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«Il centrodestra che vogliamo»

Il dibattito politico in corso guarda ovviamente all’appuntamento elettorale del 2023, crocevia per i partiti politici, dopo il governo delle larghe intese. Il centrodestra è oggi maggioranza virt…

Pubblicato il: 22/05/2022 – 11:43
di Simona Loizzo*
«Il centrodestra che vogliamo»

Il dibattito politico in corso guarda ovviamente all’appuntamento elettorale del 2023, crocevia per i partiti politici, dopo il governo delle larghe intese. Il centrodestra è oggi maggioranza virtuale nel Paese, anche se i sondaggi non rappresentano mai la realtà concreta. Non entrando nel merito delle scelte che faranno i singoli partiti c’è da capire quale possa essere la capacità della coalizione di attrarre ulteriormente i voti dei cittadini indecisi, ponendosi come interlocuzione seria nella dimensione internazionale. La guerra in corso impone una rivisitazione della politica estera le cui implicazioni interne appaiono evidenti. Se è vero ed è giusto che bisogna rinnovare la nostra adesione a un’Europa forte è altrettanto vero che ciò si costruisce iniziando ad avere una visione di mediazione che difenda la pace come primo costrutto ma che abbia in mente di guardare alle conseguenze interne. Una politica estera chiara non prescinde dalla tradizione liberale ma sa guardare agli equilibri geopolitici con senso pratico. Altro nodo fondamentale è cogliere le opportunità del Pnrr in chiave di riequilibrio strutturale tra nord e sud. Un nuovo meridionalismo è possibile proprio in chiave alternativa al vecchio modello assistenziale E all’interno di quesito contenitore, è importante stabilire i contenuti di un progetto infrastrutturale e di ricerca che sappia cogliere la possibilità di valorizzare il sapere che esiste e vive nel nostro mezzogiorno.
Sono sfide che presuppongono la presenza di una tesi politica e culturale nuova, sul cui terreno confrontarsi.
Che tipo di Stato vogliamo? Quale organizzazione costituzionale?
Essere pronti a raccogliere i bisogni della popolazione significa saper lasciare una traccia nelle esperienze di governo. Riteniamo che sia giusto rendere partecipata la discussione e coinvolgere i territori con la loro ricchezza e le loro vocazioni. Costruire un’alleanza di governo richiede anche un interessamento della base per rendere viva la proposta politica.
C’è una sintesi necessaria tra le idee dei partiti che deve essere svolta partendo sempre e soltanto dal dibattito e dal vissuto delle singole formazioni, senza mai mettere in dubbio la forza della coalizione. Noi pensiamo che si debbano rendere visibili le testimonianze degli enti locali e delle regioni. Racchiudere in una nuova comunità le esperienze civiche e renderle usufruibili sul piano strettamente politico. C’è il tempo per proporre agli italiani una visione delle cose che non disperda quanto di buono è stato fatto negli anni. Senza presunzioni ma anche senza alcuna timidezza, concependo il percorso di un’economia sociale di mercato che è alla base del nostro pensiero comune

*Capogruppo Lega Consiglio Regionale

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