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l’intervista

I nodi della sanità cosentina. «L’assenza dell’ufficio legale e le strutture senza braccia»

L’analisi di Eugenio Corcioni, presidente dell’Ordine dei medici cosentini. «Blocchiamo il malaffare e utilizziamo gli ospedali dismessi»

Pubblicato il: 08/03/2022 – 7:10
di Fabio Benincasa
I nodi della sanità cosentina. «L’assenza dell’ufficio legale e le strutture senza braccia»

COSENZA A distanza di mesi dalla proposta dell’atto aziendale da parte del commissario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina, torna a far discutere un passaggio importante, legato all’ufficio legale. A sollevare dubbi e perplessità è il dottore Eugenio Corcioni, presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza. Ai microfoni del Corriere della Calabria, Corcioni sottolinea l’importanza del documento che riorganizza l’offerta sanitaria territoriale, ma segnala la «mancata presenza nell’atto, dell’ufficio legale». «Parlo da medico – dice Corcioni – e non penso che la sanità si faccia solo con i camici bianchi. Se non blocchiamo il malaffare non riusciremo a risollevare le sorti del settore sanitario calabrese e cosentino», sottolinea il presidente dei medici, che aggiunge: «forse gli amministratori non vedono di buon occhio l’ufficio legale interno, ma i cittadini devono sapere che senza questo istituto la sanità non funziona». «E’ fondamentale – continua Corcioni – che si lavori per ridurre il contenzioso e di conseguenza che aumentino anche le possibilità di vincere le cause».

La task force di La Regina

L’inchiesta Sistema Cosenza”(che si riferisce alle gestioni precedenti al commisario La Regina) ha provocato un terremoto nella sanità provinciale. Sui bilanci non approvati l’attuale commissario ha inteso lavorare coadiuvato dal sostegno di una task force «per capire realmente quale sia il reale debito dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza». Sui numeri, La Regina non si è mai sbilanciato, ma il commissario – nei mesi scorsi, ai nostri microfoni – aveva rassicurato tutti: «Ci stiamo concentrando sul calcolo del contenzioso e sui pignoramenti, è qui che si gioca la partita più importante». «Di fronte ad un debito così importante – conclude – è importante quantizzare e fornire tutte le informazioni utili prima di prendere qualsiasi decisione». Sulla questione era intervenuta anche la Corte dei Conti che un proprio anno fa segnalò «violazioni, irregolarità, criticità» di «dimensioni patologiche» in riferimento alla gestione contabile e finanziaria dell’Asp bruzia. Una pesante bocciatura della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, che, in una deliberazione adottata il 24 febbraio 2021, censurava pesantemente gli esercizi 2016 e 2017 (ma anche quelli successivi) dell’azienda cosentina.



«Senza braccia la sanità non riparte»

Oltre all’ingente contenzioso accumulato negli ultimi anni e alla indeterminatezza e parzialità dei dati comunicati con riferimento ai bilanci pregressi, Corcioni individua un altro male della sanità cosentina. In realtà, si tratta di un problema che affligge tutte le strutture sanitarie pubbliche calabresi: il numero ridotto di medici e personale sanitario. «Vedo troppi progetti mirati a spendere danari per opere fisicamente da realizzare – dice il Corcioni – ma abbiamo già tante strutture esistenti e dove servono non ci sono. Una città come Cosenza non è riuscita a dotarsi di un ospedale, l’Annunziata è inadeguato e non a norma, serve una nuova struttura e a poco servono le polemiche legate al sito sul quale farla sorgere». Il nuovo nosocomio, per il presidente dei medici cosentini deve essere innanzitutto «accessibile e facilmente raggiungibile». E sul futuro, nessun dubbio: «Ci sono una sfilza di strutture da aprire, utilizziamo gli ospedali dismessi e quelli mai aperti». Tuttavia, per far funzionare la macchina sono necessarie le «braccia e dunque occorre assumere e scegliere i migliori dirigenti per guidare queste strutture». Corcioni individua un altro problema: l’emigrazione, non solo dei pazienti, ma anche degli operatori sanitari. «Scelgono strutture che funzionano e non gli ospedali dove si ritroverebbero a coprire da soli alcuni turni, per molti si tratterebbe di arresti ospedalieri». «La politica – chiosa – è parecchio interessata agli investimenti strutturali e poco attenta alle competenze».

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