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Le indagini

Tentato omicidio di Giorgio Benestare, la confessione: «Io c’ero»

Le dichiarazioni al pm di Geria accusato di aver attentato alla vita del boss: «È stato un incidente». Silenzio sull’autista del furgone

Pubblicato il: 09/05/2022 – 16:47
Tentato omicidio di Giorgio Benestare, la confessione: «Io c’ero»

REGGIO CALABRIA «L’investimento non è stato volontario, ma è avvenuto perché non lo abbiamo visto. Non era nostra intenzione ucciderlo e nemmeno investirlo». Uno dei due indagati per il tentato omicidio di Giorgio Benestare, detto “Franco”, ha ammesso di essere stato a bordo del furgone che il 26 maggio dell’anno scorso ha travolto il boss di Archi, ritenuto esponente di spicco della cosca De Stefano-Tegano. È quanto emerso dagli atti depositati dopo la conclusione delle indagini preliminari a carico di Emilio Molinetti e Marco Geria, entrambi di 32 anni, arrestati lo scorso luglio dalla Dda di Reggio Calabria.
Rispettivamente figlio e uomo di fiducia del boss Gino Molinetti, imputato nel processo “Epicentro”, Emilio Molinetti e Marco Geria sono accusati di tentato omicidio, ricettazione e danneggiamento a mezzo incendio aggravati dall’agevolazione mafiosa.
Poche settimane dopo l’arresto, Geria ha confessato di aver «rubato, un paio di mesi prima, il furgone» con cui hanno investito il boss Benestare. «Lo avevo abbandonato in una piazzetta nei pressi del lotto 9 di Archi Cep, lasciando le chiavi attaccate al cruscotto».
Stando alla versione di Geria, il giorno in cui è stato investito Benestare, avrebbe ripreso il furgone per trasportare un motorino che aveva intenzione di rubare: «Con una persona che non intendo nominare – ha affermato rispondendo alle domande del pubblico ministero Stefano Musolino abbiamo prelevato il furgone, iniziando a fare alcuni giri, funzionali a rubare il motorino, cercando il momento giusto per rubarlo. Ci siamo, però, intimoriti dopo avere visto una macchina scura con quattro persone che ci avevano osservato intensamente. Perciò, siamo entrati nel quartiere di Archi per nascondere il furgone nella piazzetta che vi era alla fine della strada lungo la quale abbiamo investito Benestare. L’investimento non è stato volontario, ma è avvenuto perché non lo abbiamo visto. Non era nostra intenzione ucciderlo e nemmeno investirlo».
«Ho saputo della identità della persona investita solo tre giorni dopo il fatto – ha aggiunto Geria nell’interrogatorio avvenuto nel carcere di Vibo Valentia il 25 agosto -. Io non lo conosco neanche a questo signore, non so chi è, se voi me lo portate qua davanti neanche lo riconosco. A prima botta mi pareva che era un vecchietto… Spero che la persona che guidava il furgone e che non intendo nominare, decida di raccontare la verità dei fatti». L’indagato, infatti, non ha voluto confermare l’identità del soggetto che guidava il mezzo. Al pm ha detto: «io non vi posso dire se era Molinetti o non era Molinetti… per giusto, doveva venire questa persona a dichiarare queste cose… sto venendo io perché giustamente ho paura della mia famiglia, c’è mia moglie che è fuori. Se gli fanno del male alla mia famiglia che faccio io? Mi impicco in cella? Faccio prima».

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