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l’intervista

Marracash al Roccella Summer Festival: «Il tour è liberatorio»

Il rapper al Corriere della Calabria. «Ho fatto tre settimane di prove super intense, sarà una cosa mai vista»

Pubblicato il: 21/06/2022 – 7:00
di Fabio Benincasa
Marracash al Roccella Summer Festival: «Il tour è liberatorio»

COSENZA Manca sempre meno al tour outdoor e indoor tra i più attesi degli ultimi tre anni e di certo senza precedenti per il rapper italiano Marracash. Che giovedì 11 agosto 2022 salirà sul palco del Roccella Summer Festival a Roccella Jonica per la dodicesima tappa di “Persone Tour”.

Il Tour e i riconoscimenti

“Persone Tour”, organizzato da Friends & Partners, conta 17 appuntamenti nei palasport italiani: sei nei forum già annunciati a Milano (4 sono sold out) e 3 live al Palazzo dello Sport di Roma, e ancora un grande concerto nella maestosa Arena di Verona e 14 date outdoor nelle più grandi rassegne estive. Il ritorno live di Marracash è ormai alle porte e sono già 11 gli appuntamenti sold out (Info biglietti su www.friendsandpartners.it.). Nel frattempo, Marracash continua a realizzare nuovi progetti e, questa volta, si affaccia anche al mondo dell’arte. Martedì 24 maggio, l’artista ha pubblicato un nuovo video, “Dubbi”, partendo dal brano estratto dal suo ultimo album certificato triplo platino “Noi, Loro, Gli altri”. Per l’occasione, per un’intera giornata, a Milano, è stato possibile vedere il videoclip animato realizzato da Tarik Berber e visitare la mostra (a cura di Collezione Ramo) che presentava una selezione dei 2500 disegni, ossia il fulcro della video animazione.

NOI, LORO, GLI ALTRI_cover
“Noi, Loro, Gli altri”

Questi lavori testimoniano il momento in cui l’idea entra nella realtà, l’intuizione di Berber mentre si sincronizza con il ritmo della canzone, ispirata dalle parole. Il risultato fa eco all’affermazione di Marracash: «Da anni mi batto per nobilitare l’intrattenimento, per far capire che è intento artistico». Ha pochi pari la lista di riconoscimenti ottenuti da Marracash con gli ultimi due album, che non smettono di collezionare certificazioni e piantonare le posizioni più alte di tutte le classifiche. L’artista continua a confermarsi non solo come il King del Rap, ma anche come uno dei più influenti dell’intera scena musicale italiana discografica e live. “Persona” (Island/Universal Music), uscito nel 2019 e dichiarato disco più venduto del 2020, ha conquistato a oggi ben cinque dischi di platino e oltre 1 miliardo di stream. Enorme successo anche per l’ultimo progetto discografico, “Noi, Loro, Gli altri” (Island/Universal Music), uscito a novembre 2021 e che vanta il triplo disco di platino e oltre 450 milioni di stream. Anche in questo caso non poche sono le certificazioni ottenute a oggi dai brani contenuti nell’album (dati diffusi da FIMI/GfK Italia): doppio platino per “Crazy Love” e “Love” feat. Guè, disco di platino per “Nemesi” feat. Blanco, mentre “Loro”, “Pagliaccio”, “Io”, “Cosplayer”, “Dubbi”, “Laurea ad honorem” feat. Calcutta e “Noi” hanno ottenuto il disco d’oro.

Il successo di “Persona” e “Noi, loro, gli altri”

Marracash commenta al Corriere della Calabria, il successo di alcuni suoi progetti musicali. «Non mi aspettavo questa risposta, il disco è più ambizioso di “Persona”, dove la componente testuale era messa più in risalto e quindi non me lo aspettavo anche se non era quello lo scopo. Avevo già avuto un successo commerciale gigantesco con “Persona”, volevo aggiungere delle cose da dire e ho fatto una sorta di appendice forte del successo precedente. Devo dire che è stato ancora maggiore l’eco del disco: è sembrato veramente che per due settimane si fermasse un po’ tutto. Questa volta il disco è arrivato anche ad altre forme d’arte: mi hanno scritto registi, attori, come Valerio Mastrandrea, i fratelli D’Innocenzo».

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Marracash foto di Andrea Bianchera

«È stato un disco molto difficile da scrivere – continua – emotivamente provante. Doloroso perché per scrivere certe cose devi scavare dentro di te e non sempre quello che trovi è piacevole, anzi quasi mai. È come aver dischiuso il vaso di Pandora e, nel farlo, ho dovuto fare i conti con dei lati di me stesso che poi ho rilevato pubblicamente». «Io avevo già fatto una mia pandemia prima di “Persona”. “Persona” è figlio di una mia pandemia personale nata da varie vicissitudini. Un momento di crisi personale che mi ha portato a fare quel disco. “Noi, Loro, Gli altri” invece, è un seguito. Quello che è successo è che la gente ha vissuto quello che ho vissuto io prima. Questa reclusione in casa che ti spinge a fare i conti con il proprio io. Questi due anni ti hanno messo spalle al muro: hai dovuto affrontare delle cose che prima non avresti affrontato. Il fatto di stare a casa, con tua moglie, con i tuoi figli, ti ha portato a farci i conti. Io parlavo di terapia, sanità mentale, che poi sono diventati i problemi di tutti», chiosa il rapper.

