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«Ventura ha tutta la Calabria». La Dda aveva chiesto i domiciliari per i manager del gruppo – NOMI

Misure respinte dal gip. Il piano di spartizione per gli appalti delle ferrovie e i lavoratori dalla «Calabria Saudita». Le aziende coinvolte

Pubblicato il: 11/02/2022 – 11:51
«Ventura ha tutta la Calabria». La Dda aveva chiesto i domiciliari per i manager del gruppo – NOMI

MILANO Per la Dda di Milano, che indaga sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei cantieri della rete ferroviaria, ci sarebbe stato «un piano “di spartizione” in “aree di competenza” dell’intero territorio nazionale» da parte di alcune imprese, anche colossi del settore, che prendevano gli appalti da Rfi. Sono 36, complessivamente, le persone indagate; per 15 sono state disposte dal gip misure cautelari.
Nelle imputazioni dei pm, infatti, si parla di «gruppi imprenditoriali» che «gestiscono in regime di sostanziale monopolio l’aggiudicazione delle commesse per i lavori di armamento e manutenzione della rete ferroviaria italiana direttamente da R.F.I. spa, a mezzo delle loro società (appaltanti) C.C.F. Costruzioni Generali spa, Gefer srl, Armafer spa, Globalfer spa, Salcef spa, Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie spa, Fersalento srl, Euroferroviaria spa».
Al centro dell’inchiesta della Gdf, in particolare, i gruppi Rossi e Ventura e gli inquirenti nell’imputazione per associazione per delinquere con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa citano anche un’intercettazione: «Ventura ha tutta la Calabria, Morelli ha tutta la Campania ed Esposito ha tutta la Sicilia, Rossi ha tutto il Nord Italia».
La Dda aveva chiesto i domiciliari per Maria Antonietta, Pietro e Alessandra Ventura, dell’omonimo gruppo, e il carcere per Alessandro e Edoardo Rossi, ai vertici dell’omonima impresa, ma il gip non ha accolto le richieste.

I lavoratori dalla «Calabria Saudita» per le commesse

Le società che prendevano gli appalti da Rfi, scrive sempre la Dda, si rapportavano, col sistema del «distacco della manodopera e nolo a freddo dei mezzi», col «gruppo Aloisio-Giardino» al centro dell’inchiesta e «con le numerosissime società a loro riconducibili ma fittiziamente intestate a prestanome». Questi ultimi hanno «solidi ed attuali collegamenti con le storiche famiglie di ‘ndrangheta» di Crotone «alle quali sono “legati” da indissolubili vincoli di parentela e alle quali assicurano il costante e continuo approvvigionamento dei mezzi di sussistenza soprattutto allorché i loro capi trascorrono in detenzione carceraria».
E fanno anche «accrescere» il loro “potere” attraverso il «reclutamento dalla “Calabria Saudita”», come si legge in un’intercettazione, «della pressoché totale “forza lavoro” necessaria ad eseguire i lavori di cui alle commesse». Così in un’intercettazione Alfonso Giardino dice a Maurizio Aloisio: «Gli Aloisio e i Giardino danno da lavorare ed in questo modo… anziché essere contenti…ci invidiano e se ci potessero mangiare ci mangerebbero … ci ucciderebbero Mauriziè …ci ammazzerebbero».

Le misure disposte dal gip

In carcere:
Alfonso Aloisio;
Antonio Aloisio;
Francesco Aloisio;
Maurizio Aloisio (classe ’79);
Francesco Catizzone;
Angelo Mancuso;
Gianluigi Petrocca;
Nicola Pittella;
Giuseppe Ranieri;
Domenico Riillo;
Leonardo Villirillo.

Arresti domiciliari:
Francesco Ferraro;
Antonella Petrocca;
Roberto Riillo;
Luigi Taverna.

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