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La Provincia di Catanzaro annulla l’operazione di swap. Avrebbe causato debiti fino al 2035

Il presidente Abramo: «Derivati del valore di 216 milioni. Lavoriamo per salvare l’ente dal dissesto». D’Ippolito (M5S): «Troppo tardi»

Pubblicato il: 27/01/2022 – 14:40
La Provincia di Catanzaro annulla l’operazione di swap. Avrebbe causato debiti fino al 2035

CATANZARO «Sono in pieno svolgimento tutte le operazioni possibili per cercare di salvare la Provincia dal dissesto». Il presidente della Provincia di Catanzaro Sergio Abramo commenta così l’avvenuta pubblicazione sul sito istituzionale della determinazione del dirigente del settore finanziario con la quale la Provincia ha deciso di annullare integralmente in autotutela la determinazione nunero 36 del 31 maggio 2007 che aveva dato vita ad una complessa operazione di Swap da 216.202.560,78 euro ripartita in quattro quote: Dresdner Bank (oggi Commerzbank) per una quota pari al 50%, Dexia Crediop per una quota pari al 16,66%, BNL per il 16,67% e Banca OPI (oggi Intesa Sanpaolo), per una quota pari al 16,67%.

I numeri dell’operazione di swap cancellata dalla Provincia

«Da quanto emerge da approfondite perizie tecnico-finanziarie e legali – è scritto in una nota – la struttura dell’operazione aveva una prevalente funzione di finanziamento, e complessivamente non una di copertura. Non era inoltre conforme, al momento dell’approvazione da parte della Determinazione n. 36 del 31.5.2007, alla disciplina vigente ratione temporis, che individuava i presupposti e le condizioni che legittimavano la sottoscrizione di strumenti derivati da parte degli Enti Locali. La struttura dei derivati, oltre al consueto scambio di interessi, prevedeva al loro interno una componente di finanziamento atipico per gli Enti locali; nella stessa era previsto che la Provincia incassasse un flusso di capitale positivo fino al 31.12.2016, per un totale di € 48.523.994,63, somma che avrebbe poi dovuto restituire alle banche a partire dal 30 giugno 2017 fino alla scadenza dei contratti (i.e. 2035), con i relativi interessi aggiuntivi, stimati dagli esperti in € 26.250.481,94, di cui € 11.618.597,69 già pagati negli anni. Con l’azione di autotutela, la Provincia annulla gli atti che hanno dato vita all’operazione e, di conseguenza, non è più tenuta al pagamento di € 59.260.878,98 fino al 2035, di cui € 14.631.884,25 per interessi e € 44.628.994,73 di capitale da rimborsare. Come precisato dalla delibera del Consiglio Provinciale n. 5 del 21.01.2022, la Provincia non è assolutamente in grado di far fronte a tali ingenti esborsi, la permanenza dei quali non consentirebbe all’Ente di garantire l’assolvimento delle sue funzioni fondamentali, costringendo lo stesso Consiglio, verosimilmente ed in assenza di azioni decise in senso contrario, a deliberare lo stato di dissesto ai sensi dell’art. 246 Tuel, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero».

«Benefici alla Provincia nel breve periodo, poi ingenti costi fino al 2035»

«Si tratta di una complessa operazione in derivati – afferma Abramo – strutturata nel 2007 dalle banche in modo tale da generare benefici certi alla Provincia nel breve-medio periodo (fino al 2016), scaricando però ingenti costi nel periodo successivo (dal 2017 al 2035), oneri superiori ai benefici ricevuti nella fase iniziale. Da quanto emerge da approfondite analisi tecniche di esperti finanziari internazionali che hanno assistito l’Ente in questa fase di analisi, le banche hanno indotto in errore l’allora dirigente della Provincia in quanto non esistevano scenari di guadagno per la Provincia con questa operazione, nel lungo periodo, indipendentemente dall’andamento di mercato, la Provincia avrebbe comunque pagato ingenti interessi senza possibilità di ottenere un risultato positivo. Questa Amministrazione, considerando anche le difficoltà di bilancio, ha ritenuto di mettere la parola fine ad un’operazione finanziaria che comporta consistenti oneri non giustificati per la nostra comunità fino al 2035».

