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L’operazione

Colpo al patrimonio dei clan reggini, sequestrati beni per un milione – NOMI

La Dia ha eseguito due provvedimenti emessi dal Tribunale di Reggio su richiesta della Distrettuale. Sigilli ai beni di due imprenditori vicini alle cosche

Pubblicato il: 16/12/2021 – 7:43
Colpo al patrimonio dei clan reggini, sequestrati beni per un milione – NOMI

REGGIO CALABRIA La Direzione investigativa antimafia ha eseguito due provvedimenti di sequestro di beni emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria   su proposta del Direttore della DIA, nel contesto di attività investigativa preventiva coordinata dal Procuratore Distrettuale Giovanni Bombardieri nei confronti di due fratelli calabresi, Antonio e Vincenzo Bonasorta, rispettivamente di 50 e 51 anni.
Nelle misure odierne la citata  Sezione Misure di Prevenzione, nella fase di primo grado e fatte salve le successive valutazioni nei gradi successivi, ha riconosciuto la pericolosità sociale qualificata dei proposti in ragione dei loro trascorsi di vicinanza con la ‘ndrangheta desunta principalmente dalle risultanze di alcuni procedimenti penali, definiti con sentenza di condanna passata in giudicato, in cui erano stati coinvolti i due.

L’inchiesta

Nel dettaglio Antonio Bonasorta era stato tratto in arresto nel 2014 nell’operazione “Mediterraneo” e successivamente condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria alla pena della reclusione a 6 anni e 2 mesi per associazione per delinquere (con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa) e detenzione e porto illegale di armi in concorso. Allo stesso veniva contestato il reato associativo per aver fatto parte di un sodalizio stabilmente dedito all’importazione dalla Slovacchia di armi inertizzate che venivano modificate in Italia e rese idonee all’impiego.
Vincenzo Bonasorta, cognato di Girolamo Piromalli, è stato anch’egli condannato nel 2014 dalla Corte di Appello di Reggio Calabria alla pena della reclusione ad anni 6 per estorsione tentata in concorso (con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa) nei confronti di due imprenditori.
Per entrambi i soggetti gli accertamenti svolti dalla DIA hanno consentito di acclarare, come riconosciuto dal Tribunale di Reggio Calabria fatte salve le successive valutazioni nei successivi gradi, una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati; tale riscontro ha permesso ai giudici della Sezione Misure di Prevenzione di qualificare i beni mobili, immobili e societari nella loro disponibilità quali frutto o reimpiego di attività illecite.
Il sequestro ha interessato l’intero patrimonio aziendale di una ditta individuale operante nel settore del commercio di prodotti medicali ed ortopedici con sede a Cavriglia (AR) con 2 unità locali operanti in Gioia Tauro (RC), 15 immobili siti in Gioia Tauro, 1 autovettura e conti correnti e posizioni finanziarie per un valore stimato di circa 1 milione di euro.

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