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Occhiuto: «Ho ereditato una regione senza piano Covid. Entro un anno cambierò la sanità»

Il governatore fa il punto sulle emergenze e la politica. Stoccata alla Lega: «Non possiamo consegnare Draghi al centrosinistra»

Pubblicato il: 03/02/2022 – 11:48
Occhiuto: «Ho ereditato una regione senza piano Covid. Entro un anno cambierò la sanità»

ROMA «Oltre ad essere presidente della Regione sono anche commissario ad acta della sanità in Calabria, e il 70% del mio tempo – complice la pandemia – lo dedico a questo settore, distrutto da 12 anni di commissariamento. Ma è stata una mia scelta, non cerco alibi». Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, in un’intervista a “Start”, su SkyTg24.
«Ho raccolto una Regione che non aveva neanche il piano Covid, ed ora è la prima in Italia per incremento delle vaccinazioni rispetto agli obiettivi fissati dal generale Figliuolo. Fra qualche settimana avremo anche il piano operativo. Degli ospedali chiusi ne ho riaperti tre in due mesi. Siamo riusciti ad aumentare il numero dei posti letto Covid e delle terapie intensive e siamo, così, rimasti in zona gialla. Non è facile risolvere i problemi in pochi mesi, ma già i primi risultati stanno arrivando, anche se ancora non sono evidenti: confido che entro un anno lo possano essere. Su questo il governo mi sta dando una mano, anche se meno di quello che sarebbe necessario, perché non bisogna mai accontentarsi. Però mi sta aiutando».

«Rielezione Mattarella sconfitta dei partiti»

«La vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica ha inferto un colpo terribile alle leadership di tutti i partiti. Alcuni si sono comportati come i ragazzi che giocano a pallone, fanno disastri, e poi restituiscono il pallone a chi ce l’aveva prima, cioè a Mattarella». Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. «Purtroppo i partiti sono abituati a non scegliere, e la scorsa settimana, quando dovevano fare delle scelte hanno dimostrato la loro incapacità. Credo che il problema sia davvero complesso e difficile da risolvere, ma è necessaria una presa di coscienza da parte di tutti i partiti, perché altrimenti si genera un clima di delegittimazione nei confronti della politica nazionale che non fa bene a nessuno, soprattutto alle istituzioni. Non sono felice del percorso che ha portato all’elezione di Mattarella, sicuramente lo sono per la sua rielezione, perché il Capo dello Stato è un garante, dotato di grande equilibrio istituzionale. E lo ha dimostrato in questi sette anni. Ma, ripeto, il modo in cui si è arrivati a eleggerlo dimostra che esiste un’incapacità dei partiti a produrre il cambiamento, e forse c’è un’incapacità del sistema politico nazionale a interpretare le nuove fratture che vediamo nella società».

«Mattarella ha riconosciuto il ruolo delle Regioni nel contrasto al Covid»

«Nell’incontro che i governatori hanno avuto con il Capo dello Stato, prima della sua rielezione, ho trovato il solito Mattarella, disponibile, cortese, equilibrato. Il presidente della Repubblica ha riconosciuto il ruolo che le Regioni hanno avuto nella difficile fase di contrasto alla pandemia. E ha sottolineato la grande importanza che ha per lui questo livello istituzionale. È stato molto rinfrancante sentire queste parole dal presidente Mattarella. Mi è parso in forma – ha concluso Occhiuto – certo sarà un presidente che non dovrà imparare a fare il presidente, dopo sette anni di mandato».

«Pericoloso consegnare Draghi al centrosinistra»

Occhiuto ha commentato anche il Consiglio dei ministri di ieri, dicendosi «un po’ stupito dal fatto che alcuni ministri non abbiano votato il provvedimento, proprio nel primo Cdm in cui di fatto si apre una nuova stagione. Sostanzialmente si dice che stiamo uscendo dalla pandemia, che stiamo recuperando libertà, ed è singolare che qualcuno non abbia votato».
«Penso, inoltre, che sarebbe pericoloso se una parte del centrodestra, importante come la Lega, dovesse consegnare Draghi al centrosinistra, a un anno dalle elezioni – ha detto ancora –. Si immagini cosa potrebbe succedere se il centrosinistra si candidasse alle prossime politiche con Draghi designato alla presidenza del Consiglio dei ministri. Ecco, forse bisogna fermarsi, riflettere, e capire che bisogna fare, intanto all’interno delle coalizioni, e poi rispetto al governo e al futuro del Paese».


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