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Legami “pericolosi”, foto in cabina elettorale, i verbali di Mancuso. Morra solleva il “caso Capistrano”

In un lungo post l’analisi del presidente della Commissione parlamentare antimafia. Le parole del collaboratore sugli “amici” del clan

Pubblicato il: 29/06/2022 – 18:58
Legami “pericolosi”, foto in cabina elettorale, i verbali di Mancuso. Morra solleva il “caso Capistrano”

LAMEZIA TERME L’analisi del presidente della Commissione parlamentare antimafia, il senatore Nicola Morra, è dura e richiama l’intervento della Prefettura di Vibo. Il politico punta il dito, senza troppi giri di parole, sull’amministrazione del Comune di Capistano, in provincia di Vibo Valentia, e sul suo primo cittadino, il sindaco Marco Martino che è stato rieletto lo scorso 12 giugno. Ma non solo. Vengono tirati in ballo anche ex consiglieri comunali e altri politici del piccolo centro e i loro legami con la famiglia Mancuso, come testimoniato anche dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso.

La foto in cabina elettorale mandata a Solano

Morra sottolinea come il nome del sindaco figuri «nel capo di imputazione mosso all’attuale Presidente della Provincia di Vibo, Salvatore Solano, sotto processo anche per il reato di estorsione elettorale nell’ambito dell’operazione Petrol Mafie (detta anche “Rinascita Scott 2”) della Dda di Catanzaro diretta da Gratteri. In tale capo di imputazione si legge che il cugino di Salvatore Solano – tale Giuseppe D’Amico (attualmente in carcere per mafia, estorsione e narcotraffico) – informava il futuro presidente della Provincia di «essersi accaparrato per le elezioni provinciali del 2018 anche il sostegno elettorale del sindaco di Capistrano Marco Martino. D’Amico reiteratamente raccomandava al cugino di mantenere un atteggiamento di discrezione ed aveva chiesto la prova fotografica del voto espresso. Prova fotografica che Solano aveva ricevuto anche da Marco Martino, sindaco di Capistrano (Solano: “Capistrano ci ha votato…Marco mi ha mandato la foto…il sindaco”)».
Il senatore specifica che «Il sindaco Marco Martino – che a differenza di Solano non risulta indagato – avrebbe quindi violato la segretezza del voto inviando una foto del suo sostegno a Solano in occasione delle Provinciali del 2018, e questo attesta lo stato di sudditanza in cui venga esercitato il cosiddetto diritto di voto in tanti territori del paese!!!».
Ma i dati raccolti da Morra, per i quali questi richiede l’intervento della Prefettura, non si esauriscono qui e la sua disamina è lunga e articolata.

La testimonianza di Emanuele Mancuso e il ruolo di Tucci

«In data 7 aprile 2021, nel corso del maxiprocesso Rinascita Scott, il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso (primo e sinora unico collaboratore in seno all’omonimo potentissimo clan della ‘ndrangheta di Limbadi e Nicotera) ha dichiarato in udienza che nel corso di una perquisizione a casa di Giuseppe Navarra di Rombiolo (fra i principali imputati del maxiprocesso) i carabinieri hanno trovato presente pure «il consigliere Claudio Tucci insieme a Salvatore Chimirri, pure lui di Capistrano. In tale occasione è saltato fuori un chilo di hashish, 300 grammi di marijuana, mentre in una botola erano nascosti 800 grammi di cocaina”. Claudio Tucci è stato consigliere comunale di Capistrano nel 2017 in una lista a sostegno del sindaco vincente Marco Martino».
Le dichiarazioni di Mancuso si arricchiscono di particolari nel processo Imponimento, dove sono stati acquisiti i suoi verbali. Li riassume Morra nel suo lungo post.
«Il 3 giugno scorso il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha invece acquisito agli atti del maxiprocesso “Imponimento” contro il clan Anello di Filadelfia e altri clan del Vibonese, del Catanzarese e del Lametino – con il consenso della Dda di Catanzaro e delle difese degli imputati – le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso il 27 febbraio 2020 al pm Antonio De Bernardo. In tale verbale Mancuso ha testualmente dichiarato di aver conosciuto tale “Tucci che opera nel settore del legname e vive sulla montagna di Capistrano. Era legato alla mia famiglia Mancuso e mi rispettava molto. Il nipote di questi, legato al gruppo di Daniele Cortese, si è candidato al Consiglio comunale di Capistrano nell’ultima competizione elettorale, se non erro nella lista dell’attuale sindaco e Cortese ed il suo gruppo hanno raccolto voti in suo favore. Sia il vecchio che l’attuale sindaco – ha dichiarato sempre Mancuso nel verbale del 2020 – mi portano molto rispetto. L’attuale sindaco di Capistrano è molto amico di Daniele Cortese oltre che mio amico, tant’è che all’epoca mi aveva chiesto se lo aiutavo a raccogliere un po’ di voti anche perché la famiglia Chimirri è molto numerosa e sapeva della mia influenza sui ragazzi di Capistrano”». Chimirri è la famiglia della ex compagna di Mancuso, Nensy Vera Chimirri originaria di Capistrano.

