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Covid, in provincia di Cosenza «un tampone su quattro è positivo»

File interminabili per i test. Rizzo: «Attendiamo i risultati ma per la velocità dell’infezione ci fa pensare che sia arrivata la variante omicron»

Pubblicato il: 03/01/2022 – 16:16
di Luca Latella
Covid, in provincia di Cosenza «un tampone su quattro è positivo»

CORIGLIANO ROSSANO La paura corre veloce. Il virus Sar-Cov-2 nelle sue varianti, delta e si presume omicron, è sempre più diffuso sul territorio, in provincia, a Corigliano Rossano e nella Sibaritide e le conseguenze dirette sono ben visibili: code interminabili di auto verso laboratori, complice anche l’inversione di rotta sui test imposta dal Governo.
File interminabili si registrano a Corigliano, in via Luigi Stevenson, in direzione degli uffici Asp dove vengono effettuati i tamponi.
Il dato che preoccupa di più, al momento, è la positività ai test che, come confermato da Martino Rizzo, responsabile del Dipartimento Igiene e Prevenzione dell’Asp per la Sibaritide e fino a qualche settimana fa direttore sanitario aziendale, si assesta al 28%. la percentuale è relativa al territorio dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, ovvero tutta la provincia. Una persona su quattro che si sottopone al tampone risulta, quindi, positiva.
«Questa velocità di trasmissione – spiega Rizzo al Corriere della Calabria – ci fa pensare che sia arrivata e si stia diffondendo velocemente anche la variante omicron, per la quale siamo in attesa dei risultati. Per fortuna abbiamo molti casi sul territorio ma pochi con gravità tale da richiedere il ricovero. L’infettività, al momento, è molto alta e si sta assestando al 28% in provincia di Cosenza ma non vi è una corrispondenza grave e sono in numero molto minore le persone costrette alle cure. Ciò ci sta tutelando perché i posti letto nei reparti covid sono deficitari. Per questo motivi l’Asp sta compiendo sforzi nella direzione dell’assistenza domiciliare».
Anche il tracciamento, non sembra essere saltato ma solo modificatosi alla luce delle nuove regole. «Il problema – spiega Rizzo – è la verifica nei cinque giorni. Da una fase di relazione diretta con l’Asp dovremo passare alla fase di formazione della popolazione che sappia cosa fare. Il tracciamento continua, soprattutto con quei soggetti non vaccinati e maggiormente diffusori della patologia che possono andare incontro alle conseguenze più gravi».
Il problema sulla ricerca del virus sul territorio, però, rimane. «il tracciamento non è saltato, è in ritardo perché deve essere eseguito anche sui tamponi antigenici e solo da Corigliano Rossano ne stanno arrivando oltre cento al giorno. Ragion per cui diventa difficile rintracciare al telefono centinaia di persone».
Rizzo, ad ogni modo, non ipotizza mutazioni di colori sul territorio della Sibaritide. «I parametri per cambiare zona sono molteplici – conclude – ed in questo momento l’unico alterato è quello legato al numero dei casi», nonostante stia crescendo in modo esponenziale. (l.latella@corrierecal.it)

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