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giornata contro la violenza sulle donne

«L’“enpowerment” è la chiave per uscire dalla violenza domestica», l’incontro a Reggio

All’Università per stranieri va in scena l’incontro organizzato dalla “Piccola Opera Papa Giovanni”, promotore del centro antiviolenza

Pubblicato il: 25/11/2021 – 18:59
«L’“enpowerment” è la chiave per uscire dalla violenza domestica», l’incontro a Reggio

REGGIO CALABRIA Non basta un giorno. Non bastano interventi in emergenza. Non basta la repressione. Serve una forte spinta culturale e di sensibilizzazione per giungere alla definitiva eliminazione della violenza contro le donne. È questo il motivo principale dell’incontro ospitato dall’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria dal titolo “L’importanza dell’empowerment socio-economico delle donne nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza domestica” organizzato dall’Associazione Piccola Opera Papa Giovanni Onlus, ente promotore dell’iniziativa e gestore del Centro Antiviolenza “A. Morabito”.
Ad ascoltare proposte, storie e testimonianze è presente un nutrito pubblico femminile per la quasi totalità. Dato positivo, ma che allo stesso tempo fa riflettere. «Abbiamo voluto organizzare questo evento per lanciare un messaggio di speranza perché siamo convinti che si possa uscire dalla violenza di genere e dalla violenza domestica», dice Francesca Mallamaci, responsabile del centro antiviolenza e tra gli organizzatori dell’incontro. Lo strumento per uscire dal tunnel della violenza di genere è l’enpowerment socio-economico, quell’aiuto concreto necessario alle donne per autodeterminarsi. «Sono percorsi densi di ostacoli, ma non insormontabili. Accompagnate, supportate possono porre un argine a questo fenomeno. Non è possibile sentire ogni giorno notizie su femminicidi». La violenza è un fenomeno culturale con radici lontane per estirpare le quali «serve parlarne e uscire allo scoperto». Com’è stato per la protagonista della testimonianza raccontata nell’aula del confronto che ha preso parte alle attività del centro reggino.
I saluti istituzionali vanno da quelli del padrone di casa, il rettore Antonio Zumbo, fino alla politica, rappresentata dal neo-assessore regionale alle Politiche sociali Tilde Minasi e dall’assessore comunale alle Politiche di genere Giuggi Palmenta. «Al di là della ritualità annuale di questa giornata di ricordo e riflessione è importante che se ne parli e si operi un momento di riflessione al di là di ogni retorica». Il problema, secondo il rettore, è di matrice culturale «e risale alla notte dei tempi». Per questo è necessario «stimolare le autorità e il legislatore a prendere dei provvedimenti sempre più seri».
Per l’assessore Minasi gli strumenti oggi messi a disposizione delle donne vittime di violenza non bastano ad arginare il problema: «Non è accettabile che il 70% delle donne uccise avesse già denunciato», ricordando in tal senso il caso del tentato omicidio di Maria Antonietta Rositani, proprio a Reggio Calabria. «Una delle prime cose che ho preso in mano in Regione è un piano per supportare la famiglia in un momento in cui i disagi sono più acuti. Ma oltre a questo è necessario un cambio culturale». Tra gli strumenti veri e propri di “enpowerment” c’è il reddito di libertà. «Un primo passo, ma non la soluzione a tutti i problemi», ricorda l’assessore Palmenta.
Moderati da Lucia Lipari si alternano saluti e interventi. Tra gli ospiti anche il presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Calabria Danilo Ferrara, l’avvocato e giudice onorario del tribunale per i minorenni Patrizia Surace, il direttore di Strill Raffaele Mortelliti e il procuratore capo di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri. “Codice rosso”, in questo sento, è intervento per dare un importante segnale di tutela contro i reati di genere. «Ma il solo aspetto repressivo non basta», dice il magistrato. «Non è un problema solamente penale, ma di sensibilità, di rispetto della donna che deve maturare non per paura della pena. Questo tipo di reati intervengono in un contesto di relazioni dove la pena incide poco».
«Bisogna – conclude Bombardieri – sostenere le donne per aiutarle nei percorsi di denuncia. Quello che veramente serve è arrivare ad un “enpowerment”, ad una consapevolezza precisa del proprio valore che passa anche dalla necessità di una sufficienza economica». (f.d.)

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