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Lavoratrici licenziate da “Hermes”, la replica del sindacato: «Mai approvata soppressione “area quadri”»

Tiene banco la vicenda legata alle posizioni delle due dipendenti della società partecipata del Comune di Reggio. «Ci è stato negato il diritto di difesa»

Pubblicato il: 09/11/2021 – 17:20
Lavoratrici licenziate da “Hermes”, la replica del sindacato: «Mai approvata soppressione “area quadri”»

REGGIO CALABRIA Continua a tenere banco la vicenda di Monica Gangemi e Luisa Curatola, licenziate dalla società “Hermes Srl” partecipata del Comune di Reggio Calabria. Col sit-in dello scorso 5 novembre davanti a Palazzo San Giorgio, il segretario regionale di Fisascat Cisl, Fortunato Lo Papa, aveva chiesto «l’immediata reintegrazione nel posto di lavoro» delle due dipendenti ritenendo l’atto «lesivo e unilaterale» l’atto propiziato dall’iniziativa dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Mazzotta. La replica dell’avvocato era arrivata nella stessa giornata esprimendo «sconcerto per l’evidente tentativo di travisamento dei fatti». Secondo quanto riferito dall’ad della società partecipata e dalla presidente Manuela Chindemi, dopo la soppressione dell’area quadri «concordata con le organizzazioni sindacali», dov’erano impiegate le lavoratrici licenziate, «alle stesse, al fine di mantenere il rapporto di lavoro», sarebbe stato offerto un inquadramento al Livello 1, «cui il Contratto Nazionale di Lavoro garantisce uno stipendio mensile pari a € 2.300,00 circa, oltre al trattamento di anzianità maturato».
«Offerta che – si leggeva nella nota della società – è stata ribadita nel corso di tre mesi di incontri, anche alla presenza dell’Amministrazione Comunale».
«Le Lavoratrici hanno ostinatamente rifiutato detta proposta, rivendicando i trattamenti salariali (c.d. superminimi) in precedenza goduti, che la società aveva già da tempo revocato, perché ritenuti illegittimi. A fronte di richieste inammissibili, rispetto ai principi di trasparenza, economicità e parità di trattamento, dai quali non ci si può, né ci si intende, allontanare, la risoluzione del rapporto è divenuta una scelta che è frutto esclusivamente della volontà delle dipendenti, che, alla tutela del posto di lavoro loro offerto, hanno preferito la battaglia dei superminimi. Tale rifiuto si scontra con il bisogno di lavoro dei nostri giovani, che avrebbero tutti, senza tentennamenti, accettato anche una proposta inferiore. Ne è prova la circostanza che nessun dipendente della società ha aderito al sit-in, confermando l’incomprensibilità di una protesta, resa ancor più evidente dagli sforzi che la Hermes sta facendo per migliorare la qualità lavorativa di tutti gli addetti. Ci auguriamo che le lavoratrici possano tornare sui loro passi e, valutata con oggettività la proposta loro formulata, giungano a dare il giusto valore al lavoro, che è superiore a qualunque superminimo».

La replica del sindacato: «Mai approvata soppressione area quadri»

Arriva così la replica del sindacato che rileva preliminarmente come le organizzazioni sindacali non abbiano «mai sottoscritto alcun accordo che portasse alla soppressione dell’area quadri della società partecipata del Comune». Viene all’uopo allegato uno stralcio del verbale della riunione sindacale dello scorso 24 giugno dove si legge che Fiscascat Cisl “approva la proposta formulata dall’azienda di riorganizzazione, condividendo la decisione di dare avvio alla progressione giuridica ed economica del personale nei termini oggi prospettati dalla Hermes, ma non concorda sulla soppressione dell’Area Quadri e sul patto di declassamento proposto”.
«I dipendenti della società – si legge ancora nel comunicato – ci hanno manifestato privatamente la loro solidarietà, non avremmo mai pensato e chiesto che potessero esporsi in piazza a nostro supporto,  in pendenza dell’espletamento di concorsi interni per progressioni professionali. Tra l’altro la manifestazione sindacale organizzata dalla Fisascat Cisl non ha inteso coinvolgere terzi essendo finalizzata a tutela delle posizioni specifiche».