Il rap, oggi

«Io credo che l’hip hop in generale, non parlo solo dell’Italia, stia affrontando una rivoluzione – dice Marracash – non trovo che sia più così rivoluzionario mettersi una collana d’oro al collo, una cosa che negli anni ‘90 lo era. Vedere un afroamericano che dal nulla, da un ghetto, diventava qualcuno era qualcosa. Questo tipo di narrazione è stata over sfruttata: si è sentita in tutta le salse. Secondo me il passo successivo era portare qualcosa di nuovo. Non ti nascondo che faccio fatica anche io ad ascoltare dei dischi hip hop che sono uguali da tanto tempo».

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Marracash foto di Andrea Bianchera

«L’hip hop italiano – aggiunge – ha dovuto affrontare un lungo percorso di accettazione, di obbiettiva esclusione dai canali principali. Tanti ragazzi di oggi dicono “gang” e parole simili: non li condanno perché per loro l’hip hop è un’estetica. Così come lo è il rock. Molti rocker blasonati hanno solo un’estetica. Oramai se tu fai il rap devi dire “gang” anche se non hai niente a che vedere con il bando, né con le case popolari, né con le gang. Sono parole che esteticamente sono nel manuale del rap»

Il tour

«L’idea alla base dello spettacolo che porterò in tour è la stessa: cercare di elevare questo genere anche dal punto di vista della performance. Spesso le performance hip hop sono un po’ disgraziate», confessa Marracash. «È stagnante vedere un rapper solo sul palco con l’autotune e le steccate. Il tour sarà un’altra cosa. C’è una band, c’è un tentativo di elevare questa cosa e di farla andare avanti. Sono molto contento. Ho fatto tre settimane di prove super intense e secondo me sarà una cosa mai vista. Ci saranno dei gran visual che completeranno il tutto e un grande palco: cosa inedita per un artista hip hop italiano». Insieme a Marracash ci saranno: Jacopo Volpe (Dir. Artistico e batteria), Alessandro Marz (producer-sequenze), Eugenio Cattini (chitarra), Roberto Dragonetti (basso), Claudio Guarcello (tastiere). “Sono maledetto da Dio?”, «Sì, l’ho pensato», sostiene il rapper. «Il tour è liberatorio ma faccio ancora fatica a rendermene conto. Il tour è come quando ti nasce un figlio. Finché non suono, non me ne rendo conto. Mi manca tantissimo vedere l’effetto delle canzoni, delle emozioni, sulle persone. Sono stato un po’ privato di questa cosa».

La scaletta

«Io sono il filo conduttore tra i pezzi. Così come convivono nell’album, conviveranno nel tour. Andrò a “mood”, ho già una scaletta: una partenza più dura e dei vari momenti che cambiano il suono. Ho dei momenti più pop solo con il deejay. Ci sono diversi segmenti», confessa Marracash.

Il valore dell’autenticità

Qual è il valore più importante per Marracash? «L’autenticità in un momento in cui c’è molto cosplay. Oggi va di moda vestirsi da rocker e assumerne l’estetica. Non è una cosa che condanno perché è generazionale però trovo che si perda l’identità collettiva. Ci si ritrova tutti dentro un mischione che poi non fa più capire chi è chi. A me fa un po’ paura vedere dei ventenni che non sono ribelli: è un po’ spaventoso per me».

Il video di “Dubbi”

Come nasce il video di “Dubbi”? «L’idea è venuta fuori a fine novembre quando è uscito l’album, è stato tutto abbastanza casuale, mi sono imbattuto nell’arte di Tarik da un’amica. Lui aveva fatto già lavori di animazioni e ho subito pensato a “Dubbi”, che non è neanche un pezzo di cui uno fa un videoclip, lontano dalle logiche, ma appena ho visto questa roba ho pensato “sarebbe bello fare qualcosa che non insegue nulla, non cerca numeri ma che abbia un senso artistico prima che di intrattenimento, come diceva prima Irina. Sono stato folgorato dai suoi lavori, ci siamo incontrati e gli ho lasciato carta bianca». «Abbiamo parlato inizialmente – aggiunge – ho capito che eravamo simili come persone, ho visto in lui una persona che voleva esprimersi, che usava questa sua arte per comunicare e mi ha convinto da subito. il merito è tutto suo. Tre mesi dopo ho visto il lavoro ed era pronto, non c’è stato intervento da parte mia per veicolare il tutto, ho avuto molta fiducia e mi piaceva che il video fosse puramente artistico e non avesse velleità di diventare un prodotto accattivante anche perché il pezzo stesso è lontano da forma canzone, con un unico ritornello alla fine, un testo lungo e complesso. Già aveva l’attitudine di canzone pura e ho lasciato che fosse la stessa cosa con il video».

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