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Crotone, nell’opposizione che vuole sfiduciare Voce non c’è condivisione su come procedere

Tredici consiglieri della minoranza si sono riuniti e confrontati per tre ore ma senza esito. I chiarimenti di Tesoriere

Pubblicato il: 30/12/2021 – 20:38
di Gaetano Megna
Crotone, nell’opposizione che vuole sfiduciare Voce non c’è condivisione su come procedere

CROTONE Non c’è condivisione su come procedere tra i consiglieri di opposizione che vorrebbero sfiduciare il sindaco di Crotone, Enzo Voce. Oggi pomeriggio, dodici rappresentanti dell’opposizione (Antonio e Fabio Manica, Giuseppe Fiorino, Andrea Devona, Enrico Pedace, Carmen Giancotti, Fabrizio Meo, Andrea Tesoriere, Antonio Megna, Danilo Arcuri, Mario Megna e Fabiola Marrelli) si sono riuniti nell’ufficio di Fiorino, in via Roma, per concordare il percorso da portare avanti. All’incontro, durato tre ore (dalle 15,30 alle 18,30), ha partecipato telefonicamente anche Alessia Lerose, la tredicesima consigliera comunale che ha firmato il documento per chiedere la convocazione del consiglio comunale per sfiduciare Voce. Nei ragionamenti, secondo quanto riferito, non c’è stata la condivisione di un progetto comune per raggiungere l’obiettivo dello scioglimento anticipato. Intanto nella riunione e anche diffondendo in serata una nota, Tesoriere ha chiarito di avere firmato il documento “il cui contenuto doveva essere riservato ai soli consiglieri di minoranza, al fine di verificare l’attuale crisi dell’amministrazione ed eventualmente determinarsi conseguentemente”. “Il suddetto documento – chiarisce Tesoriere – è stato da me siglato con il preciso accordo che lo stesso fosse un atto prodromico alla mozione di sfiducia da presentare in consiglio comunale una volta raggiunto il numero necessario di consiglieri sottoscrittori”. “A stretto giro, circa un ora dopo la sottoscrizione, – sottolinea – ritenendo irrituale la procedura adottata, ho avvisato il collega consigliere incaricato alla raccolta delle firme di procedere alla cancellazione della mia sottoscrizione, non perché restìo alla sfiducia nell’operato di questa amministrazione , che era ed è inefficiente, ma perché il luogo deputato a tale incombente è la massima assise comunale e non certamente una raccolta di firme fatta su un pezzo di carta privo di valore”. “Dopo avere appreso che il predetto documento veniva diffuso sui social,- scrive Tesoriere – ho avuto una conversazione con il Sindaco al quale rappresentavo che non avessi sottoscritto alcun documento nella convinzione che la mia firma fosse stata depennata come richiesto e quindi ritenendo che una eventuale firma apposta a mio nome fosse non vera”. E “dopo avere attenzionato il documento di cui sopra effettivamente verificavo la veridicità della mia firma. Successivamente ho avvisato il sindaco sia nella giornata di ieri sera, sia nella mattinata odierna antecedente la conferenza stampa sulla veridicità della mia sottoscrizione”. “Pertanto – chiarisce – le accuse di un falso sottoscrittore sono destituite di ogni fondamento”. Tesoriere chiarisce anche che il suo ruolo in consiglio comunale sarà “all’opposizione all’amministrazione svolgendola in ogni suo aspetto nell’interesse della città”. Nella riunione i dodici hanno avuto la sensazione che Tesoriere non è d’accordo a firmare per lo scioglimento del consiglio. Anche Meo, secondo quanto riferito, non sarebbe disponibile a firmare la sfiducia da un notaio. L’ipotesi della sfiducia da un notaio è stata presa in considerazione nel corso della riunione di oggi. La legge prevede che se la metà più uno dei consiglieri (17 per quanto riguarda Crotone) firmano contestualmente un documento di sfiducia presso un notaio, il consiglio comunale viene sciolto immediatamente. Meo avrebbe chiesto di sfiduciare il sindaco in Consiglio e non da un notaio. Secondo i rappresentanti dell’opposizione le firme per lo scioglimento potrebbero arrivare a 16, ma non si conoscono i nomi degli altri quattro che si aggiungerebbero ai dodici già noti. Dodici perché Tesoriere non compare tra i firmatari presenti alla riunione di oggi. Non tutta l’opposizione, quindi, è compatta sulla linea: Tesoriere potrebbe non essere d’accordo, Meo chiede di sfiduciare il sindaco in Consiglio, Luana Cavallo ha diffuso una nota dichiarando di essere la diciassettesima firma se si va dal notaio (prima di lei devono firmare in 16). A conclusione della riunione di oggi è stata diffusa una nota firmata da dodici consiglieri, nella quale si legge: “Apprendiamo che il sindaco Voce, pur di dare contenuti ad una conferenza stampa nella quale , semmai bene avrebbe fatto a parlare della città, si è perso in pettegolezzi, illazioni, false accuse che sono proprie del personaggio. Mai si era arrivati al punto, nel nostro consiglio comunale, di tacciare l’avversario di falso e, del resto, da Voce ci aspettiamo di tutto”. Continuando i dodici aggiungono: “Per prima cosa perciò, e non sarebbe neppure da ribadire, confermiamo l’autenticità delle sottoscrizioni apposte in calce al documento finalizzato a proporre una mozione di sfiducia. Date le premesse, non sarebbe necessario aggiungere altro”. “E’ evidente, infatti, – continuano – considerazioni politiche a parte, che il sindaco Voce non è più nelle condizioni di esercitare il suo ufficio. Che poi, uno dei consiglieri firmatari (Andrea Tesoriere), secondo la versione dei fatti dallo stesso fornita, abbia maturato l’idea di prendere le distanze dal documento per non aver condiviso la metodologia adottata per proporre la sfiducia del sindaco e lo abbia comunicato telefonicamente al diretto interessato senza negare la propria sottoscrizione, è un’altra storia e non è questa la sede per discuterne”. Per i dodici “di certo, resta l’amaro in bocca per una vicenda che Voce ha artatamente strumentalizzato senza, vieppiù che se ne comprendano gli intenti. Nella foga giustizialista, infatti, non è chiaro da cosa intenda tutelarsi atteso che il documento “incriminato” è un atto interno al gruppo di opposizione”. “In questa sede – sottolineano – vogliamo soprattutto ribadire con forza che questa nostra città merita un’alternativa e che noi tutti siamo disposti a confrontarci, all’indomani del venire meno di questa infausta amministrazione, per costruire le basi di una ripartenza necessaria ed a portata di mano”. Concludendo scrivono: “Resta inteso che ci riserviamo di tutelarci nelle sedi opportune a fronte delle paradossali e calunniose accuse che ci sono state rivolte”.

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