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La riflessione

«Astensionismo: quando il silenzio è l’unico a vincere»

Mentre c’è chi esulta per la recente vittoria alle elezioni regionali e chi si lecca le ferite perché non è riuscito a centrare l’obiettivo, c’è chi in realtà ha vinto schiacciando di misura vinci…

Pubblicato il: 05/10/2021 – 9:12
di Domenico Lo Duca
«Astensionismo: quando il silenzio è l’unico a vincere»

Mentre c’è chi esulta per la recente vittoria alle elezioni regionali e chi si lecca le ferite perché non è riuscito a centrare l’obiettivo, c’è chi in realtà ha vinto schiacciando di misura vincitori e vinti: l’Astensionismo.
Il partito del silenzio, di chi sceglie con coscienza di non esercitare il diritto riconosciutogli dalla Costituzione di eleggere i propri rappresentanti, credendo ingenuamente di protestare e di dimostrare il proprio dissenso non recandosi alle urne. Ma le verità è ben diversa. Il non voto non frena il malaffare, la mala politica, le lobby partitiche ecc… il non voto non è altro che una forma di rafforzamento di chi la forza ce l’ha già. Perché se chi vince lo fa con la maggioranza assoluta dei voti, non importa se ne prende uno, dieci o diecimila, qualunque sia il numero vincerà lo stesso.
E il partito dell’astensionismo in questi anni, dal 1970 ad oggi, è cresciuto e di molto. Come dimostrano i dati estrapolati dal sito del Ministero dell’Interno, se nel 1970 i votanti erano pari all’ 81,87%, oggi nell’ultima tornata elettorale i votanti sono stati solo il 44% degli aventi diritto. Questo significa che chi è salito allo scranno più alto della cittadella regionale rappresenta meno della metà della popolazione.


Va detto a onore di cronaca che nell’ultimo ventennio la popolazione residente della Calabria si è ridotta progressivamente vuoi l’esodo verso le regioni del nord, vuoi un invecchiamento sempre più crescente. Sta di fatto che tutti questi fattori uniti ad una buona dose di stanchezza da parte di chi è rimasto, fa dell’astensionismo il primo grande partito della nostra Regione (tendenza che viene confermata anche a livello nazionale). Non solo il partito del silenzio quindi, ma anche il partito di chi ha dovuto abbandonare la propria terra e non può o non vuole tornare per esercitare un suo diritto. Probabilmente questo andamento lo vedremo anche negli anni a venire, se non si inverte la rotta e si dà evidenza con i fatti ai cittadini che anche la Calabria può essere terra vivibile, dove poter crescere la propria famiglia, invecchiare e godersi la meritata pensione.

L’ennesima vittoria dell’astensionismo (sono ormai tre tornate elettorali che non superiamo la soglia del 50% di votanti) farà aprire gli occhi ai nostri politici? O alle prossimi elezioni si autovoteranno. Se il trend verrà confermato questa è la fine che faremo. Le riflessioni da fare sono tante e tra i problemi da risolvere ci sarà anche questo.
Certo è che, se le cose andranno male anche questa volta, noi cittadini non potremmo lamentarci con nessuno, almeno quelli che non hanno espresso un proprio parere nelle urne, perché è facile lamentarsi ma dovrebbe essere altrettanto facile esprimere la propria opinione. Se continuiamo a rimanere inermi le cose non cambieranno. Il non voto è solo una delle tante forme di apatia diffusa da parte dei cittadini. Ma se non facciamo sentire la nostra voce anche attraverso un semplice segno come possiamo sperare che le cose cambino.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che c’è chi in passato ha lottato perché questo diritto, che per noi è così banale, ci venisse riconosciuto. Non esercitarlo significa dare uno schiaffo ad anni ed anni di battaglie.
Ci è stato dato il diritto di scegliere, scegliendo di non scegliere è come se stessimo rinunciando alla nostra libertà.

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