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«L’arsenale dell’Occidente nella guerra economica alla Russia»

Quella dell’Ucraina sarà, forse, la prima guerra che sarà combattuta dall’Occidente principalmente con armi economiche. Un’economia globalizzata costituirà da questo momento in poi un vincolo di c…

Pubblicato il: 27/02/2022 – 12:25
di Domenico Marino*
«L’arsenale dell’Occidente nella guerra economica alla Russia»

Quella dell’Ucraina sarà, forse, la prima guerra che sarà combattuta dall’Occidente principalmente con armi economiche. Un’economia globalizzata costituirà da questo momento in poi un vincolo di cui tenere conto nei rapporti internazionali in relazione all’effettivo impatto di alcuni tipi di sanzioni. Quella economica comincia ad essere, nel periodo delle guerre ibride, una arma molto potente e molto efficace.
Il finanziamento delle guerre è stato sempre un problema per gli stati. Già i tiranni dell’antica Grecia si dovevano industriare per finanziare il loro sforzo bellico, perché è stato sempre ben chiaro che i soldati combattono meglio se sono ben pagati.
Così alcuni prendevano a prestito dal tesoro del tempio, altri utilizzavano forme primordiali di svalutazione monetaria riducendo la percentuale di metallo prezioso nelle leghe che formavano le monete, comunque dopo ogni guerra della storia gli Stati si trovavano con l’economia in condizioni disastrose. Ne sanno qualcosa anche gli italiani che dopo l’inutile guerra in Etiopia, sia per le spese belliche, sia per le sanzioni videro precipitare l’economia in una profonda crisi che fu una delle cause del fallimento di tutte le campagne di guerra della Seconda guerra mondiale. In un mondo globalizzato, dove è la finanza che governa anche l’economia reale, questo viene molto accentuato.
L’economia russa non è mai stata florida. Per molti anni dopo la caduta del muro di Berlino ampie fasce della popolazione hanno sperimentato povertà ed indigenza, anche se pochi oligarchi miliardari, vicini al potere, hanno prosperato oltre ogni aspettativa. Non è certo una carenza di risorse naturali a danneggiare l’economia russa. Anzi, la Russia si è rialzata sfruttando l’enorme patrimonio di risorse del suo sottosuolo, ma ha diretto gran parte dei profitti in uno sforzo di riarmamento che ha disastrato i conti pubblici.
Anche la capacità bellica dell’esercito, al di là delle dimostrazioni di forza con armi avveniristiche, si sta dimostrando molto limitata. Si ha l’impressione che le armi avveniristiche, come i missili ipersonici, siano solo dei prototipi che possono essere mostrati a scopo dimostrativo, ma che non possono essere usati su larga scala perché la Russia non ha la capacità tecnologica per produrli in serie. Un po’ come successo con il vaccino Sputnik che, dopo essere stato il primo vaccino ad essere registrato e dopo esser stato offerto a molti paesi, la Russia, in realtà, non aveva la capacità tecnologica di produrre in grandi quantità con il risultato che la Russia oggi ha una delle percentuali di vaccinazione più basse fra i paesi avanzati e ha pagato questo con quasi 350.000 morti per covid. Fin quando si è trattato di operare in Siria contro l’Isis, avendo a fianco un governo amico, le cose sono state semplici. Affrontare l’invasione di uno stato grande quanto la Francia, abitato da 41 milioni di persone e con un esercito motivato non è semplice, soprattutto se la superiorità tecnologica può solo essere mostrata, ma non applicata sul campo perché gli arsenali hanno pochi pezzi delle armi moderne e il grosso dell’esercito è ancora costituito da mezzi vecchi ed obsoleti. La guerra si preannuncia, quindi, più lunga e più equilibrata di quanto previsto, le sanzioni occidentali colpiranno in maniera forte l’economia russa e, se verrà attuata la misura estrema dell’esclusione della Russia dal sistema Swift, in breve l’economia russa subirà una fase esplosiva dell’inflazione che potrebbe facilmente diventare un’iperinflazione che sarebbe esiziale non solo per la guerra, ma anche per la sopravvivenza stessa dell’attuale governo. Per capire cosa sia basta leggere i drammatici resoconti dell’iperinflazione che ha colpito la Repubblica di Weimar negli anni Venti del secolo scorso.
L’iperinflazione è l’arma più potente che oggi l’Occidente ha per contrastare l’invasione dell’Ucraina. Le sanzioni sulle operazioni di rifinanziamento e, in particolare, l’esclusione dallo Swift delle banche, sono l’innesco che può farla esplodere. L’economia, oggi, mette in condizione gli stati di combattere guerre incruente utilizzando le armi economiche e l’Occidente ha forse cominciato ad intravedere la potenza di questo nuovo “arsenale”.

*Professore di Politica Economica – Università Mediterranea di Reggio Calabria

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