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Operazione “Transilvania”

«Mi mancano i soldi per le medicine»: così la truffatrice gli ha portato via 20mila euro. Nella rete della banda che raggirava gli anziani

Le vittime della banda, con al vertice due coniugi, erano «tutte sapientemente scelte in base a peculiari tratti caratteriali»

Pubblicato il: 21/05/2022 – 6:00
di Mariateresa Ripolo
«Mi mancano i soldi per le medicine»: così la truffatrice gli ha portato via 20mila euro. Nella rete della banda che raggirava gli anziani

REGGIO CALABRIA «Perché ti comporti male, perché cosi, perché cosi…se io ti dico il mio cuore e se ti di…dico le problemi e se ti dico che c’è bisogno di passare le visite, non ti dico menzogne, non ti prendo per culo, non ti prendo per “fundelli”, ti lo dico la verità perché mi appartieni, sei mio marito eh…voi che mi aiuti tu no…non mi può aiutare nessuno, non c’è nessun entrata da nessuna parte sono qua dal letto, sono malata, so…c’ho problemi non mi posso muovere di andare in nessun “truna parte ma cum” (come, ndr) tu mi vuoi vedere morta proprio?». 
«…pe…per…però…però…però hai…però ci vogliono i soldi e questo soldi io non ce li ho, assolutamente!».
«Vedi che cosa puoi fare amore mandameli per posso passare lunedì la visita, se non passo la…la visita vado di problemi e di guai bru…brutti». Fingeva di essere gravemente malata e di avere bisogno di soldi per curarsi. In altri casi il denaro serviva per curare altre persone o per pagare i viaggi dalla Romania all’Italia. La vittima del raggiro è un ottantenne che ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri dopo aver consegnato alla donna di origini rumene, Maria Lacatus – raggiunta insieme ad altre 12 persone da un’ordinanza di custodia cautelare (complessivamente sono 59 gli indagati) nell’ambito dell’operazione “Transilvania” della Procura di Locri – una somma di circa 20 mila euro. Di conversazioni di questo tenore, gli investigatori che hanno sgominato la banda di truffatori che operava tra Italia, Romania, Germania e Olanda, ne hanno ascoltate a decine. Un vero e proprio sistema messo a punto da un’organizzazione criminale dotata di una struttura piramidale composta da soggetti di nazionalità rumena, avente un vertice in Romania e base operativa nel Reggino. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre agli accertamenti finanziari, hanno consentito agli investigatori di ricostruire, partendo dalla denuncia di un singolo soggetto, i ruoli ricoperti dagli indagati e il modus operandi utilizzato con almeno 15 vittime accertate, anche se –  hanno sottolineato gli inquirenti – le persone raggirate potrebbero essere molte di più. 

La vittima e il dramma della solitudine 

Le vittime della banda, con al vertice due coniugi, erano «tutte sapientemente scelte in base a peculiari tratti caratteriali», «soggetti – scrivono gli inquirenti – particolarmente deboli e fragili – in ragione dell’età, di accertate deficienze psichiche, di un profondo senso di solitudine o, più semplicemente, per via di una mera infatuazione sentimentale – allo scopo di ingannarli ed estorcere loro (dietro la falsa promessa di una vita insieme) ingenti somme di denaro, molte delle quali, successivamente, venivano trasferite ad altri connazionali residenti in Romania». «Anziano, vedovo e profondamente pervaso da un senso di solitudine che neppure i figli erano in grado di attenuare, mostrandosi egli fortemente desideroso di avere, più dell’appoggio dei familiari, una compagnia femminile con la quale trascorrere il resto della vita». Viene così descritto dagli inquirenti l’anziano che per primo ha deciso di denunciare la truffa ai suoi danni. Dalle indagini emergerebbe un «quadro oltremodo desolante», che avrebbe portato l’uomo ad essere «sempre più isolato dai propri familiari e completamente assoggettato al volere della comitiva rumena». Nei confronti della Lecatus, l’anziano «nutriva un morboso sentimento di affetto». «Del resto, – sottolineano gli inquirenti – l’assoluta fragilità dell’uomo si evince con maggiore evidenza nel momento in cui, una volta interrotto il rapporto con la principale indagata, cedeva nuovamente e con estrema facilità agli inganni di altra adescatrice». 

Soldi per viaggi e finte malattie

«Mi ha fregato a me 20.000 euro come … come soldi contanti più … più quanto ho speso per fare viaggi qua, viaggi la», dice l’uomo nel corso di una conversazione con un’altra donna. L’anziano cercava in ogni modo di soddisfare le richieste di denaro che gli venivano fatte e quando ne era completamente sprovvisto «si riprometteva anche di chiederlo in prestito a qualche amico». «Devo stare a … altri 6/7 giorni almeno, 8 giorni, quanto sono per prendere soldi al … e allora io…ah…de…è capace che non riesco a mettere neanche un po’ di benzina o…o…qualche panino durante la strada perché ho…ho…ho cacciato tanti soldi e…e allora co … come … come faccio a … non sono in condizioni di poterlo fare», spiega l’anziano alla Lacatus, che tuttavia «alle prime difficoltà rappresentate dall’uomo, non perdeva occasione di rimproverarlo con toni aspri esortandolo in maniera categorica a fare qualsiasi cosa pur di inviarle il denaro». «Sono tua moglie», diceva la donna all’anziano per cercare di convincerlo, «Non c’ho medicine mi mancano le medicine! Te ne freghi tu!». Per gli investigatori, dalle conversazioni criptate appaiono «i modi subdoli dell’indagata la quale — pur di convincere la propria vittima — gli prospettava gravi patologie, giungendo persino ad accusarlo di volerla vedere morta nel caso in cui non avesse contribuito alle spese». L’uomo, secondo quanto raccontato agli inquirenti, avrebbe subito da parte della donna e della sorella (anche lei indagata) il furto della carta bancoposta – della quale conoscevano il relativo codice pin – e avrebbero prelevato a sua insaputa la somma di 1500 euro. Un episodio che spinse l’ottantenne a denunciarne il furto. «Mi hai promesso che mi fai una ricarica», si legge addirittura in una conversazione in cui un’altra donna tenta di estorcere all’anziano una ricarica telefonica. (redazione@corrierecal.it)

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