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Autobomba di Limbadi, invocato l’ergastolo per i presunti esecutori dell’omicidio Vinci

Gli imputati sono accusati anche del tentato omicidio del padre del biologo rimasto ucciso nel 2018. Già condannati all’ergastolo i presunti mandanti

Pubblicato il: 01/03/2022 – 14:50
di Alessia Truzzolillo
Autobomba di Limbadi, invocato l’ergastolo per i presunti esecutori dell’omicidio Vinci

CATANZARO Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso ha invocato l’ergastolo nei confronti di due giovani accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio di Matteo Vinci, 42enne biologo di Limbadi ucciso con una autobomba piazzata sotto il sedile della Ford Fiesta che l’uomo stava guidando il 9 aprile 2018. I due imputati – Antonio Criniti, 32 anni, di Cinquefrondi, e Filippo De Marco, 42 anni di Vibo Valentia – sono accusati anche del tentato omicidio del padre di Matteo Vinci, Francesco, che si trovava in macchina col figlio e si è miracolosamente salvato dall’esplosione, pur riportando gravi ustioni.
Per gli altri imputati – accusati di altri delitti ovvero di coltivazione, trasporto e spaccio di stupefacenti tra i quali cocaina, hashish e marijuana – il pm ha chiesto 20 anni nei confronti di Vito Barbara 32 anni, di Serra San Bruno (condannato all’ergastolo il 14 dicembre scorso quale mandante dell’omicidio); 8 anni e 8 mesi nei confronti di Domenico Bertucci, 29 anni, di Serra San Bruno; 9 anni e 2 mesi nei confronti di Pantaleone Mancuso, 59 anni di Limbadi; 7 anni e 8 mesi nei confronti di Alessandro Mancuso, 24 anni, di Limbadi.
Il gup Matteo Ferrante ha rinviato l’udienza al prossimo 4 maggio per le discussioni del collegio difensivo composto dagli avvocati, Vincenzo Cicino, Giovanni Vecchio, Fabrizio Costarella, Giuseppe Orecchio, Francesco Schimio, Pamela Tassone, Luca Cianferoni, Domenico Rosso.

Gli ergastoli per i mandanti

Lo scorso 14 dicembre la Corte d’Assise di Catanzaro ha condannato all’ergastolo i mandanti dell’omicidio: Rosaria Mancuso e il genero Vito Barbara. Dieci anni sono stati comminati nei confronti di Domenico Di Grillo, 73 anni, marito di Rosaria Mancuso, accusato del tentato omicidio di Francesco Vinci avvenuto nel 2017 attraverso un brutale pestaggio che gli fracassò la mandibola e lo lasciò mezzo morto davanti alla sua proprietà in campagna, una terra sulla quale i Mancuso/Di Grillo, secondo l’accusa, avevano messo gli occhi e intendevano acquisire ad ogni costo. Tre anni e sei mesi di carcere è la pena inflitta a Lucia Di Grillo, 31 anni, figlia di Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso e moglie di Vito Barbara, che è accusata, insieme agli altri familiari, di lesioni personali nei confronti di Francesco Vinci e sua moglie Rosaria Scarpulla aggrediti e malmenati dagli imputati. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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