna a 30 anni di reclusione di Francesco Patitucci per l’omicidio di Luca Bruni. Per il medesimo delitto è stato imputato lo stesso Porcaro, assolto nel primo grado di giudizio ma arrestato il 15 maggio 2019, perché ritenuto il mandante dell’omicidio di Giuseppe Ruffolo, ucciso a Cosenza il 21 settembre 2011. Da quanto emerso nel corso delle investigazioni, Porcaro – in nome e per conto del clan egemone della città dei Bruzi – si occupava di gestire il traffico di sostanze stupefacenti. Circostanza cristallizzata da una intercettazione captata dagli investigatori con l’esponente della mala cosentina interessato ad acquistare da Suriano due chilogrammi di cocaina (chiamata “bici”), pretendendo di pagarli meno di 30 mila euro al kg. «Buonasera. ma con queste bici che dobbiamo fare? Il prezzo è calato vengono tanti e mi propongono a 30. Dimmi tu…fai un ritocco che prendo 2 bici». Suriano risponde che a quel prezzo gli sarebbe rimasto un margine di guadagno davvero minimo: «Hahahaha buonasera. Come sei tirato, mi rimane giusto un panino con mortatella». La discussione prosegue e alla fine arriva l’accordo. Roberto Porcaro mette sul piatto 58.500 euro per due chilogrammi e Suriano accetta: «fai come dici tu. che ti devo dire a te…il capo sei tu». Gli scambi saranno sempre più frequenti a tal punto che Porcaro inviterà in una occasione Suriano a procedere con maggiore calma: «Compà devi farmi pure respirare..se no per amor tuo ci manca solamente che mi vado a prostituire… fai qualche ritocco e vedi che rimaniamo tutti contenti.. non mi dire volpone, perché stiamo facendo un bel lavoro…».

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