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le indagini

Il concorso “pilotato” a Reggio e il dialogo «imbarazzante» tra i commissari. «Ho capito che deve vincere, però…»

Nuove intercettazioni dallo scandalo all’università “Mediterranea”. Quando Zimbone diceva: «Pago lo stipendio a uno che dovrei licenziare». Per il gip è «il fallimento del sistema ministeriale»

Pubblicato il: 25/04/2022 – 16:03
Il concorso “pilotato” a Reggio e il dialogo «imbarazzante» tra i commissari. «Ho capito che deve vincere, però…»

REGGIO CALABRIA «Io sto commettendo un illecito, perché sto pagando lo stipendio a uno che dovevo licenziare, cosa che è stata stabilita dal Tar». Nella frase rivolta da Marcello Zimbone, rettore (ora sospeso) dell’università “Mediterranea”, alla sua segretaria c’è, secondo i magistrati della Procura di Reggio Calabria «la consapevolezza circa l’illiceità del mantenimento di Russo (Antonello, ndr) nell’ateneo in qualità di ricercatore». Quando il “magnifico” riassume i termini della questione, la storia del concorso da ricercatore che ha provocato il terremoto accademico ha raggiunto un nuovo step, quello della rinnovazione della procedura. E una nuova situazione di stallo, visto che uno dei membri della commissione, docente all’università di Catania, ha difficoltà a liberarsi per partecipare alla selezione. 

La «massiccia opera di condizionamento della commissione» e la “missione” di Zimbone a Messina

Così, il gruppo reggino comincia a muoversi per contattarla e snellire le procedure. Ci prova Laura Thermes, ex accademica ancora molto influente sullo Stretto (e non solo), che ottiene qualche rassicurazione. Ma in realtà si muovono tutti. E le manovre fanno dire all’accusa che è in corso «una massiccia opera di condizionamento della commissione di concorso di esame». Tra caffè riservati e telefonate, si arriva a dire che «l’esito della commissione penso che non è che sia in discussione… il problema è che devono scrivere le cose per bene» e che «tutto sembra sotto controllo». I magistrati reggini individuano, evidenziano che Zimbone avrebbe «approfittato di un’occasione istituzionale (inaugurazione dell’anno accademico a Messina), per chiedere l’intervento del rettore di Catania, in modo da poter esercitare una pressione indiretta» su uno dei commissari. Insomma, a Reggio le provano tutte per superare lo scoglio della selezione. E il commissario catanese, «che aveva dato un’iniziale impressione di maggior rigore (precisando che le cose dovevano essere fatte bene e che lei aveva esperienza in materia di regolarità delle procedure concorsuali)» viene definito una «mina vagante in mezzo ai cogl…» da cui c’è da aspettarsi «il peggio del peggio». In realtà quella durezza non pare trasparire da una delle intercettazioni, registrata durante l’esame dei titoli dei candidati (Russo e l’autrice dei ricorsi, Clara Stella Vicari Aversa). 


Operazione “Magnifica”


«Ho capito che deve vincere, però…»

Il guaio è che «le produzioni presentate da Russo non hanno un’effettiva consistenza». «Questa non è una pubblicazione, è una mezza paginetta – dice il commissario “temuto” – lui la presenta come pubblicazione… dico, ho capito che deve vincere lui, però almeno…». Per il gip si tratta di una conversazione che dà conto di come gli «interventi svolti» dai colleghi dell’università di Reggio Calabria «avessero sortito l’effetto sperato» e ammorbidito l’atteggiamento del commissario «mina vagante». La valutazione, in sostante, parrebbe pilotata (di nuovo) per favorire Russo. Uno dei modi? Valorizzare la citazione di un lavoro del ricercatore “gradito” all’ateneo da parte di un importante architetto e docente universitario italiano. Peccato che si tratti del marito di Laura Thermes, della quale Russo è allievo prediletto. Tutta la conversazione è, a parere del gip, «imbarazzante». Perché mostrerebbe tre commissari «alla costante ricerca di elementi, dettagli, per giustificare il giudizio di prevalenza di Russo su Vicari». Dal particolare al generale: «Questa indagine segna il fallimento del sistema di indicazione ministeriale dei componenti delle commissioni che persegue gli obiettivi di imparzialità e indipendenza dei lavori di valutazione comparativa/concorsuale. Vi sono dinamiche che danno conto di come i commissari, provenienti dal mondo accademico, siano facilmente condizionabili ovvero avvicinabili e pronte a piegarsi a determinate logiche e interessi di parte».

“Smorza, smorza”. L’intercettazione «disarmante» tra i tre commissari

L’ordinanza riporta uno stralcio della giornata di lavoro dei tre commissari chiamati a giudicare i titoli degli aspiranti ricercatori. Si tratta degli accademici siciliani Zaira Dato, Giuseppe Pellitteri e Andrea Sciascia, tutti indagati. Eccolo: 

Dato: scusami Giuseppe… Giuseppe e Andrea, scusatemi
Sciascia: sì, prego
Dato: sto leggendo il giudizio individuale di Giuseppe sulla signora
Sciascia:
Dato: sull’architetto, allora, poiché la commissione di prima rileva una… sì, impegno… ma una, come dire un deficit di capacità critica che le viene dall’aver svol… cioè di individuabilità della sua crescita scientifica dalla capacità critica sua… invece qui stiamo dicendo che è perfetta. allora poi come facciamo a dire che non è così?
Sciascia: togli qualche cosa, togli togli togli
Dato: proprio perché ho letto poco fa…
Pellitteri: smorzo
Sciascia: smorza questo ce l’eravamo posti
Pellitteri: sì, perché lo avevamo visto dopo questa cosa…
Dato: e esatto perché io poi me li sono
Pellitteri: eh esa…
Sciascia: smorza, smorza
Pellitteri: smorza abbondantemente, sì… anche perché rimaniamo diciamo…
Sciascia: (legge)… gli esaminati
Dato: poi gli diamo lo spunto dice… vedi se le prove dice, le guardavano meglio questi era…
Sciascia: sì sì
Pellitteri: e ci diamo la zappa sui piedi

Una valutazione in diretta del lavoro della commissione che il gip chiosa con una frase: «È a dir poco disarmante». (p.petrasso@corrierecal.it)

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