Un bossolo lontano dall’agguato, i colpi di pistola all’auto di Aquino: nuovi elementi per le indagini
Sull’omicidio del 57enne avvenuto a Schiavonea completati i sopralluoghi con l’ausilio della balistica. Ipotizzati “rifornimenti” della droga fuori piazza

CORIGLIANO ROSSANO Un bossolo ritrovato a 3-400 metri dal luogo del delitto, sul lato opposto dell’isolato. L’elemento starebbe inducendo gli investigatori a pensare che Pasquale Aquino sia stato freddato dal suo sicario a pochi metri dall’uscio di casa, ma con una sparatoria iniziata alcune centinaia di metri da dove l’uomo è poi spirato.
L’ipotesi farebbe presupporre che il killer, a bordo presumibilmente di una moto, abbia inseguito la sua vittima, colpito ripetutamente la sua auto (sulla quale sono stati rivenuti colpi di pistola), per poi esplodere altre pistolettate contro il 57 enne (quattro quelle che lo hanno colpito mortalmente), sceso nel frattempo dalla sua auto, forse, per trovare riparo. Sarebbe questo uno scenario di indagine su cui si starebbe lavorando.
Gli investigatori nella giornata di oggi hanno completato l’operazione di sopralluogo con l’ausilio della “balistica” che aiuterà a ricostruire l’intera dinamica, come e da dove sarebbero partiti la decina di colpi di pistola calibro 7.65 esplosi nella giornata di martedì scorso, intorno alle 19,30, nelle vicinanze di via Mediterraneo, a Schiavonea, dove risiedeva la vittima.
Gli inquirenti stanno battendo ogni pista possibile per risalire al movente, si ipotizza l’universo dello spaccio di droga di Corigliano Rossano, ed il mandante.
Tra le piste battute, quella secondo cui gli ambienti vicino ad Aquino si rifornissero di droga al di fuori della piazza di spaccio, forse nel Napoletano, quindi scavalcando le gerarchie locali.
Aquino, era rimasto implicato nei primi anni ’00 nell’operazione “Harem”, dalla quale ne era uscito assolto e poi nell’inchiesta “Karaburun” (qui la notizia), e nell’operazione “Portofino” (qui) insieme al figlio Vincenzo.
Le indagini condotte dagli uomini del tenente colonnello Raffaele Giovinazzo, comandante del reparto territoriale dei carabinieri di Corigliano Rossano, coordinate dalla procura di Castrovillari diretta da Alessandro D’Alessio, proseguono a ritmo serrato. Non si esclude che il fascicolo possa essere già stato trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia diretta da Nicola Gratteri.

Stasi: «L’escalation di violenza non fermerà la stragrande maggioranza di cittadini per bene»
«L’escalation di violenza che ha colpito la nostra città nelle ultime 24 ore non fermerà la stragrande maggioranza di cittadini per bene che ogni giorno concorrono alla crescita del tessuto cittadino. Il susseguirsi di incendi dolosi cui si vanno a sommare le intimidazioni dei mesi scorsi e l’episodio di sangue di martedì ieri sera ci spingono di nuovo a chiedere un intervento maggiore delle Istituzioni centrali su questo territorio». È quanto dichiara il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, all’indomani del fatto di sangue.
«Nei mesi scorsi ci sono state fitte interlocuzioni fra il sottoscritto, il vicesindaco Salimbeni e la Prefettura per quel che riguarda il potenziamento delle misure di controllo e vigilanza sul territorio. Allo stesso tempo – prosegue il primo cittadino –abbiamo già chiesto da tempo il potenziamento dei presidi di sicurezza e di ordine pubblico cittadini come si dovrebbe confare alla terza città della Calabria, sotto la cui giurisdizione si estende un territorio vastissimo da controllare. Confido nel buon lavoro delle forze dell’ordine che sicuramente sapranno affidare i colpevoli alla giustizia. Allo stesso tempo porgo un appello a tutte le forze sane della città e alla cittadinanza: abbiamo gli anticorpi per reagire a questa violenza, siamo una città nuova che vuole crescere su un terreno in cui non c’è spazio per il crimine e l’intimidazione. Società civile e Istituzioni – conclude Stasi – devono lavorare fianco a fianco per combattere ogni forma di violenza. (lu.la.)