Le navi dei veleni e le ombre sulle scorie nel Mediterraneo: si riapre il caso del capitano De Grazia
Dopo oltre 30 anni, la Commissione Ecomafie avvia un nuovo filone d’inchiesta sulle “navi a perdere” e sulla misteriosa morte del capitano di fregata

ROMA C’è una verità sepolta nei fondali del Mediterraneo, quella sulle “navi a perdere”, i mercantili carichi di scorie tossiche e radioattive colati a picco tra gli anni Ottanta e Novanta, e sul destino di Natale De Grazia, il capitano di fregata che alla risoluzione di quel mistero era andato troppo vicino.
Oggi, quella cortina di fumo sembra destinata a diradarsi: Jacopo Morrone, presidente della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, ha annunciato ufficialmente l’avvio di un nuovo filone di approfondimento dedicato proprio alla morte del capitano e al fenomeno degli affondamenti sospetti.
La decisione rappresenta un punto di svolta atteso da anni. Secondo Stefano Vaccari, capogruppo del Pd in Commissione, si tratta di un passaggio «importante e doveroso» per fare luce su una delle pagine più oscure della storia ambientale italiana. L’obiettivo dichiarato è quello di incrociare il patrimonio documentale già acquisito con le nuove evidenze emerse negli ultimi anni.
L’ultimo viaggio e le ombre di quella notte
La cronaca ci riporta alla notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995. Natale De Grazia, motore instancabile del pool investigativo della Procura di Reggio Calabria coordinato da Francesco Neri, era in viaggio verso La Spezia. Non era un trasferimento di routine: De Grazia portava con sé competenze tecniche insostituibili per decriptare i documenti relativi alla motonave Rigel, affondata nel 1987 al largo di Capo Spartivento.

Quel viaggio, che doveva restare segreto, si interruppe bruscamente dopo una cena a Campagna, nel salernitano. Il capitano morì a soli 39 anni, ufficialmente per un improvviso malore cardiaco, lasciando orfane indagini che avrebbero potuto portare alla verità.
Le consulenze medico-legali dell’epoca parlarono di decesso improvviso. Tuttavia, nel 2013, una nuova perizia commissionata dal Parlamento ribaltò questo scenario, ipotizzando una «causa tossica». A rendere il quadro ancora più inquietante sono le fotografie del cadavere emerse tardivamente, che mostrano un volto tumefatto compatibile con un’ipotesi di sequestro e tortura.
Le navi dei veleni
Il nome di Natale De Grazia è indissolubilmente legato a quello delle “navi dei veleni”. Non si trattava di incidenti isolati, ma di un protocollo criminale: affondare carichi di morte per farli sparire per sempre. La Direzione Investigativa Antimafia stimò, tra il 1995 e il 2000, la scomparsa di oltre seicento imbarcazioni nei mari del mondo. Almeno 88 di queste giacerebbero nei nostri fondali, nomi come la Nicos 1, la Rosso o la Marco Polo, citate in numerosi esposti di Legambiente che già nel 1994 denunciava l’esistenza di discariche radioattive nell’Aspromonte alimentate proprio da questi traffici.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, accoglie con favore la riapertura del caso, sottolineando come la questione sia ormai approdata anche a Bruxelles. L’associazione ha infatti presentato sei proposte concrete al Parlamento Europeo, chiedendo il coinvolgimento di Europol e Interpol per tracciare i flussi di rifiuti che, dal cuore dell’Europa, arrivavano in Calabria per essere inabissati. Il nuovo incarico affidato alla senatrice Vincenza Rando come relatrice punta a garantire trasparenza e, soprattutto, la desecretazione di quegli atti ancora protetti dal vincolo della sicurezza nazionale.
L’ex procuratore Francesco Neri lo aveva detto chiaramente: «Se non fosse stato eliminato De Grazia, ci avrebbe portato sulla Rigel». (m.ripolo@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato