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«Così il governo può sostenere il trasporto su gomma»

Il settore del trasporto su gomma «oltre che non ristorato, direi soprattutto non considerato. Nonostante la sua valenza sociale ed economica», durante il periodo pandemico. Da qui la decisione di…

Pubblicato il: 12/01/2022 – 16:39
di Gerardo Smurra*
«Così il governo può sostenere il trasporto su gomma»

Il settore del trasporto su gomma «oltre che non ristorato, direi soprattutto non considerato. Nonostante la sua valenza sociale ed economica», durante il periodo pandemico. Da qui la decisione di diramare un comunicato stampa congiunto sottoscritto da una serie di sigle del mondo del trasporto privato in bus.
L’idea è quella di compattarsi per far valere le proprie ragioni e per rispondere alla concorrenza nel mercato. «Adesso il nostro concorrente numero uno è il Covid, che ci sta mettendo in grande difficoltà. Anche in tempi non sospetti abbiamo sempre creduto che l’unione fra le imprese potesse dare vantaggi competitivi! Noi amiamo da sempre le nostre aziende e in tutti questi anni abbiamo cercato di dare tutto per portare una maggiore considerazione al comparto. Non voglio fare alcuna polemica, ma il nostro è un settore chiave per la mobilità e l’occupazione – in particolar modo in una terra difficile come la Calabria – per cui ci aspettiamo, ancor di più oggi maggiore attenzione».
«Purtroppo il perdurare della pandemia ci rende incerti e mai come ora privi di una adeguata programmazione! Si tratta di una crisi globale, non settoriale».
«In realtà il nostro settore non è stato mai sostenuto a dovere e nel modo giusto: ci sentiamo trascurati. Veniamo visti come azienda pubblica per tutti gli obblighi ed oneri che dobbiamo rispettare quotidianamente, senza alcun distinguo di comparto. Questa è l’anomalia all’interno del settore trasporto.
Insomma, rispetto al Tpl le imprese a lungo raggio come la nostra – erogano un servizio di pubblica utilità, essenziale ed integrativo all’aereo al treno e al mezzo privato. E qui la politica locale, nazionale ed europea ha delle responsabilità da colmare. Non a caso i grossi player che sono entrati da poco sul mercato, come Flixbus e Itabus, spingono per essere considerati nel giusto modo, visti gli ingenti investimenti fatti e in programma nel comparto».
«Fino a poco tempo fa avevamo un organico di c/a 180 dipendenti, ora siamo scesi a 110; purtroppo abbiamo dovuto ristrutturare molti costi, riducendo le linee, il personale e anche le agenzie di viaggio, perché il turismo è fermo. Per quanto concerne il parco macchine, disponiamo di 70 autobus».
«Innanzitutto, chiediamo adeguati e tempestivi ristori e la possibilità di ridurre i costi primari (autostrada, gasolio, etc.) Il contratto di lavoro autoferrotranvieri, è un contratto molto oneroso e per i ricavi che attualmente abbiamo non è più sostenibile e non può essere equiparato come per i dipendenti del Tpl».
«Al momento abbiamo visto pochissimo, ristori irrisori. C’è un provvedimento fermo al Ministero da un anno che dovrebbe essere evaso (i tempi burocratici non sono adeguati all’emergenza che oggi si sta vivendo) e comunque non andranno a coprire e colmare le perdite da mancati ricavi degli ultimi 24 mesi. Certo, è meglio di niente, ma non ci risolve nulla.Ribadisco, che la dovuta pianificazione a livello aziendale e imprenditoriale, se da parte del Governo non c’è la certezza dei ristori una volta programmati, compromette anche una visione sul breve/medio periodo. Perché purtroppo, oggi come oggi, si naviga a vista e la storica e naturale pianificazione imprenditoriale non esiste praticamente più. Questo è ciò che chiediamo, anche alle istituzioni».
La modifica intervenuta nei mesi scorsi alla legge 285, che regola il comparto, «è stato un piccolo segnale positivo. Alcune associazioni ci hanno considerato, mentre altre – ahinoi – fanno quadrato, tagliandoci fuori; questo perché per loro vedersi ridotto quel poco di traffico che c’è tra Regione e Regione significa una decurtazione importante.
Noi ci crediamo e spingiamo in questo senso, sperando che l’esecutivo dia margine di manovra e considerazioni economiche sostanziose: abbiamo il vantaggio di poter arrivare dove l’aereo e il treno non arrivano. Il nostro è un servizio tanto prezioso quanto indispensabile per il Paese».
«Abbiamo optato per [la riduzione di carico dall’80%, consentito attualmente, al 50%] perché la gente è molto preoccupata, per cui è bene andare incontro alle esigenze dei clienti-utenti, garantendogli un viaggio in sicurezza e comodo. Oggi come oggi le persone preferiscono pagare una tariffa ordinaria e mantenere distanza dagli altri passeggeri. Ovviamente la cosa va a discapito dei ricavi/margini dell’azienda, ma pensiamo che questa sia oggi, la linea corretta». Il periodo di Natale «rispetto allo standard degli ultimi mesi è andato discretamente bene, ma decisamente in calo rispetto agli anni pre-Covid. Sembrava che si stesse riprendendo il mercato e l’economia, ma la quarta ondata ha sensibilmente bloccato la domanda e le prenotazioni ed ora si va incontro a mesi come Gennaio e Febbraio molto deboli».
«In primis, il rinnovo del parco macchine, per garantire sempre sicurezza e comfort, il che significa un costo notevole da sostenere, a fronte di entrate – come detto – ridotte sensibilmente».
«Sarà molto difficile e non solo per l’idrogeno, ma anche per l’elettrico, che si sta affermando. I costi iniziali di acquisto di un mezzo elettrico – senza dimenticarsi tutta l’infrastruttura, la competenza e la formazione
delle maestranze necessarie – sono davvero alti. E quelli per l’idrogeno sono ancora più gravosi…». Il future è incerto: «Battute a parte, se il settore della lunga percorrenza non viene normato e sostenuto adeguatamente, come dicevo, per la sua valenza strategica alla mobilità collettiva, subirà negative ripercussioni. Confidiamo che il Governo, ne prenda atto con la dovuta considerazione e venga incontro alle diverse istanze di noi imprese private».

*Presidente gruppo Simet, compagnia per il trasporto su gomma di medio-lunga percorrenza. Estratto di un’intervista rilasciata a autobusweb.com

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