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inchiesta silence

Truffa nell’appalto delle pulizie all’Ao di Cosenza. Via al processo “Coopservice”

Inizierà il prossimo mese di gennaio dinanzi al Tribunale di Cosenza, il procedimento scaturito da un’indagine coordinata dalla Procura

Pubblicato il: 01/01/2022 – 5:48
Truffa nell’appalto delle pulizie all’Ao di Cosenza. Via al processo “Coopservice”

COSENZA Inizierà il prossimo mese di Gennaio dinanzi al Collegio giudicante del Tribunale di Cosenza, il processo “Coopservice” scaturito dall’inchiesta “Silence” coordinata dalla Procura di Cosenza e relativa ai lavori eseguiti dall’azienda di Reggio Emilia nell’azienda ospedaliera bruzia. Il gup del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, lo scorso mese di novembre aveva rinviato a giudizio tutti gli imputati. Si tratta di Maria Giacinta; Francesco Spadafora; Mario Veltri; Monica Fabris; Gianluca Scorcelletti; Fabrizio Marchetti; Salvatore Pellegrino; Massimiliano Cozza; Teodoro Gabriele; Achille Gentile; Giancarlo Carci; Renato Mazzuca, e la società Coopservice.

Le accuse

Per i magistrati della Procura di gli indizi di colpevolezza sono «gravissimi». In centinaia di pagine di ordinanza viene ricostruito il meccanismo nel quale pesano i presunti mancati controlli attuati dall’Azienda ospedaliera di Cosenza nonostante le lamentele ricorrenti per la scarsa igiene rilevata nelle corsie dell’Annunziata. Il gip parla di «artifici e raggiri anche agevolati da parte dei funzionari pubblici dell’Azienda ospedaliera». Inoltre, «le condotte, consumate e tentate, riguardano tutte le mensilità relative agli anni in cui è stato aggiudicato ed è perdurato il rapporto contrattuale con l’Azienda ospedaliera cosentina». Secondo l’accusa, la Coopservice avrebbe «reiteratamente chiesto e ottenuto il pagamento di ore di lavoro mai effettuate», di «servizi mai resi e che mai avrebbe matematicamente potuto rendere». È dall’analisi dei dati Inps che i magistrati ricavano quella che cristallizzano come certezza: l’esame della documentazione, infatti, avrebbe «permesso di rilevare che il numero delle ore di lavoro effettuate da personale Coopservice e Multiservice nell’Ao di Cosenza a titolo di servizi integrativi non arriva nemmeno alle 132mila ore minime annuali previste» dal capitolato d’appalto.
Nel periodo esaminato, l’orario di lavoro dei dipendenti non sarebbe mai cambiato e non ci sarebbero state nuove assunzioni riferite al (teorico) aumento dei servizi. Mentre sarebbero cresciuti «sensibilmente gli importi delle fatture per servizi integrativi extra e, successivamente, di quelli complementari per servizi mai resi». Un’operazione che avrebbe garantito un «profitto ingiusto» per la Coopservice di oltre 3 milioni di euro.

La presunta tangente

«Se vanno in fondo alla questione di Cosenza sono fottuti!» al telefono Monica Fabris, indagata nel procedimento “Silence”, si sfoga con il suo compagno. «Sono certa che è stata pagata una tangente! Ne sono certa! E anche se non mi ricordo a chi è stata pagata, basta solo che vanno sulle fatture registrate di Coopservice, la trovano, perché l’importo invece lo ricordo a memoria, scavano un po’ e trovano che sono stati pagati migliaia…centinaia di migliaia di euro per servizi non resi…e qualcuno dovrà dare spiegazioni del perché», aggiunge Fabris. E il presunto importo, finisce in un’altra conversazione telefonica captata dagli investigatori. «Lo dico qua al telefono tanto non me ne frega più niente. Ed è l’azienda alla quale Coopservice ha pagato una tangente di 420mila euro». (f.b.)

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