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I sindaci certificano il «fallimento dell’Ato» e del sistema rifiuti calabrese

Il problema nell’ingranaggio che governa la catena è triplice: ambientale, economico e amministrativo e lo scaricabarile sui comuni «è indecente»

Pubblicato il: 13/02/2022 – 7:26
I sindaci certificano il «fallimento dell’Ato» e del sistema rifiuti calabrese

CORIGLIANO ROSSANO Il problema è triplice: ambientale, economico e amministrativo. Il sistema rifiuti regionale, e in particolare nell’Ambito territoriale ottimale di Cosenza, sembra un cane che si morde la coda nell’attesa che la Calabria si renda autosufficiente nel giro di due, tre anni, come dichiarato dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto nei giorni scorsi.
In questo lasso di tempo, che separa la realtà dei fatti e gli obiettivi della politica, il ciclo andrà sempre di più in sofferenza perché – problema numero uno – le discariche calabresi sono pressoché tutte sature.

Il problema discarica

L’ultimo report pubblicato dall’Istat nel 2020, assesta la Calabria al 52,2% di raccolta differenziata, venti punti percentuali in più guadagnati in cinque anni, ma pur sempre abbondantemente al di sotto della media nazionale del 65%.
Questo metodo di raccolta, quindi, non aiuta granché né le discariche né i comuni che pagano le tariffe sui rifiuti proprio in base alla percentuale di differenziata. Ne consegue che le disponibilità a conferire in discarica gli stralci della differenziata e l’altro 50% di rifiuti solidi urbani prodotti dalla Calabria, rappresentano il vero vulnus di un sistema e un mercato ormai saturo e che, di conseguenza, alimenta gli appetiti della criminalità organizzata, specializzata anche nel traffico e nello smaltimento illecito di rifiuti, anche e soprattutto pericolosi.
Una panacea ai mali potrebbe essere l’ecodistretto di cui se ne parla da anni. In provincia di Cosenza si erano ipotizzati nella zona di Rogliano e a Villapiana. Ma come spesso accade, mettere d’accordo i sindaci, 150 sindaci, è impresa titanica. In tutto questo chi paga gli errori della politica è sempre il cittadino, oberato da una Tari che per i comuni è solo un palliativo, se è vero com’è vero che molti enti locali sono debitori nei confronti dell’Ato e, di conseguenza, dei gestori degli impianti come Bucita, per esempio, o Calabria Maceri.

La questione economica

E siamo alla declinazione del problema numero due, l’aspetto finanziario della catena. Senza disponibilità in discarica l’Ato è costretta a esportare la monnezza tal quale verso la Svezia, dove viene trasformata in risorsa, moltiplicando di fatto il prezzo a tonnellata – causa trattamento e trasporto – i cui costi ricadono sempre sul cittadino. E così il debito dei comuni aumenta, proprio perché la tassa sui rifiuti pagata dal contribuente non basta a coprire le spese e l’ente locale, come dice Rosanna Mazzia, sindaco di Roseto Capo Spulico, «non è un pozzo senza fondo».
I costi, peraltro, sono esorbitanti. Il prezzo a tonnellata, assestatosi, per come si legge sull’ultima bozza di convenzione tra l’Ato di Cosenza e Calabria Maceri che smaltisce gli scarti di lavorazione in discariche e impianti extraregionali, è di 295,54 € per tonnellata. Per fare un altro esempio, la sola città di Corigliano Rossano produce tra 100 e 110 tonnellate al giorno di rifiuti.
Il sindaco di Roseto Capo Spulico concentra il pensiero di moltissimi sindaci dei comuni calabresi e certifica, allo stesso tempo, il fallimento del “sistema” Ato. «L’emergenza rifiuti va avanti da vent’anni e se non si trova una soluzione ai siti dove poter conferire non ne usciremo». Rosanna Mazzia rispedisce al mittente le responsabilità del tracollo scaricate sugli amministratori. «Dove non c’è chiarezza, dove non c’è ordine ed il settore è perennemente in fase emergenziale con continui aumenti dei costi di smaltimento, i comuni a loro volta non hanno pozzi dai quali attingere. Il tema rifiuti va governato, non può continuare ad essere gestito in emergenza. Le responsabilità sono complessive non dei sindaci, in ambiti come l’Ato che non può contare su personale. Non si fanno così le riforme e la Regione ha responsabilità ben precise. Lo scaricabarile sui comuni è indecente».
Altro esempio nel quadro economico e sintomatico del problema rifiuti è la gestione – ancora singolare – del ciclo monnezza a Corigliano Rossano. Ante fusione Corigliano vantava una percentuale di raccolta differenziata che si assestava sopra il 50%, oggi calata al 44%; Rossano era partita meglio nel decennio precedente superando il 60% ma oggi viaggia alla metà, seppur con grandi prospettive di ripresa. Il prezzo a tonnellata di rsu che la città di Corigliano Rossano paga è significativo perché tutto è legato a quegli scaglioni di differenziata: 236 euro a tonnellata paga Rossano per conferire a Bucita, 193 euro Corigliano. Rossano produce 10.500 tonnellate l’anno di rifiuti, Corigliano 9 mila. A conti fatti una bella somma che grava come un macigno sulle casse comunali. Quanto ai pagamenti, Corigliano paga, Rossano no, pur vantando una amministrazione comunale unica dal 2018. Non è dato sapere per quale arcano motivo sia attuata questa politica amministrativa, sta di fatto che Corigliano vanta un debito di circa mezzo milione accumulato in due anni, Rossano di 2,5 milioni.

L’aspetto amministrativo

E siamo al terzo problema, quello amministrativo. Le Ato, nate ormai cinque anni fa, oggi sembrano un parafulmine. Tutto ricade su questo organo che non è riconosciuto giuridicamente – non può sottoscrivere contratti e convenzioni, non ha una cassa, che gestisce l’ente capofila – tant’è che lo stesso comune capofila, Cosenza, ha messo a disposizione un funzionario, il “duc” (direttore dell’Ufficio Comune) che lo dirige. Un unico solo dipendente col “potere di firma” per una montagna di adempimenti, tra cui i rapporti con i 150 comuni della provincia di Cosenza. Nei giorni scorsi – il danno alla beffa – il duc dell’Ato si è dimesso ed al momento rimane sguarnito dell’unico dipendente-lavoratore dedicato. Sarà sostituito coi tempi della burocrazia non europea ma calabrese ed è pur sempre l’ennesimo dente mancante di un ingranaggio ormai completamente arrugginito. (l.latella@corrierecal.it)

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