Il rosario dei nomi e i legami

E qui torna la figura di Marco Martino. Morra snocciola un lungo rosario di nomi, cariche e parentele: «Il sindaco di Capistrano nel febbraio 2020 era proprio Marco Martino, eletto nel 2017 e rieletto per la seconda volta il 12 giugno scorso. Daniele Cortese, con precedenti per droga, è attualmente in carcere per narcotraffico ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con Emanuele Mancuso, nell’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Anteo”. Il padre di Daniele Cortese è stato invece rieletto consigliere comunale di Capistrano il 12 giugno scorso. Si chiama Bruno Cortese e si trova attualmente sotto processo nell’operazione Imponimento per il reato di traffico di influenze illecite con l’aggravante mafiosa. Nensy Chimirri di Capistrano è invece la compagna da cui Emanuele Mancuso ha avuto una bambina. La donna è stata condannata il 5 marzo 2021 a 4 anni di carcere per intralcio alla giustizia e violenza privata al fine di costringere il compagno Emanuele Mancuso ad interrompere la collaborazione con la giustizia. Il 25 marzo scorso è stata rinviata a giudizio per narcotraffico nella stessa operazione “Anteo” in cui sono coinvolti pure Daniele Cortese ed Emanuele Mancuso. Carlo Chimirri – padre di Nensy Chimirri – nel 2017 è stato arrestato per una piantagione di marijuana. Vito Pirruccio, assessore nella precedente giunta guidata dal sindaco di Capistrano Marco Martino, il 12 giugno scorso è stato rieletto e confermato dal sindaco assessore, nonché promosso quale suo vicesindaco. Vito Pirruccio è cugino in primo grado di Nensy Chimirri, nonché nipote di Carlo Chimirri. Dal 18 dicembre 2021 Vito Pirruccio è anche consigliere provinciale di Vibo Valentia con la lista di Forza Italia». Morra richiama anche una post su Facebook nel quale «il sindaco Marco Martino – oltre a procurare in Comune un certificato richiesto dalla Chimirri – in data 25 giugno 2018 fa gli auguri alla stessa Nensy Chimirri ed al compagno Emanuele Mancuso per la nascita della loro bambina. “Volevo fare tantissimi auguri a mamma e papà, ho saputo solo ora la bellissima notizia. In bocca al lupo per tutto”».

«Che intenzioni ha la Prefettura sul Comune di Capistrano?»

Infine l’appello di Nicola Morra alla Prefettura: «Alla luce di tutto ciò, la Prefettura di Vibo ed il prefetto Roberta Lulli che intenzioni hanno con il Comune di Capistrano? È normale avere un sindaco che intrattiene rapporti con la Chimirri e manda gli auguri ad Emanuele Mancuso per la nascita della bambina quando lo stesso Mancuso nel giugno 2018 era detenuto in carcere e non ancora collaboratore di giustizia? È normale avere un vicesindaco – tale Vito Pirruccio – primo cugino di una persona condannata in un’inchiesta antimafia (la Chimirri) e con lo zio (padre della Chimirri) arrestato nel 2017 per aver messo su una maxi piantagione di marijuana? Vito Pirruccio è anche consigliere provinciale. È normale avere in Consiglio comunale a Capistrano un consigliere – Bruno Cortese – sotto processo nell’operazione Imponimento ed il figlio Daniele Cortese (che Emanuele Mancuso indica come suo sodale) in carcere per estorsione e droga? La Prefettura di Vibo è a conoscenza delle dichiarazioni del collaboratore Emanuele Mancuso sul sindaco di Capistrano depositate nel processo Imponimento? Al di là degli accertamenti penali che spettano ai Tribunali, di certo è compito delle Prefetture assicurare che gli enti locali (Comune e Province) conservino sempre all’esterno il proprio prestigio e la loro immagine non sia svilita da rapporti e collegamenti dei loro rappresentanti politici con indagati in operazioni antimafia. O no?». (ale. tru.)

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