«Lavoro di squadra per uscire da una situazione finanziaria drammatica»

«Aver dovuto comunicare ai sindacati – prosegue – che nel mese di gennaio ci saranno ritardi nei pagamenti degli stipendi ai dipendenti è stato sicuramente il momento più buio dei miei quasi vent’anni da amministratore. Ma si sta facendo un lavoro di squadra encomiabile e per questo sento di dover recitare più di un sentito ringraziamento: ai consiglieri provinciali, di maggioranza e di opposizione, che con grande senso di responsabilità hanno approvato un’importante delibera che prova a rimettere in piedi una situazione che, al momento, si presenta drammatica. La serietà da tutti loro dimostrata costituisce un mezzo che può fare la differenza in un momento storico così difficile per l’Ente intermedio. Seppur da poco tempo al lavoro, essendo stati eletti lo scorso 18 dicembre, hanno già dimostrato di poter essere la marcia in più di cui l’Ente ha estremo bisogno. Il nostro impegno, parlo anche a nome dei consiglieri provinciali, sarà massimo e senza interruzione e tenteremo con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione di fare uscire la Provincia da questa situazione finanziaria preoccupante. Nondimeno ringrazio l’U.P.I. nazionale, preziosa cabina di regia di tutto il percorso che si sta costruendo, che ci sta supportando con autorevoli pareri e accompagnando in ogni difficile scelta da prendere in questi turbolenti giorni, lo studio “Giovannelli Masi Cecconi & Associati” di Firenze che ha avviato il profondo studio di analisi che sta alla base delle determinazioni a cui siamo giunti, la società “Finance Active”, che ci sta fornendo un indispensabile aiuto e ringrazio i dirigenti che da mesi stanno al lavoro fino a tarda notte. Tutti insieme stiamo lavorando per riportare la serenità che i dipendenti dell’Ente meritano e per offrire dignità alla Provincia di Catanzaro».

D’Ippolito (M5S): «Intervento tardivo»

Sulla crisi finanziaria della Provincia di Catanzaro, il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e dell’Economia, chiedendo loro «quali elementi e informazioni abbiano in proposito; se il secondo non intenda, per il tramite dei servizi ispettivi di finanza pubblica, verificare la regolarità della gestione amministrativo-contabile dell’ente; se risulta che vi siano rischi circa il regolare pagamento dei dipendenti; quali iniziative di competenza abbia» il Viminale «adottato o intenda adottare per scongiurare che gli stipendi del personale della Provincia di Catanzaro vengano pagati in ritardo». Secondo il deputato del Movimento 5 Stelle, «appare tardivo, e suona come tentativo politico di auto-deresponsabilizzazione, l’avvio recentissimo», da parte del presidente della Provincia di Catanzaro, di «un percorso di ricerca della verità, tenuto conto che Sergio Abramo ricopre questa carica da 3 anni e mezzo. Egualmente tardiva e, sul piano politico, auto-deresponsabilizzante appare – ha osservato l’esponente M5S nella sua interrogazione – la dichiarata scoperta di una realtà finanziaria completamente distorta rispetto agli anni precedenti, buona solo in apparenza». Secondo D’Ippolito, «il quadro fornito apoditticamente dal presidente pro tempore della Provincia di Catanzaro pone oggettivi dubbi sulla gestione amministrativo-contabile dell’ente medesimo», che «dunque – ritiene il parlamentare del Movimento 5 Stelle – richiedono verifiche approfondite, essendo vaghe e non rassicuranti le spiegazioni fornite da Abramo, che vorrebbe ripianare un disavanzo di oltre 35 milioni con pannicelli caldi, come se uno squarcio all’addome si potesse coprire con un cerottino».

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