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La riflessione

«Il randagismo a Lamezia è un segno di vera inciviltà»

Il randagismo a Lamezia e in Calabria da emergenza si è gradualmente  trasformato in un problema cronico, che ha raggiunto livelli drammatici, come lo dimostra la presenza di diverse strutture che…

Pubblicato il: 26/06/2022 – 7:21
di Giusy Raffaele
«Il randagismo a Lamezia è un segno di vera inciviltà»

Il randagismo a Lamezia e in Calabria da emergenza si è gradualmente  trasformato in un problema cronico, che ha raggiunto livelli drammatici, come lo dimostra la presenza di diverse strutture che ospitano più di 2.000 cani e i tantissimi cani di pastori che vagano incustoditi tra le strade o cani da caccia abbandonati dai loro padroni perchè “non all’altezza” del loro compito. Passeggiare per le strade della città in compagnia del proprio animale domestico ed essere inseguiti da randagi che, grazie alla complicità dei nostri amministratori, agiscono da proprietari delle strade non è un’esperienza piacevole. A nulla è servito il triste incidente accaduto la scorsa estate nella pineta di Monte Fiorino in provincia di Catanzaro in cui ha perso la vita una giovane ragazza di Soverato, sbranata da un branco di cani randagi lasciati vagare da un pastore di Satriano.
All’episodio tragico non è seguita alcuna mobilitazione da parte dei cittadini, nessuna forma di indignazione, ma un banalissimo chiacchiericchio di strada che a nulla serve per dimostrare l’indignazione che avrebbe dovuto scaturire da un evento al limite del surreale. Il monito del sindaco a rispettare le norme sulla «prevenzione del randagismo, decoro ed igiene urbana, corretta detenzione degli animali» da parte di una comunità di “intelletto” si avvicina di molto alla stucchevole ed inutile predica del buon padre di famiglia. Indubbiamente il contributo dei proprietari degli animali è fuori discussione per il decoro della città, ma mettere insieme il tema della prevenzione del randagismo con la corretta detenzione degli animali di proprietà equivale a confondere le acque e non dare la giusta priorità alla problematica del randagismo, che va affrontata e risolta in modo secco, deciso, senza nascondersi dietro il solito clichè istituzionale della mancanza di fondi. E se è vero che al primo cittadino interessa l’igiene urbana e la salute della città non può trascurare i problemi di contaminazione ambientale legati alla presenza di cani vaganti, randagi e inselvachiti che può avvenire attraverso le deiezioni, diffusioni di pulci ed altri parassiti, dispersione di immondizie, produzione di odori e rumori sgradevoli.
Secondo uno studio realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, le deiezioni sono il problema più eclatante sotto il profilo sanitario, per la possibile trasmissione all’uomo di varie forme infettanti, tra cui le zoonosi parassitarie (ad esempio la Larva migrans cutanea, rischiosa per i bambini che giocano in luoghi frequentati dai cani come i parchi pubblici) e zoonosi di tipo batterico (salmonellosi e tubercolosi).
Altro dato indicativo dell’indifferenza delle istituzioni nei confronti di tale problematica riguarda la mancata comunicazione dei dati sul numero esatto degli animali entrati tra il 2018 e il 2020 nei canili sanitari e nei canili rifugio, oltre ai diversi rifugi non convenzionati e non autorizzati e i tanti stalli casalinghi. A questo si aggiungono le continue segnalazioni su episodi di aggresione a singoli cittadini in diversi punti della città e, di recente, ad operatori sanitari dell’ospedale di Lamezia Terme aggrediti mentre cercavano di recuperare le loro macchine nel parcheggio adiacente al nosocomio. Come può una comunità definita dal caro sindaco “di intelletto” (inteso come capacità d’intendere e di ragionare) continuare a tollerare un atteggiamento di  persistente  indifferenza da parte degli organi competenti?

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