La versione delle lavoratrici licenziate

«L’opinione pubblica deve, comunque, essere messa a conoscenza della reale evoluzione della vicenda» si legge sempre nel comunicato sottoscritto, oltre che dal segretario regionale Fiscscat Cisl anche dalle lavoratrici. «A fronte della disposta riorganizzazione della Hermes, molti lavoratori hanno ottenuto e otterranno progressioni di inquadramento e incrementi stipendiali, mentre solo tre, tra i quali le due deducenti, hanno subito un trattamento notevolmente peggiorativo. L’avvocato Mazzotta sottolinea che le lavoratrici rivendicherebbero i superminimi già goduti, ma dimentica che la ragione del licenziamento non sono i superminimi (comunque illegittimamente già revocati prima del licenziamento e oggetto di giudizi già incardinati innanzi alla Autorità giudiziaria), quanto piuttosto il successivo ed ulteriore declassamento da quadro a I° livello unilateralmente disposto in assenza di presupposti, con sensibile incidenza sulla professionalità delle sottoscritte, che si vedrebbero ridotto lo stipendio di oltre il 35%, a parità sostanziale di mansioni e funzioni.
I vertici di Hermes dimenticano, e ciò che ancor più rileva, che all’incontro del 20.10.2021, al solo fine di salvaguardare il posto di lavoro le sottoscritte hanno accettato comunque, seppure con riserva dei diritti maturati e di cui ai giudizi pendenti, il patto di declassamento proposto, come si evince dallo stralcio di verbale della Commissione di Conciliazione che si riporta: “trasmesso un accordo modificativo delle mansioni, nel quale non si è dato atto delle proposte che la lavoratrice aveva già formulato in precedenza. Ad ogni buon conto, fa presente che la lavoratrice nella proposta oggi trasmessa all’Avv Mazzotta ed alla Commissione ha convenuto di stipulare in questa sede l’accordo di modifica di mansioni, della categoria legale, del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, avendo interesse alla conservazione dell’occupazione. La lavoratrice, in ogni caso, ha ritenuto e ritiene che persiste il proprio interesse a far valere i diritti e le ragioni maturati e maturandi, e che per questo ritiene che il patto, come proposto dalla parte datrice, possa essere accettato pur con tutte le riserve espresse. Pertanto contesta che, nella fattispecie in esame, si possa ritenere che l’accordo non possa considerarsi raggiunto e quindi che possa essere redatto verbale negativo”».
«La governance della Hermes – aggiungono – malgrado la espressa accettazione del patto, non ha inteso consentire la possibilità di esercitare, in un paese democratico, alcun diritto di difesa. Nessun rifiuto, dunque, è stato opposto dalle sottoscritte, che hanno dichiaratamente accettato il patto e la collocazione al I° livello “avendo interesse alla conservazione del posto di lavoro”, con ciò venendo meno il presupposto per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo inopinatamente comunicato. E’ in ogni caso imbarazzante, il commento moralistico sui bisogni di lavoro delle sottoscritte  ed ancor più il riferimento ai bisogni dei giovani che, al posto delle sottoscritte, secondo l’Avv. Mazzotta, avrebbero accettato offerte anche inferiori, ignorando leggi, contratti collettivi e carriere ultraquindicinali con funzioni direttive! Fa specie a Lo Papa il comportamento del Sindaco che appena un giorno prima a Campo Calabro ha inteso manifestare la sua vicinanza ai lavoratori di un’azienda appena licenziati, scegliendo poi di non incontrare i lavoratori di una società partecipata della quale il Comune è socio unico. Auspichiamo – concludono sindacato e lavoratrici-  che la governance della Società riveda la sua decisione e prenda atto della esplicita accettazione del patto di demansionamento. Della legittima riserva di far valere i propri diritti, a prescindere dal carattere palesemente ritorsivo, la Governance di Hermes non dovrebbe avere nulla da temere, considerata la più volte e fermamente ribadita legittimità del comportamento aziendale». (redazione@corrierecal.it)

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