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Crotone, scoppia un focolaio Covid all’ospedale: «Ci hanno negato i tamponi di monitoraggio»

Fials denuncia la condizione dei sanitari del reparto di Medicina (13 i casi positivi): «Quello che è successo è gravissimo»

Pubblicato il: 16/02/2022 – 10:55
di Gaetano Megna
Crotone, scoppia un focolaio Covid all’ospedale: «Ci hanno negato i tamponi di monitoraggio»

CROTONE Preoccupante focolaio di Covid al reparto di Medicina del “San Giovanni di Dio” di Crotone. A denunciare la circostanza è il segretario provinciale della Fials, Francesco Sarcone, con una lettera inviata al commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale e al coordinatore dei medici competenti del presidio ospedaliero. Non è il primo focolaio che si è verificato nel presidio ospedaliero: nel recente passato, infatti, i casi di Covid si sono avuti in diverse unità operative, tanto che c’è stata la necessità di dichiarare il nosocomio pitagorico zona arancione per impedire l’accesso dall’esterno senza un valido motivo. Il focolaio scoppiato nell’Unità operativa di medicina è, però, di dimensioni gravi: solo tra i sanitari ci sono ben 13 positivi. Nella lettera Sarcone usa il termine «allarmante» in quanto il contagio «ha coinvolto quasi la totalità degli operatori della stessa U.O. e anche pazienti». La preoccupazione di Sarcone è che il contagio possa essersi «propagato ad operatori e pazienti» di altri reparti. «Visto il momento pandemico, potrebbe essere “normale” tutto ciò – scrive Sarcone – ma non rientra nella normalità l’atteggiamento di alcuni dirigenti sanitari nella gestione e prevenzione del focolaio stesso per la tutela del personale medico, infermieristico ed Oss della stessa U.O. di Medicina e di tutto il nosocomio». Sembrerebbe che al reparto di Medicina siano stati negati i tamponi antigenici per monitorare la situazione del contagio. Ci sono pazienti ricoverati nel reparto che devono eseguire esami diagnostici quali tac e risonanze magnetiche, ma prima dovrebbero fare il tampone che, però, non sono stati dati ai sanitari del reparto di Medicina. «La scrivente organizzazione sindacale – scrive ancora Sarcone – non vuole strumentalizzare l’accaduto, ma semplicemente denunciare le falle del sistema e del modello organizzativo attuato fino ad oggi, che rasenta e molte volte sfiora nell’illegalità». Secondo Sarcone «quello che si è consumato presso il P.O. e nei confronti del personale, dei pazienti tutti e dell’U.O. di medicina è gravissimo». Nel suo resoconto Sarcone racconta che il focolaio al reparto di Medicina sarebbe scoppiato lo scorso 15 febbraio «e subito il direttore dell’U.O. e il personale si sono prodigati per gestire la situazione che è apparsa gravissima e sono stati chiesti al direttore sanitario dell’ospedale i tamponi antigienici per uno screening del personale e dei pazienti non contagiati. Non sappiamo cosa sia avvenuto,- continua il sindacalista – ma dopo reiterate richieste di approvvigionamento tamponi ed invio di ulteriori richieste di elenchi di personale… i famosi tamponi non sono arrivati e sembra che inizialmente ci sia stato un diniego da parte dei dirigenti sanitari preposti a tale compito». I tamponi richiesti sono, poi, arrivati, ma con un giorno di ritardo e per l’intervento del commissario dell’Asp, Domenico Sperlì. I tamponi erano nella disponibilità dell’ospedale e non si capisce perché non siano stati dati al reparto di medicina per monitorare e circoscrivere il contagio. Senza l’intervento di Sperlì probabilmente non sarebbero stati dati nemmeno in ritardo. «Non vogliamo continuare, – conclude Sarcone – ma vi sembra normale che in piena pandemia si possa verificare tutto ciò, mettendo a rischio tutto il nosocomio? Altri pazienti e altri operatori? Non è costume della Fiasl aumentare lo stress che tutti stiamo vivendo, ma di fronte a tutto ciò è evidente che vi sia un problema grave di gestione che mette a rischio l’incolumità dei dipendenti e delle loro famiglie». La Fials ha, quindi, chiesto un incontro urgente per discutere della situazione verificatesi in ospedale e individuare il percorso per uscire dall’emergenza.

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